Lettera di Marco Martinelli sulla costituente ecologista

Questa è la lettera di Marco Martinelli ( Teatro delle Albe – Ravenna Teatro ) ci scrive come contributo al dibattito sulla Costituente Ecologista.

Ti scrivo perchè idealmente mi sento vicino a voi, allo spirito col quale state cercando di ri-fare i Verdi in Italia. Insieme a te e a tanti altri amici, animati dalla stessa passione, negli anni ’80 abbiamo fatto nascere il movimento ecologista in Italia, attraverso le lotte al nucleare e lo slancio delle università verdi: spero che quello slancio non sia andato perso nella miseria politica, permettimi di dirlo, espressa poi dai rappresentanti dei Verdi nei decenni seguenti.

Quello slancio lo credo ancora intatto, quello slancio che ci muoveva allora e ci muove oggi, perchè la scommessa della salvezza del pianeta e di questa povera umanità non è un argomento tra tra gli altri, è sempre LA scommessa centrale del nostro tempo, è L’ESSERE O NON ESSERE che sta al cuore di ogni nostra scelta.

Nel dirti questa mia vicinanza, concedimi di sottolineare due questioni che mi stanno particolarmente a cuore, e che non prese in considerazione pregiudicherebbero a mio avviso ogni strada nuova che si intenda tracciare.

La prima è relativa al pensare l’ecologia come a una dimensione culturale profonda: pensare cioè a quella “ecologia della mente” che in Gregory Bateson e in tanti altri pensatori, antichi e contemporanei, trova le sue colonne portanti. Non andremo da nessuna parte, se non sapremo convertire le basi profonde del nostro modo di pensare, e se non troveremo gli strumenti per comunicare questa profondità alle nuove generazioni.

Se i Verdi hanno fallito in Italia, questo è avvenuto anche, non solo ma anche, per mancanza di spessore culturale, per mediocrità di stazza e di pensiero: o no? Sono quindi le dinamiche dell’immaginario collettivo che vanno messe al centro della nostra riflessione, liberate dalla dittatura della pubblicità e di certa televisione.

Se il nuovo movimento non saprà essere presente anche sulle questioni legate all’arte, alla filosofia, alle relazioni con l’altro (che sia lo straniero o la persona che vive sotto il tuo stesso tetto), alla cultura in tutti i suoi ambiti: teatro, cinema, musica, letteratura, arti visive eccetera, se il nuovo movimento non saprà allargare il suo sguardo, il nuovo movimento non andrà da nessuna parte. Solo così saprà dialogare con le nuove generazioni, con i nuovi linguaggi che le esprimono.

La seconda questione esula di più dal mio campo d’azione, ma è una sensazione che ti voglio comunicare. Non perdere la propria identità è un elemento di forza, guardiamo ai Verdi in Germania e in altri paesi europei: ma questo non può significare chiudersi a riccio in battaglie poco significative, arroccarsi in una falsa purezza.

Il puntare sulla genuinità della propria fisionomia deve al contrario metterci in grado di dialogare con tutte quelle forze che in Italia cercano, non dico la rivoluzione, ma una strada per rendere vivibile e autentica la vita civile nel nostro paese. Piero Gobetti diceva negli anni ’20 che il fascismo era “l’autobiografia della nazione”, profezia che è tornata a suonare attuale in modo sinistro negli ultimi anni, dando alla parola “fascismo” un significato più ampio, di dominio delle coscienze e svuotamento delle istituzioni democratiche: bene, noi dovremo saper combattere insieme a tanti altri per arrivare a smentire Gobetti, per arrivare finalmente a trasformare la biografia di questa nazione.

Ti abbraccio e auguro a tutti buon lavoro

Marco Martinelli

Teatro delle Albe – Ravenna Teatro

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