DOPO IL VOTO – 3

DOPO IL VOTO

Per il dibattito sul “post voto”,

riceviamo e qui pubblichiamo gli interventi di Marco Sassi e di Guido Tampieri.

È di oggi che la notizia che la Spagna, più povera e più in crisi di lavoro, ci ha raggiunto (10 anni fa l’Italia era il 10% più ricca) e superato in termini di PIL. Direi che dal 2009 in poi ci hanno mentito, per almeno 8-9 anni, dando tutta la colpa alla crisi internazionale. Secondo le rilevazioni la Spagna sarà il 7% più ricca dell’Italia nei prossimi cinque anni; dieci anni fa l’Italia era il 10% più ricca.

Siamo stati governati male.

Sotto il profilo del PIL come sotto il profilo dei principali indici di sviluppo. E siamo stati disinformati. Proprio male informati.
È di pochi giorni fa la pubblicazione del Weworld Index, con dati indipendenti – OMS, Unesco, World Bank, UNDP, Unicef, ILO, OECD, World Economic Forum e tanti altri – che retrocede l’Italia degli ultimi 3 anni di ben 9 posizioni, dal 18° al 27° posto, superata anche da Bulgaria, Argentina e Polonia, su parametri quali Ambiente, Abitazioni, Sicurezza e protezione, Accesso all’informazione, Genere, Bambini e Adolescenti, Salute, Educazione, Capitale umano e diversi altri. Senza più alibi.
C’è ancora un megalomane in giro, che dopo aver dimezzato il consenso al suo partito in pochi anni, dopo averlo ridotto all’irrilevanza, dopo averci imbrogliato con le sue mentine, sfiancato con la sua tronfiaggine, sfinito con la sua boria, svuotato con le sue donne voraci di gloria (la Pinotti) e dispensatrici di assegni ai generali, infine illuso con le sue bugie di ritiro, ora è ancora lì che detta la linea, che si comporta da “quasi vincitore” circondato da fedeli quanto antipatiche marionette che vanno a chiedergli cosa dire ai microfoni dei media e da una pletora di pavidi che vigliaccamente non hanno il coraggio di dargli la smamma, anche se molti in cuor loro lo vorrebbero.

Voglio condensare il mio pensiero su questa fase di post voto senza accordi per un governo.
Il PD sta giocando a poker, con un bluff che è pericoloso. Vogliono posizionarsi all’opposizione, per aspettare il cadavere dei loro nemici, sperarne il fallimento. Ma se il cadavere, per tante ragioni, non dovesse passare mai, si meritano l’estinzione; e noi con loro.
Il PD ha pochi giorni ancora per scrollarsi di dosso il responsabile del fallimento di cui sopra, silenziarlo, come dovrebbe fare ogni movimento, politico o sociale o di altro genere, che si è affidato a un leader che ne ha causato il crollo, con evidenti responsabilità personali.
Mi rivolgo al PD e ai suoi eletti: avete pochi giorni ancora per fare un bagno di umiltà; non interessa a nessuno che i vostri programmi elettorali non coincidano con quelli degli altri. Non andrete a realizzare tutti i vostri programmi, ma a difendere la sopravvivenza delle poche cose buone che avete fatto in passato.
Perché se ve ne state sulla riva del fiume, gli altri, chiunque essi siano, avranno tutto il diritto, persino il dovere, di deviare completamente, di assumere priorità completamente diverse, di stracciare completamente tutto ciò che avete fatto, anche di salvabile.
Se a voi interessa più il vostro “destino”, di ipotetici salvatori della patria nel caso di fallimento altrui, piuttosto che non quello di giocatori in difesa della porta mentre altri giocheranno in attacco con i favori dello stadio, bene allora continuate nel bluff, ma occhio!, a poker si può anche perdere, se gli avversari si mettono d’accordo sul vostro bluff.
Fra 5 giorni è la Liberazione; liberateci dal peso di poche persone, che stanno mettendo ad alto rischio alcune trincee facilmente sfondabili solo per potersi vantare degli eventuali soccorsi. Nella guerra di liberazione c’erano forze molto più diverse tra loro, adesso mettete da parte l’orgoglio ferito e date la vostra disponibilità a presidiare, anche senza tante medaglie, i valori e i bisogni di coloro che pensate di rappresentare e che non vi hanno dato mandato di farci assistere ai falò di Salvini.
Marco Sassi

 

IL NEGOZIO DI FRUTTA E VERDURA

Cortigiani, vil razza dannata.

(Rigoletto)

Se Dio c’è deve volere un gran bene al PD.
Poggia sulla benevolenza celeste la speranza di restituire ispirazione e criterio a una forza riformista nata per guidare la democrazia italiana verso il futuro, che ha finito per dissipare il prestigio che ne legittimava l’ambizione.
Altro non c’è .
Fossimo giudicati per i nostri peccati, un Signore meno indulgente ci avrebbe già perduti.
Invece ci concede un’ultima possibilità di ravvederci, prima di condannarci alla definitiva irrilevanza.
Lo fa offrendoci l’occasione di stare all’opposizione e il più prezioso dei beni necessari per rigenerarci: il tempo.
Ce ne vorrà un po’.
Io non so se è giusto che un partito aspiri a tornare al governo all’indomani di un tracollo elettorale, se sia più responsabile escludersi o proporsi, con qualcuno o con tutti, in salute e in malattia , in ossequio a principi generali che poi tali non sono.
Credo di sapere, però, che a questo PD confuso, con questi dirigenti, questo scollamento sociale, questa crisi di partecipazione, un periodo di sana opposizione, se saprà darle un senso, farà bene.
Da troppo tempo non osserva il mondo dalla parte delle radici, si è assuefatto al potere, non diffida più della sua formidabile forza seduttiva.
I suoi rappresentanti vogliono certo il bene dell’Italia, ma ricercano anche il proprio, a volte troppo.
È per questo, più che per le idee, che si azzuffano, che i vecchi non vogliono lasciare e i nuovi, dopo tante ipocrite ostentazioni di disinteresse, sono tuttavia lì, avvinti come l’edera.
Della politica che non è una professione, degli incarichi pubblici che sono solo una parentesi della vita, dei se perdo lascio, non parla più nessuno.
Ma si ricordano tutti.
L’on. Richetti, a quarant’anni, fra Regione e Stato, è già alla terza legislatura.
Anche senza vitalizio, non è male, specie se non hai referenze di governo, nemmeno in una Asl.
Ora si candida alla segreteria del PD.
L’on. Serracchiani, che conquistò le nostre simpatie invocando un ricambio, è già passata dalla segreteria nazionale, dal Parlamento Europeo e dalla presidenza del Friuli.
Ora è deputata.
Sembra si candidi anche lei alla guida del partito.
Parliamo di Debora Serracchiani, non di Tina Anselmi.
Di Matteo Richetti, non di Prodi.
Poi hai voglia di criticare Di Maio.
E la brama di potere dei grillini.
Che c’è, è grande, trasuda dalle interviste che, ora, si compiacciono di concedere.
La predica é giusta ma è il pulpito che traballa.
Bisognerà ripararlo, qualcuno, forse, dovrebbe scendere.
Specie ora che, come recita un motto francese, “il y a plus de saints que de niches”, ci sono più santi che nicchie.
In questa amara pagina della storia del PD, uno dei pochi che ha scritto parole degne, per onestà intellettuale, misura, disinteresse, è Gianni Cuperlo.
Mi spiace non averlo votato.
Oggi lo farei.
Un gruppo dirigente dimezzato, nei consensi elettorali e nella considerazione dei suoi sostenitori, si contorce impotente nelle spire delle proprie contraddizioni.
Mentre quel che resta della base di un tempo assiste passiva, quasi temesse che ogni piccolo movimento, foss’anche il soffio di una sollecitazione, possa pregiudicare l’equilibrio immobile che trattiene il PD dallo sgretolamento.
“La gente pensa che siamo paralizzati” lamenta, nel chiuso di circoli semideserti, dopo l’ennesimo rinvio di una riflessione che sarebbe dovuta iniziare nel dicembre di due anni fa.
L’unico appuntamento programmato è quello della Leopolda.
Nessuno prende una iniziativa, nessuno apre le porte per fare entrare aria fresca.
Neppure quei giovani non ancora irretiti dai giochi delle appartenenze, che pure vorrebbero   far correre un pensiero di sinistra libero da lacci vecchi e nuovi nei grandi spazi aperti.
Questo partito non riesce più a discutere.
Prima ha smesso di farlo perché lo riteneva un intralcio sulla strada del governo.
Poi ha disimparato a farlo.
Adesso ha paura di ricominciare a farlo.
Perché teme le conseguenze.
Chi per calcolo, chi per sudditanza, chi, paradossalmente, per amore.
Fraintendendo drammaticamente il momento.
Che reclama il coraggio in luogo del calcolo, la ricerca in luogo della conservazione, il confronto in luogo del tatticismo, la libertà, l’onestà, la generosità al posto del conformismo, dell’ipocrisia, del risentimento.
Coltivato magari verso un popolo intero “che non ha capito quanto siamo bravi”.
E che dovrà per forza ricredersi.
Non funziona così.
Seduto sulla sponda dell’Arno, questo gruppo dirigente vedrà forse passare le spoglie usurate dei grillini ma non tornare la fiducia nel PD.
La stessa acqua transita una sola volta sotto lo stesso ponte.
Così è anche la fiducia.
Quando la deludi, raramente torna sui suoi passi.
Lo sapeva anche mia mamma.
Che aveva un negozietto di frutta e verdura.
Se vendi per buona merce che non lo è il cliente si rivolge altrove, e se anche lì, dopo un po’, si accorge che il prodotto è avariato, la delusione non gli restituirà la fiducia nel vecchio fruttivendolo.
Penserà solo che tutti i commercianti siano inaffidabili.
Che è ciò che la gente pensa dei partiti che ha già sperimentato.
Per questo non va a votare.
Se si vuole che torni a farlo, bisogna indurla a superare la diffidenza, cambiare qualcosa, la gestione magari, forse il prodotto.
Nel PD volti e parole sono sempre gli stessi.
Il titolare è lo stesso.
E in tv va ancora Carbone, quello del ciaone.
Fino a quando abuserete della nostra pazienza? chiedeva Cicerone.
Non avete il diritto di sacrificare le nostre speranze alle vostre ambizioni.
Quando sarete stanchi di contarvi e vorrete provare a dare un senso più autentico al vostro sentirvi di sinistra nel terzo millennio, non sforzatevi di cercare formule nuove.
Rileggete le pagine di Furore scritte da Steinbeck durante la crisi del ‘29: “…comunque qualcosa si può fare, per trovare una soluzione, per risolvere il problema, per scoprire cos’è che non va, e se c’è un modo per mettere d’accordo gli uomini. Perché non deve essere una cosa impossibile, mamma, ci deve essere una soluzione…uno non ha un’anima per sé solo ma un pezzetto di una grande anima, che è la grande anima di tutta l’umanità…. io sarò dovunque sia un uomo, dovunque ci sia un uomo che soffre e combatte per la vita io sarò là, dovunque ci sia un uomo che lavora per i suoi figli io sarò là, ovunque il genere umano si sforzi di elevarsi, in questa comune aspirazione di continuo miglioramento. E dove una famiglia mangerà la frutta di un nuovo frutteto o andrà a occupare una casa nuova, là mi troverà”.
Non c’è altro da dire.
Guido Tampieri

 

 

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