Analisi del voto a Europa Verde

nelle elezioni europee 2019

in Emilia Romagna ed in Italia

e qualche proposta sul che fare

di Paolo Galletti

Potrebbe sembrare inopportuno, di fronte ad imminenti elezioni regionali in Emilia Romagna e dopo la nascita del nuovo governo giallo rosso, analizzare il voto ad Europa Verde alle elezioni europee.

In realtà cercare di capire cosa è successo alle elezioni europee può aiutare nelle scelte difficili che abbiamo davanti.

Per decidere liberi dai luoghi comuni che abitano quasi tutti i media e che spesso sono molto distanti dalla realtà.

Un solo esempio: i Verdi sono spesso messi nel mucchio dei cosiddetti “radical chic” dai loro avversari. In realtà una dettagliata analisi degli oltre ventimila simpatizzanti che nel 2018 hanno devoluto il due per  mille alla Federazione dei Verdi, (nel 2019 sono diventati quarantamila) dimostra che il reddito medio di chi indica i Verdi per il due per mille è inferiore a quello di chi lo devolve al PD o a Possibile ed analogo a quello di chi sceglie Lega e poco più alto di chi sceglie Rifondazione Comunista. Quindi minoranza sì, magari acculturata, ma non ricca, anzi popolare.

1 – Lassù qualcuno ci ama

Prima di analizzare il risultato di Europa Verde è necessario capire come si è giunti alla proposta elettorale di Europa Verde.

Sia da parte della dirigenza dei Verdi Europei che da parte dei dirigenti verdi italiani si sono spesi molti mesi per tentare un accordo elettorale con varie forze di sinistra, radicali e civiche per una lista unica alle europee. I dissensi su questa posizione si sono espressi soprattutto in Emilia Romagna nella mozione dell’assemblea regionale. Si sono persi mesi preziosi per cercare accordi con Pizzarotti, che poi ha abbandonato la compagnia a ridosso della presentazione delle liste, con Cappato che poi ha perso il congresso di Più Europa ed infine con Possibile che ha fatto l’accordo salvo poi, con le false accuse di Civati, gettare fango sui Verdi durante la campagna elettorale.

Partendo per tempo con una proposta verde chiara, aperta a chi voleva fare i Verdi e non altro, avremmo avuto quasi sicuramente più consensi.

Una serie di fortunate circostanze ha fatto sì che si presentasse un bel simbolo chiaramente verde ed univoco.

La scarsa esposizione ai media non ha dato spazio più di tanto alle negative polemiche di Civati, ed alla fine è uscito un risultato più che dignitoso: un 2,32 per cento a livello nazionale.

Poco meno di Più Europa, sbandierata sui media e molto più della Sinistra di Leu, presente in Parlamento, che non supera il due per cento.

Oltre 620.000 voti in termini assoluti, un bel viatico per ricostruire un soggetto politico verde anche in Italia.

(Anche se occorre ricordare il milione di voti che i Verdi ricevevano ai tempi del Centrosinistra.)

Il ricatto del voto utile con questi elettori non ha funzionato. A dimostrazione che sono elettori meno politicizzati e o elettori che vogliono un cambiamento. Il peso dei Verdi in Europa ha fatto da traino.

Uno spazio per i Verdi esiste e dopo il risultato le adesioni ai Verdi sono cresciute.

Forse un poco di autocritica da parte della dirigenza europea e nazionale che ha perso tempo prezioso inseguendo ipotesi non praticabili sarebbe utile per evitare errori simili in futuro.

I fenomeni mediatici sono per definizione effimeri e spesso miraggi. Una buona politica deve tenerne conto ma non arrendersi ad essi. Un poco più di fiducia nella proposta verde e nella sua capacità attrattiva sarebbe servita anche per avere un risultato più significativo.

2 – Il voto ad Europa Verde

nel Nord-Est ed in Emilia Romagna.

Nel Nord-Est, Europa Verde ottiene il 3,15%, 182.347 voti;

in Alto Adige l’8,68%

in Trentino il 4,13%

in Friuli il 2,97%

in Emilia Romagna il 2,93%

in Veneto il 2,74%

In Emilia Romagna 66.002 voti (più del 10% dei voti di Europa Verde a livello italiano)

in provincia di Bologna il 3,66%

in provincia di Rimini il 2,95%

in provincia di Modena il 2,95$

in provincia di Reggio il 2,88%

in provincia di Parma il 2,88%

in provincia di Ravenna il 2,61%

in provincia di Forlì il 2,54%

in provincia di Ferrara il 2,42%

in provincia di Piacenza il 2,05%;

nelle città,

Bologna 4,56% (8.423 voti)

S. Lazzaro 4,26%

Budrio 3,94%

Casalecchio 3,81%

Monte San Pietro 3,92%

Zola Predosa 3,29%

Modena 3,69%

Carpi 3,51%

Parma 3,73%

Rimini 3,36%

Cattolica 3,34%

Reggio 3,34%

Ferrara 3,24%

Ravenna 2,79%

Lugo 2,86%

Forlì 2,78%

Cesena 2,87%

Piacenza 2,73%.

Confrontando il voto europeo con quello delle elezioni amministrative che si svolgevano lo stesso giorno possiamo notare che escludendo il caso di Lugo (dove i Verdi si presentavano con la loro lista alleata del Centrosinistra contribuendo alla vittoria al primo turno) che vede alle amministrative il 2,88% rispetto al 2,86% delle europee, in tutti gli altri casi le liste dei Verdi alle comunali (alleate con il Centrosinistra) vedono flessioni significative nel voto alle amministrative;

Carpi 2,43% rispetto al 3,51% delle europee;

Modena 3,00% rispetto al 3,69%;

Reggio (Immagina Reggio con una lista verde aperta ad altre realtà di centrosinistra) 3,04% rispetto al 3,34%;

Forlì (Forlì Solidale e Verde, Verdi e Socialisti) 2,69% rispetto al 2,78%.

A Casalecchio una lista animalista alle comunali, sostenuta anche da alcuni Verdi ottiene un punto in meno rispetto ad Europa Verde, 2,81% contro 3,84%.

Evidentemente una parte di elettori verdi non gradisce le alleanze, e fare liste composite non aumenta i voti, anzi.

Altro elemento di analisi:

il voto alto in città dove siamo assenti, vedi Ferrara, una domanda di verde che deve trovare risposte.

L’adesione ai Verdi di persone di queste realtà lascia ben sperare.

Il voto nelle città del Nord-Est

Bolzano 9,24%

Trento 4,85%

Bologna 4,56%

Trieste 4,31%

Venezia 3,95%

3 – Le preferenze nel Nord-Est

Nessuna novità per quanto riguarda il sud tirolese Lantschner con 11.506 preferenze.

Nulla da eccepire sulla qualità del candidato, fondatore di casa clima.

Ma da sempre il Sud Tirolo, Alto Adige, si comporta come un maso chiuso, con una tradizione di preferenze molto diffuse a fronte di una quantità di voti esigua in termini assoluti rispetto a regioni più grandi. Anche in altre liste il candidato sud tirolese batte il capolista (vedi Pizzarotti). Un tema di parassitismo politico da affrontare con decisione in futuro.

La novità è rappresentata dalla capolista Silvia Zamboni con 9.705 preferenze che stacca la terza arrivata, la sudtirolese Kienel con 4.917, e Angelo Bonelli con 4.091.

Nelle poche settimane di campagna elettorale che non ha potuto nemmeno toccare tutte le province del nord est e nei pochissimi interventi televisivi Silvia Zamboni si è imposta per meticolosa preparazione e per efficacia comunicativa con uno stile di gentilezza verde e di fermezza nelle idee e nelle proposte.

La dimostrazione che serve una comunicazione fondata su contenuti ed esperienza. Nessun superficiale nuovismo, ma profondità della cultura verde.

4 – Nord-Ovest 2,43%

Lombardia 2,46%

Milano 3,13%

Piemonte 2,31%

Torino 2,76%

Liguria 2,47%

Genova 2,84%

5 – Centro 2,14%

Toscana 2,50%

Firenze 3,82%

Marche 2,25%

Ancona 3,59%

Umbria 1,75%

Perugia 2,65%

Lazio 1,91%

Roma 2,22%

6 – Sud 1,68%

Abruzzo 1,57%

Pescara 2,38%

Puglia 1,99%

Bari 2,22%

Taranto 6,01%

Basilicata 2,37%

Potenza 3,04%

Matera 3,23%

Campania 1,50%

Napoli 2,20%

Calabria 1,52%

Reggio Calabria 2,28%

Crotone 5,58%

7 – Isole 1,27%

Sicilia 1,17%

Palermo 2,25%

Catania 1,44%

Siracusa 1,57

Sardegna 1,60%

Cagliari 2,11%

Sassari 1.74%

8 – Deboli al Centro ed al Sud

(con lodevoli eccezioni)

Emerge dai dati una debolezza della proposta verde al centro ed al sud.

Sotto Firenze ed Ancona solo Potenza e Matera in una Basilicata che supera la media nazionale, ovviamente TARANTO con 6,01% e Crotone con il 5,58%, superano il tre per cento.

Tutte le altre grandi città sono sotto il tre per cento.

Regioni come Lazio e Campania sotto il due per cento.

Città come Roma e Napoli poco sopra il due per cento.

L’onda verde ha lanciato qualche spruzzo oltre le Alpi, nord est soprattutto, e qualcosa ha passato anche l’appennino tosco emiliano romagnolo, ma non oltre.

Sarebbe interessante capire il perché: motivi di cultura politica, forse una diversità di insediamenti della green economy, forte nel nord est più che in altre zone, forse diffusione di associazioni…

Ma si impone una riflessione sul modo di essere dei Verdi anche in Regioni come la Campania che vedono eletti nelle istituzioni ed un numero significativo di iscritti ai Verdi. Evidentemente non basta per essere attrattivi di voti. Risulta addirittura controproducente se non si interpreta il ruolo di Verdi in modo adeguato.

E forse il modo di fare politica non è adeguato.

9 – Estero 9,74%

In un contesto informativo diverso da quello nazionale i risultati sono assai diversi.

Eppure sono sempre italiani quelli che votano.

Forse qualcuno delle migliaia di giovani laureati che ogni anno lasciano l’Italia per far fruttare i loro talenti in altri paesi che li sanno valorizzare.

10 – Che fare?

Identità e apertura: le due cose sono complementari; se c’è una identità consolidata ci sarà apertura e capacità di includere chi si avvicina per costruire insieme i Verdi.

Il progetto Europa Verde può affermarsi se riesce ad aggregare non spezzoni di ceto politico in cerca di collocazione, bensì espressioni della società, della cultura, della scienza, dell’economia verde, che oggi non sono rappresentate nella politica.

La bussola per la rappresentanza negli organismi non può che essere il peso elettorale, i voti ricevuti nelle varie regioni. Criteri spartitori in base a sigle o a supposte notorietà renderebbero da subito non credibile il progetto. Da scoraggiare invece cercatori di ruoli e scopritori dell’acqua calda che si avvicinano appena si aprono possibilità di essere eletti da qualche parte .

Anche la tentazione di comporre mosaici con pezzi di ceto politico dovrebbe essere abbandonata.

Scorciatoie politiciste non ci hanno portato fortuna.

Servono alcuni strumenti.

Una scuola di eco-politica per chi vuol cimentarsi nel fare i Verdi diventa oggi una necessità.

Non si può dare per scontata una cultura ecologista che oggi si presenta spezzettata, in brandelli non sempre componibili con un bricolage fai da te, magari in sintonia con le mode effimere del momento.

Un comitato scientifico ampio ed articolato che aiuti nel fare le scelte programmatiche.

Un funzionamento democratico e federale senza cedere a tentazioni fintamente democratiche ma in realtà plebiscitarie.

Una autonomia nella comunicazione sapendo usare tutti i mezzi ma senza nessuna sudditanza ad ogni “sentiment” dell’attimo fuggente. Della moda cangiante.

Non dobbiamo seguire la moda ma creare una nuova moda.

Dobbiamo aiutare a costruire un nuovo senso comune ecologista, spesso andando controcorrente, se la corrente porta nell’abisso.

Orientare la corrente.

Rappresentare il mondo dell’economia verde in tutte le sue sfumature, un mondo oggi sotto-rappresentato nella politica, è un compito possibile.

Evitare ogni tentazione liberista. I verdi da sempre mettono insieme questione ecologica e questione sociale. Non sono una associazione ambientalista.

Lo stato sociale, se pur aggiornato, e la riduzione delle disuguaglianze sono alla base della politica verde che non si affida al solo mercato ed agli spiriti animali del capitalismo.

Rimanendo una forza politica rigorosamente laica dobbiamo aprire una interlocuzione con coloro che vogliono mettere in pratica l’enciclica Laudato si‘ o gli insegnamenti del Dalai Lama sulla custodia di Madre Terra o i precetti di altre fedi per un impegno ecologista.

In un momento storico in cui si usano le religioni come “instrumentum regni”, come succedaneo di identità perdute e distrutte dalla globalizzazione, occorre favorire il dialogo inter-religioso che può aiutare l’umanità a raggiungere quella necessaria coscienza di specie per affrontare insieme, in modo efficace l’emergenza climatica e quella sociale.

L’obiettivo dei Verdi è la transizione ecologica, non eleggere qualcuno nelle istituzioni.

Avere degli eletti è utile e necessario per fare politiche ecologiste.

Se non si fanno politiche ecologiste avere eletti risulta addirittura controproducente.

Un radicamento territoriale, una formazione politica solida, una crescita ordinata sono gli obiettivi del progetto Europa Verde per rispondere alle istanze ecologiste della società e per offrire uno strumento efficace di azione politica alle tante persone che decidono di assumersi la responsabilità del bene comune.

11 – FRIDAY FOR FUTURE

come essere radicali e pragmatici insieme.

Greta è riuscita a ottenere quello che consessi di autorevoli scienziati non erano riusciti:

imporre il tema emergenza climatica.

E lo ha fatto con argomenti assai radicali e terrorizzanti se pur fondati su dati scientifici inoppugnabili.

Di fronte a lei i Verdi italiani, accusati a torto di fondamentalismo, appaiono assai moderati e governisti.

Motivo questo di riflessione. E di cambio di rotta.

La generazione dei sedicenni si è svegliata e, per la prima volta dopo le battaglie antinucleari, si va in piazza per l’emergenza climatica.

Un movimento radicale nell’impostazione e pragmatico nella interlocuzione con i decisori politici ed economici (vedi Greta a Davos).

Con la pericolosa ingenuità di essere “oltre” la politica. E quindi strumentalizzabile dai camaleonti di turno.

Ma i sedicenni diventeranno diciottenni e avranno la possibilità di votare.

Di fronte ad una proposta verde, radicale e pragmatica, forse si impegneranno non solo nel voto ma nella costruzione difficile e paziente di un soggetto politico.

Intanto apriamo scuole di politica verde.

Qualcuno di loro parteciperà.

Un libro di testo, UN MANUALE, già abbiamo contribuito a pubblicarlo anche in italiano: DRAWDOWN, come uscire dall’emergenza climatica.

12 – Una formazione verde, ancella del pd,

Cinque Stelle partito ambientalista:

due notizie false

L’ecologismo è tornato di moda, basta guardare la pubblicità. Anche in politica si sprecano parole come Verde, sostenibile, green new deal. Economia circolare, green economy… il sottotitolo della, festa nazionale del PD era: per un’Italia verde, giusta, competitiva.

Quindi si apre una competizione all’ultimo sangue .

Chi è davvero verde? Questo ci obbliga ad essere migliori, a studiare, a fare proposte radicali e realistiche insieme.

Comun denominatore del greenwashing è la faciloneria.

Si può mettere insieme l’attuale modello produttivo e l’attuale stile di vita con la conversione ecologica.

Sarebbe bello vero? Peccato che non sia possibile.

Occorrono cambiamenti radicali necessari, magari dolorosi, per risolvere davvero l’emergenza climatica e tutto il resto. Dobbiamo renderli desiderabili ma non sarà facile.

Il PD lavora ad un soggetto verde o rosso verde satellite, magari con resti di ceto politico della sinistra eternamente in cerca di identità. I Cinque stelle dopo la perdita di credibilità con il governo rosso nero ora si atteggiano a salvatori della patria e qualche cosa dovranno pur fare.

Ma sono tentativi di imitazione. L’originale, il marchio, è quello dei Verdi.

Se usano le nostre parole è perché non possono farne a meno di fronte ad una diversa consapevolezza che si sta diffondendo.

Se sapranno crescere, mantenendo la loro reputazione, i Verdi saranno la vera risposta.

Intanto si avvii una campagna per piantare milioni di alberi.

Occasione per farci conoscere, ovunque.


2 commenti

sauro · 23 Settembre 2019 alle 11:11 am

ottima analisi. Ringrazio Paolo con cui ho condiviso in questi mesi opinioni e riflessioni. Mi auguro adesso che molti vogliano commentare questo lavoro davvero importante. Aggiungerei solo un aspetto, giusto per chiarire anche l’apporto dei candidati di Possibile al voto Verde : sarebbe interessante misurare le preferenze e vedere quelle ottenute in % dai candidati verdi e dagli altri.

Paolo · 23 Settembre 2019 alle 4:34 pm

I candidati di possi,bile in Emilia Romagna hanno ricevuto complessivamente circa duemila preferenze e rotti. Su sessantaduemila voti

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