PIANTEREMO 4.500.000 ALBERI IN REGIONE IN 5 ANNI

UN SOGGETTO POLITICO AUTONOMO

CHE CONIUGA E AFFRONTA INSIEME

L’EMERGENZA ECOLOGICA E CLIMATICA.

L’Emergenza Democratica, la Giustizia Sociale

Le elezioni europee del 2019 sono state l’occasione per riscoprire il desiderio e la necessità di fare politica verde, per scoprire che questo desiderio e questa necessità sono condivise da molte persone, ma anche per accorgerci che quanto fatto finora non è stato sufficiente ad incidere nella politica della nostra Nazione e per proporsi come interpreti convincenti delle istanze ambientaliste.

Nasce così questa mozione: dal nostro desiderio di dare seguito a quanto iniziato durante la campagna elettorale per le europee e lavorare nella direzione di un grande rinnovato partito verde che sia una casa comune per tutti i movimenti ambientalisti ed europeisti, da costruire con apertura, comprensione e rispetto nei confronti di tutti.

Radici

Le radici dei Verdi dell’Emilia Romagna sono profonde, ben piantate nella società e nella politica, nelle mille battaglie che li hanno visti protagonisti nelle città e nei territori, insieme con le associazioni ambientaliste e i movimenti civici.

Natura, salute, ambiente, trasporti e mobilità, pace, connotano dall’origine l’impegno dei Verdi

dell’Emilia Romagna che hanno fatto proprie anche le battaglie per i diritti civili.

A questo proposito i verdi dell’ER intendono rendere omaggio a una loro militante scomparsa, Marcella di Folco, consigliera comunale dei Verdi di Bologna, prima trans eletta in un consiglio comunale in Italia, alla cui vita e battaglie Bianca Berlinguer ha dedicato recentemente il libro “Storia di Marcella che fu Marcello”

I primi gruppi Verdi nascono nei primi anni ‘80 in alcune città della regione ed iniziano a mettersi in rete, alcuni si presentano timidamente alle elezioni fin dalle amministrative del 1980, per poi essere la novità politica alle elezioni locali del 1985, con numerosi eletti nelle città più grandi ed anche in consiglio regionale, seppure attraverso una lista improvvisata.

Attorno alla rivista la Malalingua, edita a Lugo, si mettono in rete esperienze, iniziative, battaglie e i Verdi emiliano romagnoli si dotano di un primo coordinamento fra le liste locali, a cui seguirà dopo poco, nel 1986, la costituzione della Federazione delle Liste Verdi nazionale, di cui ben 7 appartenenti alla nostra regione.

Un’intensa attività di formazione è svolta dalle Università Verdi che fioriscono in alcune città della regione riscuotendo importanti successi.

In regione, dopo l’85 nascono altre pubblicazioni: Greentoso, Humus, Fili Verdi, che raccontano anche l’attività svolta in Consiglio regionale.

Come si vede, una base solida, partecipata, creata autonomamente dal basso, che vede i Verdi protagonisti di importantissime battaglie: a Caorso contro il nucleare, a Ravenna contro la centrale a carbone, sulla costa in difesa dell’Adriatico, sulle montagne contro gli sbarramenti in difesa del Fiumicello, del Cassingheno e le dighe di Vetto e di Ridracoli, per l’approvazione del Piano Paesistico regionale, e con proposte di legge di iniziativa popolare tra cui quelle per la gestione sostenibile dei rifiuti e l’agricoltura biologica, a Formigine contro i mega-allevamenti e le porcilaie, contro le strade sbagliate a cominciare dalla cosiddetta camionale, per proseguire con la Modena–Sassuolo e la Ravenna–Mestre, mentre la Regione, grazie ai loro interventi, è spinta ad assumere i primi provvedimenti per le piste ciclabili.

Non sempre le battaglie si sono concluse positivamente: i cacciatori riuscirono a far fallire per mancanza di quorum il referendum regionale sulla caccia; il Parco Nazionale del Delta del Po è ancora oggi solo una vuota rappresentazione formale di un’area protetta, nella quale è assente la tutela, una carenza storica corresponsabile della recente moria di avifauna nella riserva delle Canne; per tacere del parco nazionale delle Foreste Casentinesi che vede alla presidenza… un cacciatore.

I Verdi hanno da subito suscitato interesse e i risultati elettorali sono stati incoraggianti: nelle città ci sono stati numerosi eletti e ben presto vi è stato il coinvolgimento di liste Verdi nei governi cittadini. In Consiglio regionale i Verdi sono stati ininterrottamente presenti dal 1985 fino al 2015 e dal 1995 al 2010 hanno fatto parte anche della Giunta.

Il bilancio delle esperienze comunali, provinciali e regionali è fatto di luci e di ombre. Molte volte la capacità e la competenza messe in campo dagli assessori e dai consiglieri verdi sono riuscite a strappare risultati importanti, come l’avvio di politiche a sostegno delle mense scolastiche biologiche; spesso il peso preponderante del partito egemone in questa Regione ha impedito agli assessori verdi di attuare gli stessi programmi per cui erano stati eletti; altre volte l’azione degli assessori verdi è stata frenata se non contrastata dagli stessi compagni di partito. Altre volte ancora, poche per fortuna, l’azione a livello locale degli eletti ha tradito gli stessi principi a fondamento del movimento.

Questioni, tutte, legate ad una insufficiente struttura politica, alla frammentazione dei gruppi focalizzati sul proprio territorio, al limite intrinseco costituito dalla differenza sostanziale fra i consiglieri ed assessori regionali, dotati di risorse e strutture, e i gruppi locali principalmente retti su base volontaria.

In ogni caso si è trattato di un percorso tutto sommato virtuoso, con risultati spesso assai rilevanti ed anche con taluni significativi risultati elettorali. A tale proposito sarebbe quanto mai opportuna una ricognizione approfondita su quanto prodotto dai Verdi in Emilia Romagna per sfatare anche qui la leggenda metropolitana dei verdi come “partito del no”. Per quanto di alcuni “no”, come quello al nucleare, andiamo fieri.

Dal 1987 fino al 2008 la Regione ha potuto contare su una piccola rappresentanza parlamentare, costituita anche da eletti non appartenenti alla Regione. La presenza dei Verdi nel Parlamento è stata fondamentale per dotare l’Italia delle più importanti leggi in materia ambientale: dai parchi alla corretta gestione dei rifiuti con la costituzione (ministro Ronchi) del sistema dei consorzi obbligatori per la gestione delle filiere differenziate; dalla difesa del suolo alla promozione delle energie rinnovabili, dalle detrazioni per le ristrutturazioni edilizie al conto energia solo per fare alcuni esempi.

Occorre ricordare che i Verdi italiani sono stati il primo partito ecologista europeo entrato a far parte del governo di un paese del G7, ruolo che hanno svolto con grande impegno ottenendo risultati assai significativi.

In un suolo inaridito la pianta ha sofferto

Le caratteristiche statutarie della Federazione dei Verdi, organizzata sulla base di adesioni individuali e tessere, l’hanno resa col tempo “scalabile”, e ciò è purtroppo accaduto in seguito alle crisi interne verificatesi dopo le elezioni europee del ’99. Alla scalata interna si è poi aggiunta localmente anche quella dei no-global: i due elementi insieme hanno comportato l’inizio di una crisi prolungatasi negli anni, che ha visto progressivamente allontanarsi molti militanti verdi.

Se a ciò aggiungiamo una mutazione profonda dei rapporti con gli alleati, con la cancellazione della idea stessa di coalizione, con un rapporto con PDS e poi PD che è sempre stato difficile sia per la sproporzione delle forze in campo sia per la volontà egemonica del partito maggiore, propenso a non lasciare spazi agli alleati, ci si rende conto della lunga traversata del deserto che i Verdi hanno dovuto compiere.

Le modifiche dei sistemi elettorali e l’attacco politico subito tramite la “vocazione maggioritaria” e l’appello al “voto utile” hanno fatto il resto : i Verdi sono usciti dal Parlamento nazionale e anche dal Consiglio regionale dell’Emilia Romagna.

Ad ulteriore precisazione occorre mettere in rilievo la questione riguardante le connotazioni delle liste composite con cui nel recente passato ci si è presentati alle elezioni, liste nelle quali le idee verdi scomparivano sommerse da altri obiettivi politici e che alla luce dei precedenti risultati fallimentari non è certamente il caso di riproporre.

La riflessione apertasi all’interno dei Verdi sulle ragioni della perdita di consensi ha individuato tra le cause principali anche la natura delle pregresse alleanze con il PD, e la travolgente crescita di una formazione populista, i 5 stelle, collocatasi contro tutti, che ha drenato militanti e riproposto idee da tempo nostro patrimonio, seppure riproposte con un rozzo approccio semplificatorio.

Occorre ricordare come il nostro leale contributo ad eleggere Sindaci, come quelli di Bologna e Forlì, per fare alcuni esempi, e parlamentari, anche con scarti di pochissimi voti, e addirittura il l’attuale Presidente Stefano Bonaccini, non sia stato tenuto in debito conto: immediatamente dopo il successo elettorale le nostre istanze programmatiche sono state abbandonate, i rapporti interrotti senza neppure un formale… arrivederci e grazie.

Il sindaco di Bologna, dopo averci chiesto e ottenuto – dopo un travagliato dibattito al nostro interno – di presentarci in coalizione contro i candidati della destra, è venuto meno a qualunque impegno, tradendo la nostra fiducia e quella degli elettori.

Va però rilevato che, rispetto al comportamento del PD bolognese, diverso è stato recentemente l’atteggiamento del PD regionale che, sull’onda del nostro risultato alle europee, negli incontri avuti con segretario regionale ha riconosciuto la propria responsabilità nella netta interruzione del dialogo avviato alla vigilia delle passate elezioni regionali, manifestando esplicitamente l’interesse ad averci in coalizione per riuscire a vincere il confronto con la destra.

Considerato il pregresso, l’eventuale accordo per le prossime elezioni regionali dovrà quindi contemplare il giusto riconoscimento degli errori fatti dal Partito Democratica, per poter rinnovare con fiducia, qualora ci fossero le indispensabili condizioni programmatiche, una nuova alleanza.

Il tronco è saldo, scorre una nuova linfa

Un gruppo tenace ha resistito a questi eventi, ha tenuto duro ed ha posto le basi per una rinascita, mantenendo saldamente vivi i temi ecologici e sociali, conservando nonostante tutto rapporti politici e lavorando costantemente per alleanze fondate lealmente sul contrasto al populismo e alla destra reazionaria e razzista..

Nello stesso periodo due eventi di grandissima portata hanno indicato al mondo intero che la crisi ecologica, in particolare l’emergenza climatica sono la questione politica e sociale numero uno del nostro tempo: dapprima l’enciclica “Laudato si’”, che costituisce un documento fondamentale per l’impegno ecologista nel mondo; quindi l’esplosione di un nuovo movimento globale di giovani che, spinti dall’esempio di Greta Thunberg, hanno posto di fronte agli occhi di tutti, capi di Stato, rappresentanti politici, semplici cittadini che il riscaldamento globale minaccia non solo le economie ma la stessa sopravvivenza dell’umanità sul Pianeta.

Su una strada convergente con la nostra abbiamo visto ingrossarsi il fiume delle manifestazioni per l’ambiente dei Fridays for Future, cui abbiamo partecipato portando la nostra esperienza, e da cui abbiamo preso, in maggior misura, stimolo, linfa e ispirazione. Vogliamo portare la freschezza delle loro proposte e l’urgenza delle loro istanze nella nostra pratica quotidiana.

I Verdi ed i Greens di tutto il Mondo sono al fianco di questi ragazzi: rappresentano l’unico futuro positivo possibile, e siamo convinti che prima o poi tutti se ne renderanno conto. Essi hanno inoltre l’enorme merito di aver fatto comprendere ad un numero vastissimo di persone la proporzione del problema, di cui si parla purtroppo quasi invano da decenni.

Ci auguriamo che concluso il periodo degli appelli ai decisori politici, molti giovani ora impegnati nelle mobilitazioni indirizzino il loro impegno verso l’unica forza politica che da sempre ha come elemento fondante e costitutivo la questione climatica, che va affrontata cogliendo le positive opportunità economiche e occupazionali offerte dal processo di transizione low carbon.

Alla nuova generazione di ecologisti, sarà dato spazio utile per poter crescere all’interno del nostro movimento politico, sia attraverso la composizione del consiglio federale e la creazione di gruppi di lavoro dedicati ai più giovani, sia attraverso la composizione delle liste che comporremo nelle prossime occasioni elettorali.

Anche il dialogo operativo che i Verdi stanno instaurando con le nascenti comunità della “Laudato si’” può risultare proficuo per accelerare i necessari processi di transizione verso una società della green economy e delle energie rinnovabili.

In questi anni l’albero verde è comunque cresciuto e si è ben radicato grazie alle numerose iniziative culturali e politiche messe in atto. Dal referendum contro le trivelle, al dibattito sulla Laudato si’; dal dialogo interreligioso alle iniziative co-promosse con organizzazioni non profit; dagli incontri sull’insegnamento di Aldo Sacchetti a quello con Luigi Zoja; dall’approfondimento sulle energie rinnovabili con Vincenzo Balzani agli incontri sull’emergenza climatica; dall’iniziativa sul nuovo progetto di tram a Bologna e sull’incompleta attuazione del progetto del Servizio Ferroviario Metropolitano, fino all’iniziativa per il taglio delle spese militari e ai settimanali flash mob “Venerdì con Greta” davanti ad alcuni Palazzi Comunali (prima ancora che esplodessero in Italia le manifestazioni dei FFF).

Si è trattato di un importante lavoro di semina della cultura verde, un lavoro complesso che ha contribuito a far avvicinare nuovi simpatizzanti e ad aumentare gli iscritti ai Verdi in regione, a ricostituire gruppi locali e federazioni provinciali (da Parma, a Reggio Emilia, Modena, Bologna, Forlì, Ravenna, Rimini, con Ferrara “in incubazione”), a presentare i Verdi nuovamente in un buon numero di elezioni comunali rendendoli come a Modena e Lugo protagonisti della vittoria sulla destra.

I rami, robusti e forti

La presentazione di liste Verdi autonome ha cominciato a dare risultati positivi, dalla sola testimonianza si è passati a vedere risultati. A Bologna, ad esempio chi ha tenacemente resistito ha contribuito alla rinascita dei verdi bolognesi culminata con la presentazione di una lista autonoma alle ultime elezioni comunali. In poche settimane i voti sono risaliti dallo 0,8 all’1,5 per cento, ma soprattutto è stato ricostruito un gruppo entusiasta di persone impegnate. Un gruppo che successivamente, grazie anche alle new entry, ha contribuito al successo elettorale dei Verdi-Europa Verde alle elezioni europee del maggio scorso: a Bologna è stato raggiunto il 4,56 per cento, in provincia il 3,99 per cento (nella regione Emilia Romagna il 3 per cento), percentuali che non si vedevano da anni sul tabellone elettorale e che hanno rappresentato livelli record anche su base nazionale.

Si sono formate attese, da più parti grazie ad Europa Verde molti nuovi ecologisti si sono avvicinati, tanto che è stato avviato un processo per l’allargamento del soggetto politico Verde attraverso l’avvio di a un processo aggregativo che deve partire “dal basso”, e non puntare prioritariamente su frange di ceto politico

Europa Verde può dare le risposte a domande che crescono nella società che la vecchia politica non è in grado di dare.

L’onda verde che si è affacciata anche in Italia con il confortante risultato delle europee hanno mostrato che la stagione degli accordi con altre forze della sinistra è conclusa: i Verdi dell’Emilia Romagna lo hanno detto con nettezza e limpidamente, prendendo anche atto delle ultime negative esperienze.

Alle elezioni regionali del 26 gennaio i Verdi – Europa Verde si presenteranno con una lista autonoma.

Alla luce delle complesse sfide che abbiamo di fronte, è necessario essere preparati per affrontarle con competenza. Detto più chiaramente: bisogna (continuare a) studiare.

Per questo motivo è impegno dei Verdi promuovere e organizzare seminari o corsi di formazione per gli attivisti, i militanti ed anche per persone semplicemente interessate ad acquisire elementi di conoscenza in campo ambientale facendo ricorso alle competenze esistenti ed anche a componenti il comitato scientifico regionale. Si dovrà innovare il sistema delle antiche università verdi ed anche la forma full immersion residenziale già sperimentata facendo anche ricorso alle nuove esperienze, come quella dell’Eco Camp organizzata dall’1 al 3 novembre a Crevalcore dai GEV, Giovani Europeisti Verdi.

La costituzione di un Comitato Scientifico dei Verdi dell’Emilia-Romagna. aperto a ricercatori e scienziati anche non iscritti verdi ma impegnati nella costruzione di una cultura ecologista, fornirà un importante supporto alla formulazione del programma per le elezioni regionali, nonché per la elaborazione di proposte e idee da porre alla base della azione politica e culturale dei Verdi della Regione.

Le foglie, lucenti

Questo è un periodo storico molto difficile, con la società attraversata da conflitti e dalla sfiducia dovuti non solo alla perdurante crisi economica ed alla perdita del lavoro per molti cittadini e alle ridotte speranze dei giovani per un futuro migliore, ma anche a crescenti forme di rancore verso gli altri, dal ritorno del razzismo e dal dilagare dell’insicurezza e della sfiducia nella politica. C’è chi cavalca e fomenta irresponsabilmente tutto ciò, incitando all’odio e al conflitto sociale.

I Verdi invece credono che questo stato di cose possa e debba cambiare, ridando alle persone fiducia e speranza, creando lavoro e benessere, restituendo socialità e rispetto, perché vi siano cambiamento e crescita culturale, sociale ed economica della Regione, per renderla più bella, più salubre, più accogliente, più vivibile, più tutelata, più verde, più sicura, più trasparente, perché ci siano più partecipazione, più solidarietà, più lavoro, più innovazione, con una burocrazia che non sia di ostacolo e diventi trasparente.

Dalla crisi si esce insieme, tutelando il bene comune, aiutando chi è in difficoltà, rimboccandosi le maniche, chiamando i cittadini a contribuire al benessere collettivo, recuperando l’amore per la Regione e soprattutto rendendo i giovani protagonisti di questo cambiamento, facendo leva sulla straordinaria e universalmente riconosciuta socialità e generosità degli emiliano romagnoli con proposte appropriate che facciano perno su ciò che siamo, ciò che già abbiamo e vogliamo migliorare.

Nell’immediato è necessario che alle prossime elezioni regionali non prevalgano Lega e i suoi alleati. Per far ciò non sarà sufficiente mostrare i buoni risultati fin qui ottenuti dall’attuale governo regionale in alcuni settori, economia in primis, ma occorrerà una decisa svolta politica e programmatica. Serve un forte impegno contro l’emergenza democratica costituita dalla destra italiana, di cui abbiamo avuto solo un assaggio con il governo Lega-5stelle, che ha seminato odio sociale anziché risolvere problemi, affiancato dalla demagogia populista dei5stelle che mira a ridurre le garanzie costituzionali, a cominciare dal taglio dei parlamentari (purtroppo condiviso dalla sinistra), ininfluente per ridurre la spesa pubblica, ma micidiale per ridurre gli spazi della rappresentanza democratica.

Serve una svolta che superi le tentazioni perdenti di autosufficienza da parte del PD e che affronti, come propongono i Verdi, le ineludibili priorità che l’emergenza climatica impone: sostegno alle fonti di energia rinnovabili e promozione dell’efficienza energetica, della green economy e delle opportunità che offre di creare nuova occupazione pulita; un piano di investimenti per la mobilità sostenibile e il trasporto collettivo, in particolare su ferro (a partire dal Servizio Ferroviario Regionale e dal SFM nell’area vasta bolognese). Infine, lotta all’esclusione sociale. Un programma di livello e ambizioni europei per una delle regioni più ricche d’Europa.

E serve anche l’impegno rivolto a superare l’accentuarsi delle disuguaglianze sociali, contro la restrizione dei diritti, per una sanità pubblica universale e di qualità che, nonostante le indubbie eccellenze regionali, sappia superare le note criticità, ad esempio in merito alla riduzione dei reparti maternità nelle zone di montagna e alle liste d’attesa.

L’invecchiamento della popolazione, fenomeno presente in tutta Europa, ha assunto una dimensione ragguardevole in Italia, paese che contende al Giappone il primato della longevità dei suoi cittadini e ciò richiede l’intensificarsi di azioni concrete per assicurare spazi, cura, sostegno, mantenimento di relazioni sociali, perché vi siano luoghi dedicati capaci nello stesso tempo di favorire l’integrazione intergenerazionale, riconoscendo il valore straordinario della esperienza e della conoscenza, consapevoli che, per dirla con Felipe Gonzales “ quando muore un vecchio, brucia una biblioteca”.

Serve ribadire il nostro storico impegno contro la sofferenza degli animali nei megallevamenti e a favore dei diritti degli animali.

Senza pretendere di mettere il cappello su nessun movimento, serve riprendere l’iniziativa politica al fianco di comitati spontanei di cittadini, come quelli, ad esempio, che si battono per la tutela dalla speculazione edilizia di tante parti delle città della Regione o come quelli che lottano per ridurre l’impatto dell’aeroporto Marconi a Bologna.

Nell’ovvio pieno rispetto delle associazioni ambientaliste – che pure consideriamo da sempre nostre potenziali partner e ispiratrici per la definizione e implementazione di progetti, e nell’ambito dell’azione politica – i Verdi non sono un’associazione ambientalista, bensì una forza politica a 360 gradi affiliata ai Verdi Europei. E quindi ci muoviamo e ci muoveremo a 360 gradi, occupandoci di tutti i settori che vedono in campo una forza politica.

Per far fiorire nell’intera società, con consapevolezza, la svolta ecologica verde servono – come precedentemente anticipato – un comitato scientifico e un percorso formativo degli iscritti finalizzati a costruire una visione comune ecologista, oggi a rischio frammentazione, a definire proposte e misure su solide basi scientifiche, infine a diffondere i comportamenti a livello individuale coerenti con la transizione ecologica ed energetica low carbon.

Insieme all’impegno costante degli iscritti in questa direzione, è bene anche ricorrere ad azioni simboliche, come ad esempio mettere a dimora alberi e ripulire spazi verdi pubblici, per rendere chiaro il messaggio.

Fiori dai mille colori, che attirino api laboriose

È tempo di agire. Ora! Eventi meteo sempre più estremi stanno diventando “normali” in Emilia Romagna. Dopo Modena e Bologna nuovi nubifragi e grandinate anomale hanno colpito all’inizio dell’estate altri territori della Regione con una successiva ondata di calore con la temperatura al di sopra delle medie stagionali usuali e l’ozono in concentrazioni pericolose per la salute. A luglio anche la riviera adriatica romagnola è stata colpita da nubifragi, grandinate e una tromba d’aria che a Milano Marittima ha causato, tra l’altro, la caduta di 2000 alberi.

Il livello di allarme per questi fenomeni meteo estremi che si ripetono con inconsueta frequenza, a riprova che i cambiamenti climatici sono in atto, è ormai generale, anche a causa dei danni economici e materiali, e non solo ambientali, e dell’impatto che hanno sulla qualità della vita e la salute. I danni materiali riguardano sistema idrogeologico, agricoltura, turismo, abitazioni, auto parcheggiate all’aperto schiacciate da alberi e ammaccate da chicchi di grandine grossi come uova. La concentrazione globale di CO2 in atmosfera, causa prima del cambiamento climatico, ha raggiunto 415 parti per milione, il più elevato livello mai registrato. Occorre ridurre drasticamente i gas serra prodotti dalle attività umane ambientalmente insostenibili. Anche la nostra regione deve quindi contribuire in maniera efficace a questa riduzione.

Da anni le Accademie delle Scienze e l’IPCC – il team di scienziati di 196 paesi che studia cause ed effetti dei cambiamenti climatici per conto dell’Onu – ammoniscono i governi che occorre muoversi per bloccare il trend di questo fenomeno riducendo drasticamente le emissioni di gas climalteranti fino ad azzerarle al 2050. Nell’ultimo rapporto pubblicato ad ottobre 2018 l’IPCC ha sottolineato che abbiamo 11 anni di tempo per invertire la rotta dei cambiamenti climatici prima che esca dal nostro controllo. Anche autorità religiose e morali come Papa Francesco (vedi in particolare l’Enciclica Laudato Si’) e il Dalai Lama invitano ad agire con urgenza.

In Emilia Romagna in un anno ogni abitante produce in media 10 tonnellate di anidride carbonica. Una quantità abnorme che va drasticamente ridotta con la conversione ecologica dei sistemi di produzione, dei trasporti, dell’edilizia, dei comportamenti individuali, affinché anche la nostra regione contribuisca positivamente ad invertire il trend dei cambiamenti climatici. Servono anche efficaci misure di adattamento e per la resilienza del territorio.

Alla luce di tutto ciò, i Verdi spingeranno affinché la Regione Emilia-Romagna, dopo aver dichiarato, su loro proposta, lo stato di emergenza climatica, operi con urgenza e coerenza a favore di una pianificazione e di investimenti a sostegno di una svolta in chiave di sostenibilità energetico-climatica più che mai necessaria.

Superamento dell’impiego delle energie fossili, incremento dell’uso delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica, incremento del trasporto pubblico, in particolare su ferro, agricoltura biologica, edilizia a basso consumo energetico e in grado di produrre l’energia impiegata in abitazioni e uffici, risanamento idrogeologico, economia circolare e green economy: sono i settori a sostegno dei quali è urgente agire con programmazione, investimenti e scelte adeguate per dare sostanza alla dichiarazione di emergenza climatica. Le parole non bastano più: occorrono azioni concrete e coerenti.

Agricoltura Biologica e Biodinamica. Quest’ anno la Superficie Agricola Utilizzabile (SAU) dell’Emilia Romagna ha raggiunto il 15 per cento della SAU totale, superando quella dell’agricoltura integrata.

Un risultato importante che premia anche la politica della nostra Regione in materia, ma anche l’impegno dei Verdi, fin dai primi anni ottanta, per far crescere questa agricoltura sostenibile. Ora l’impegno deve puntare a privilegiare e tutelare le piccole realtà famigliari o cooperative del mondo biologico e biodinamico favorendo mercati dedicati, vendita diretta, istituzione di biodistretti per evitare che i grandi gruppi dell’agroalimentare la facciano da padrone anche in questo settore.

Occorre diffondere una cultura dell’alimentazione biologica e sostenibile. A proposito di biodistretti nella nostra regione è nato il Consorzio delle Alte Valli del Ceno, del Trebbia, del Nure e dell’Aveto, che vede coinvolte nel progetto cinque vallate, tredici comuni e due regioni (Emilia Romagna e Liguria) e tre province (Genova, Piacenza e Parma). Una realtà che presto potrebbe addirittura diventare il più grande BioDistretto d’Europa.

Nuovi alberi e tutela delle aree verdi protette. Siamo consapevoli che per abbattere i gas serra in atmosfera bisognerebbe piantare nuovi alberi sulla scala di miliardi. Tuttavia, anche come elemento di risanamento ambientale e paesistico, proponiamo di piantare in 5 anni 4,5 milioni di nuovi alberi, uno per ogni emiliano-romagnolo (al primo gennaio la popolazione registrata in ER era di 4.471.485), per contribuire a sequestrare la CO2, e per ridurre le polveri sottili, le ondate di calore negli ambienti urbani, e migliorare la qualità dell’aria. Vogliamo far crescere la dotazione di verde pubblico con una foresta urbana attorno alle città anche per combattere l’inquinamento. Dovranno quindi essere messe in atto misure per salvaguardare il patrimonio arboreo esistente, valorizzare i viali alberati, moderare la temperatura urbana con alberature e di riqualificare i parchi esistenti facendo una adeguata manutenzione.

Proponiamo che la Regione si impegni per realizzare una fascia di protezione alberata lungo le autostrade e le strade di grande scorrimento.

Proponiamo inoltre di approvare normative più restrittive in materia di uso dei boschi, con divieto dell’abbattimento delle foreste riparie lungo i fiumi, salvo particolarissime eccezioni; e di destinare più risorse alle aree protette della Regione, con adeguati investimenti per le Oasi del Ravennate, ormai distrutte dall’inerzia delle istituzioni negli ultimi decenni (vedi l’istruttoria giudiziaria in corso per la moria di uccelli da botulino a Valle della Canna).

Costituzione del Parco nazionale del Delta del Po. E’ indilazionabile e urgente. In un contesto europeo di forte sensibilità ambientale, l’Emilia Romagna deve offrire una risoluzione definitiva del problema di un area preziosissima e di assoluto valore naturalistico e ambientale priva di adeguate protezioni e strumenti di gestione.

Alla Regione Emilia Romagna e al governo nazionale chiediamo di rompere ogni indugio e di realizzare il Parco Nazionale del Delta del Po, quell’area protetta che aspettiamo da 30 anni, dotandola degli strumenti tecnici ed economici necessari per la tutela di un ambiente unico che merita insieme la più adeguata conservazione e la massima valorizzazione.

Il lavoro sarà Verde. Autorevoli centri di ricerca hanno dimostrato che in Italia è possibile dare un forte impulso ad uno sviluppo sostenibile e a un aumento importante dell’occupazione – che potrebbe raggiungere 800.000 addetti in sei anni – affrontando con misure adeguate alcune grandi problematiche ambientali.

Tra queste la crisi climatica, con riduzione dei consumi di energia nelle case, nelle scuole e negli uffici, negli ospedali e un deciso aumento delle energie rinnovabili; riduzione dei forti impatti generati dallo spreco di risorse e dallo smaltimento improprio dei rifiuti, accelerando il cambiamento verso l’economia circolare; miglioramento delle città con un programma rigenerazione urbana e di riduzione del rischio sismico; incremento della mobilità sostenibile.

La Fondazione per lo sviluppo sostenibile, in collaborazione con gli economisti di Cles Srl, ha calcolato che realizzando le misure per raggiungere questi i 5 obiettivi green si attiverebbero circa 190 mld di investimenti con circa 682 miliardi di aumento della produzione e 242 mld di valore aggiunto, creando circa 800.000 nuovi posti di lavoro al 2025. Questo scenario è analizzato nello studio “Rilanciare l’economia e l’occupazione in Italia con misure e politiche al 2025 per 5 obiettivi strategici di green economy”, presentato a Roma in occasione del Meeting di primavera, in preparazione degli Stati generali della green economy del 2019.

L’introduzione di criteri premianti per un uso efficiente delle risorse (a livello di punteggi) nei bandi regionali e nella prossima programmazione dei fondi comunitari va posta al centro dell’azione incentivante regionale a sostegno della la transizione low carbon.

Si tratta della migliore risposta possibile sia alla domanda dei ragazzi che scioperano per il clima, sia alla crisi che attanaglia il mondo del lavoro, a cui i partiti tradizionali e anche i “nuovi” movimenti sono incapaci di dare risposte adeguate e durature. Ogni anno migliaia di giovani, per lo più con alto titolo di studio, abbandonano iol nostro paese per cercare opportunità di lavoro all’estero. Dobbiamo dargli opportunità anche in Italia, a cominciare dalla nostra regione.

L’energia sia rinnovabile. I Verdi propongono la sostituzione della energia fossile e sostengono il potenziamento della produzione elettrica regionale solare ed eolica (anche marina) in vista del necessario superamento del sistema elettrico attuale basato sulle fonti fossili, in particolare, in Emilia Romagna, del gas metano. Le emissioni del settore elettrico regionale devono essere dimezzate entro il 2030 a parità di kWh immessi in rete. I Verdi si impegnano a favorire lo sviluppo di comunità energetiche solari ed eoliche di condominio, quartiere, centro abitato e distretto produttivo. Le aziende partecipate dai comuni come Hera e Iren dovranno orientarsi alla fornitura esclusiva di energia pulita tramite investimenti nel settore delle rinnovabili o reperimento della corrente verde sul mercato.

I Verdi sostengono altresì l’urgenza di un capillare programma per la coibentazione degli edifici pubblici e privati, teso all’abbattimento degli sperperi energetici e al risparmio da parte delle famiglie, costrette a dilapidare somme ingenti di reddito in bollette a causa della cattiva qualità energetica degli edifici residenziali e degli altri edifici regionali.

Proponiamo l’istallazione sui tetti degli edifici pubblici di pannelli solari e impianti per la produzione di acqua calda. La Regione deve incentivare e sostenere le iniziative di risparmio energetico, ponendosi obiettivi chiari per la riduzione ed allineandosi ai risultati già raggiunti dalle migliori esperienze degli altri paesi europei.

Tutti i provvedimenti proposti dovranno tradursi in risultati misurabili in termini di indicatori in particolare per quanto riguarda le emissioni di gas serra, in vista del dimezzamento delle emissioni regionali entro il 2030 (-25% nella legislatura 2020-25 e convergenza alla media nazionale delle  emissioni pro capite).

Una Regione plastic free. Almeno 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono ogni anno come rifiuti nei mari di tutto il mondo. Nel solo mediterraneo i microframmenti, quelli più pericolosi perché finiscono nella catena alimentare, ammonterebbero a 250 miliardi. Invertire questi processi e ridurne gli effetti negativi insieme alla riduzione della produzione di plastica derivata da fonti fossili è un dovere di civiltà che la Regione Emilia Romagna deve assumere in particolare nei confronti delle generazioni future.

I Verdi sostengono la “strategia Emilia-Romagna plastic free” che, attraverso azioni concrete scandite secondo un cronoprogramma certo, possa concretizzare l’obiettivo “Plastic Free”, anticipando le tempistiche previste a livello europeo dalla Direttiva UE 2019/904 che mira a ridurre l’incidenza di prodotti di plastica monouso sull’ambiente, in particolare sull’ambiente acquatico, nonché a promuovere la transizione verso un’economia circolare con modelli imprenditoriali, prodotti e materiali innovativi.

Secondo questa strategia presentata nel luglio scorso, il pubblico deve dare per primo l’esempio prevedendo l’eliminazione della plastica monouso a partire dalla Regione, compresi i servizi di ristorazione collettiva (ospedali, mense scolastiche, mense aziendali), prevedendo meccanismi di premialità per chi abbandona l’uso di prodotti di plastica monouso coinvolgendo e rendendo protagonisti cittadini, istituzioni pubbliche ed enti locali, imprese e territori di questa svolta verde basata su misure dirette a favorire una economia circolare della produzione e utilizzo della plastica per ridurre i rifiuti e la pressione sull’ambiente, con particolare attenzione ai sistemi più vulnerabili quali le coste e le aree marine, i corsi d’acqua e le aree naturali protette.

Analogamente, andrà posta grande attenzione agli eventi sportivi, e culturali, sagre e feste per concretizzare l’abbandono delle plastiche monouso e si dovranno sostenere le imprese ed i settori economici che investono in processi produttivi volti all’abbandono dei prodotti di plastica monouso e nella ricerca di soluzioni e materiali alternativi senza l’impiego di risorse fossili. In generale tutto il principio dell’usa e getta va combattuto con le alternative possibili, evitando di sostituire alla plastica monouso materiali destinati a diventare rifiuto, equivalenti per impatto ambientale.

L’acqua sia pubblica. Si affrontino in modo ecologicamente sostenibile i problemi di approvvigionamento, e con un approccio socialmente adeguato e pubblico quelli della distribuzione.

Da moltissimi anni si conoscono i problemi riguardanti la scarsità di acqua e più recentemente è entrata prepotentemente in campo anche la riduzione delle precipitazioni tanto che si sono registrate numerose crisi idriche.

In tutto questo lungo periodo però non è stata messa in atto una sola azione di carattere strutturale per ridurre i consumi idrici, risparmiare la risorsa acqua e promuoverne il riuso. I Verdi propongono anche il rifacimento delle linee di adduzione e distribuzione, obsolete e che comportano rilevanti perdite.

Si sarebbe da tempo dovuta mettere in campo la politica delle 3 R trattandosi di una risorsa sempre più scarsa e preziosa, il cui approvvigionamento ha enormi implicazioni in campo ambientale visti i delicati sistemi in cui va ad operare, ma con scarsa lungimiranza si insiste lungo la strada già trattata 50 anni fa: costruiamo dighe, progettiamo invasi.

I Verdi invece, ancora una volta, chiedono che sia la pianificazione, promossa da un soggetto terzo e democraticamente eletto, fatta a scala regionale, a individuare il modo in cui si deve far fronte alla nuova situazione, sottoponendo i piani alla VAS-Valutazione Ambientale Strategica (come chiede la legge) e alla partecipazione popolare, sottraendo le decisioni ai soggetti gestori, in palese ed evidente conflitto di interesse. Come può un soggetto che vende l’acqua (e più ne vende più aumentano i suoi introiti) impegnarsi per ridurre la quantità di risorsa che mette sul mercato?

E a proposito di acqua pubblica – e del referendum il cui risultato non è stato finora rispettato – occorre anche chiedersi a cosa serva la proprietà pubblica dell’acqua, come nel caso della Società delle Fonti, se questa si muove come una qualunque società privata che cerca di scrollarsi di dosso ogni condizionamento (la pianificazione), ogni suo controllo (la VAS) rifuggendo da ogni impegno realmente di tipo sociale ed ecologico insieme, non tenendo in alcun conto la politica delle 3R sopra ricordata, che dovrebbe oggi essere al centro delle sue azioni.

Rifiuti zero. Proponiamo la costituzione di società di post-incenerimento per sottrarre alle multi utility il monopolio del trattamento dei rifiuti, per la loro riduzione e promuovere il riciclo e il riuso attraverso l’introduzione generalizzata del sistema di raccolta porta-a-porta. Vogliamo migliorare la collaborazione fra cittadini e gestori con l’obbiettivo di ridurre la produzione di rifiuti urbani e speciali, incrementare i livelli di raccolta differenziata e spegnere di conseguenza il maggior numero possibile di termovalorizzatori, considerato che rimarrà una quota marginale non riciclabile. A questo deve tendere il nuovo piano rifiuti della Regione reintroducendo il principio di autosufficienza territoriale (provinciale ) per le attività di smaltimento.

Vogliamo promuovere consumi che utilizzino imballaggi e contenitori riusabili, promuovere l’impiego di beni realizzati con materiali di recupero, diffondere attraverso le scuole la cultura della riduzione dei rifiuti e della loro gestione responsabile.

Gli altri esseri viventi. Tutelare gli spazi di biodiversità minacciata dai cambiamenti climatici ampliando gli spazi dove non è consentita la caccia, approvando una norma che preveda che almeno il 30% del territorio agrosilvopastorale sia sottratto alla attività venatoria. Eliminare l’imbroglio presente a Forlì costituito dalle zone residenziali e produttive con divieto di caccia per consentire il superamento dei limiti delle percentuali di zone cacciabili. Approvare una legge che vieti i circhi con animali.

Per quanto riguarda gli allevamenti e il trasporto di animali su territorio regionale, intendiamo attivare e promuovere azioni di controllo in stretta collaborazione coi Servizi Veterinari e gli enti preposti per legge, per garantire il fermo rispetto delle regole vigenti soprattutto in relazione alle condizioni di allevamento, di uso di antibiotici, delle modalità di trasporto per tutelare il benessere animale e incrementare i livelli di sicurezza alimentare. Proponiamo di agire per ridurre i consumi di carne come strategia alimentare finalizzata sia a migliorare le condizioni di salute dei consumatori sia a ridurre gli allevamenti intensivi.

Mobilità, infrastrutture. Lo stato attuale dell’ambiente e la crisi climatica, assai critici a livello generale e locale, e i cambiamenti rapidi di tutti i quadri economici, tecnologici e sociali del sistema dei trasporti avrebbero dovuto imporre, nella redazione del Piano Regionale Integrato dei Trasporti 2025 (PRIT) una visione temporalmente più ampia e soprattutto in discontinuità sia con le previsioni del passato sia con il completamento dell’impianto infrastrutturale pensato più di 20 anni fa. Non c’è equilibrio tra il potenziamento infrastrutturale stradale e autostradale, al quale sono dedicati approfondimenti e risorse, e l’insieme di misure di “mobilità sostenibile” affidate alle amministrazioni comunali.

I Verdi hanno presentato Osservazioni generali al nuovo Prit (su impianto generale, strumenti e coerenza fra gli obiettivi dichiarati) e Osservazioni puntuali riferite al Rapporto Ambientale e alla Relazione tecnica del PRIT 2025. Ad esse si rimanda per la valutazione degli interventi infrastrutturali previsti, comprese le richieste di soppressione della realizzazione di numerose strade o autostrade che sono sempre accompagnate da proposte alternative che in particolare privilegiano la sistemazione/ riqualificazione dell’esistente o la realizzazione/il potenziamento di tratti ferroviari o l’ istituzione di nuove linee di autobus.

La Regione va sottoposta alla cura del ferro, con l’elettrificazione di tutte le linee ferroviarie che ne sono prive, con l’ammodernamento della rete per consentire un aumento della capacità di trasporto, con l’estensione delle corse anche alle ore serali e notturne, con il rinnovo del parco treni pendolari, con l’integrazione fra treni e bus, anche attraverso l’unificazione dei titoli di viaggio.

La Regione dovrebbe avere un ruolo di coordinamento delle politiche tariffarie del TPL non lasciandole “materia autonoma” delle Agenzie per la mobilità, pur nel rispetto delle normative vigenti. Il potenziamento della rete stradale ed autostradale deve essere subordinato alla redazione di piani urbanistici generali che devono prevedere un consumo di suolo zero.

Anche le piste ciclabili e ciclo-pedonali parallele ai tronchi stradali di nuova realizzazione dovranno essere progettate e realizzate come elementi integranti dei nuovi tratti stradali calcolandone i costi comprensivi delle piste ciclabili.

Va prevista l’istituzione di titoli di viaggio giornalieri, mensili e annuali che consentano l’utilizzo indistinto di tutti i mezzi del trasporto pubblico regionale nell’ambito del sistema tariffario Mi Muovo, conseguendo così gli obiettivi di integrazione modale ferro-gomma.

Va istituita una piattaforma regionale per favorire il car pooling, cioè la condivisione dell’auto privata con altre persone. Occorre anche inserire criteri di valutazione per impedire il finanziamento di forme improprie di promozione della mobilità sostenibile che possono danneggiare la mobilità pedonale e ciclabile di tipo “sano”, ad esempio l’accesso a ZTL e corsie preferenziali dei servizi di car sharing o di auto elettriche, i noleggi di monopattini elettrici, i servizi di bus navetta verso parcheggi posti a distanza pedonale dai centri storici.

Proponiamo che alla mobilità sostenibile sia dedicato il 50% degli investimenti complessivi, e (in particolare ferrovie e trasporto pubblico.

Ribadiamo dunque la necessità di cambiare radicalmente paradigma a favore della mobilità sostenibile. E ci batteremo affinché la Regione tenga delle Osservazioni che i Verdi-Europa verde Emilia Romagna ha depositato il 16 luglio scorso.

Sanità pubblica. Il sistema sanitario della nostra regione rappresenta una delle punte di eccellenza non solo in Italia ma anche in Europa del quale è giusto andare fieri. Restano però da risolvere delle criticità che impattano negativamente sulla popolazione, come lo smantellamento dei punti nascita negli ospedali di montagna, le liste d’attesa per alcune medicine specialistiche e il mancato turn over nei casi di pensionamento di medici e personale ausiliario.

I Verdi dell’Emilia Romagna sono inoltre a fianco dei lavoratori della sanità privata della nostra regione che da dodici anni chiedono inutilmente il rinnovo del loro contratto di lavoro. Non è accettabile che la Regione, che si serve ampiamente del privato convenzionato (forse anche troppo!) non solleciti i propri partner ad adempiere ai propri doveri contrattuali. Su questo ci siamo già mobilitati e continueremo a farlo.

Sicurezza stradale. L’insicurezza nelle strade non è un problema senza soluzioni. La Regione deve porsi come obiettivo quello di arrivare a zero morti sulle strade con controlli più efficaci, l’incentivazione e la tutela della mobilità alternativa all’automobile ed una riduzione delle vetture circolanti a vantaggio di una migliore fruibilità di tutti. Realizzazione di interventi per la protezione dei pedoni e dei ciclisti con l’obiettivo di ridurre drasticamente gli incidenti che li coinvolgono. Realizzare attività di educazione stradale per i giovani e i giovanissimi diffondendo la cultura della sicurezza.

Consumo di suolo zero. Ormai cementificazione e impermeabilizzazione del suolo hanno raggiunto un livello tale che non può aumentare ulteriormente. Alluvioni e frane sono conseguenze dell’eccessiva impermeabilizzazione dei suoli.

Occorre puntare sul riuso dell’esistente e sulla sua riqualificazione energetica e sismica del patrimonio edilizio esistente, rilanciando l’edilizia come recupero, restauro, riqualificazione e predisponendo agevolazioni, incentivi per gli interventi con lo scopo molteplice di riqualificazione della città storica e costruita e la salvaguardia del territorio non costruito.

Occorre rivedere la recente legge regionale urbanistica: non ha dato i risultati attesi, al punto che il consumo del suolo nell’ultimo periodo è stato calcolato in 390 ettari.

Semplificazione e revisione della macchina amministrativa. Una Amministrazione efficace deve poter contare su una struttura competente e efficiente impegnata a risolvere i problemi e non a trincerarsi dietro regole burocratiche che i problemi li complicano ulteriormente. Occorre semplificare il rapporto con cittadini e professionisti, a partire per esempio, dalle normative urbanistiche contenute oggi molti comuni in oltre 1000 pagine di articoli e commi. Una Amministrazione rigorosa, che voglia effettivamente semplificare, deve dare indicazioni chiare, nette e inequivocabili ai propri cittadini e agli operatori economici e ai professionisti, adottando terminologie appropriate, comprensibili e nello stesso tempo sintetiche. Bisogna quindi sostituire l’attività di controllo, anche preventivo, alla montagna di adempimenti burocratici e alla montagna di carte rivelatasi spesso un puro adempimento formale senza alcuna cura del risultato.

Partecipazione civica. Pensiamo che i progetti che riguardano la città e la sua qualità non possano essere di esclusiva competenza degli apparati tecnici o delle Giunte: essi devono poter essere discussi e valutati preventivamente alla loro definitiva approvazione da parte dei cittadini, individuando un metodo di confronto che comunque porti ad una decisione, ispirandoci al modello del débat public, istituito in Francia da oltre 20 anni e recentemente introdotto nel nostro ordinamento con DPCM 24 agosto 2018.

La legge regionale 15/2018 sulla partecipazione va dotata di strumenti e risorse che la rendano davvero operativa ed efficace.

Frutti, senza pesticidi, biologici

Per le imminenti regionali occorre costruire un programma radicale negli obiettivi e pragmatico nell’implementazione. Questa mozione costituisce il quadro di riferimento per la sua più completa elaborazione. Il comitato scientifico fornirà ulteriori temi ed elementi.

Una condizione preliminare non può che riguardare la necessità di esentare la lista dalla sottoscrizione delle liste elettorali da parte dei cittadini. La data delle elezioni e le conseguenti condizioni atmosferiche renderanno assai problematica la raccolta delle firme nel mese di dicembre con l’ulteriore difficoltà rappresentata dal periodo natalizio.

La soluzione che sembra delinearsi, che prevede a fronte di una esenzione totale per chi ha eletti in consiglio regionale il permanere dell’obbligo, seppure con numeri ridotti, di raccogliere in tutto migliaia di sottoscrizioni in tutta la regione è inaccettabile, soprattutto per la disparità di trattamento: mentre ci saranno formazioni politiche che potranno dedicarsi tranquillamente alla campagna elettorale, i Verdi dovranno impiegare il loro tempo e le loro risorse per raccogliere firme.

I Verdi hanno proposto, anche attraverso la formulazione di emendamenti, di cancellare l’obbligo di raccolta firme anche chi fa parte di un unico partito europeo con un gruppo costituito, o in alternativa di cancellarlo per chi ha almeno un parlamentare eletto sotto un contrassegno, anche composito, contenente il simbolo e si aspettano un comportamento coerente da parte della maggioranza regionale.

Nell’ipotesi che non si volessero accettare tali ragionevoli e motivate proposte, si chiede che le firme almeno siano ridotte ad un terzo rispetto ai numeri eccessivi previsti dalla attuale legge che intende di fatto ostacolare anziché promuovere la partecipazione alle elezioni.

Da soli o in coalizione con il centrosinistra? La legge elettorale regionale a turno unico – che lo equipara a un ballottaggio che si vince anche con un solo voto in più – ci obbliga, di fronte al pericolo della destra, a valutare attentamente la necessità di un’alleanza di centro-sinistra con il PD, nella quale potremmo essere/saremo determinanti per la possibilità di vittoria.

La concreta possibilità di una vittoria alle prossime regionali di un centrodestra a guida leghista, già negativamente sperimentata a Ferrara e a Forlì, non può però essere la ragione esaustiva per una alleanza. Alleanza che non può che essere supportata da condivisibili condizioni programmatiche e politiche, coerenti con la svolta ecologica per la quale ci battiamo e ci batteremo: la crisi climatica ha suonato il campanello d’allarme, non c’è più tempo per tergiversare. Con la consapevolezza che non esistiamo per eleggere qualcuno, ma che vogliamo eleggere qualcuno per cambiare davvero.

I Verdi per le motivazioni ampiamente descritte sopra, decidono di presentarsi con una propria lista ecologista e autonoma ed escludono la possibilità di dare vita ad un lista unitaria con altre formazioni della sinistra.

Un secondo motivo di riflessione sulla opportunità di dar vita ad una alleanza di centrosinistra riguarda la possibilità di estenderla al M5S. I Verdi giudicano in modo critico le aperture fatte in questo ultimo periodo da esponenti nazionali del PD e dallo stesso presidente Bonaccini.

L’Assemblea dà mandato ai portavoce e al consiglio federale di verificare la compatibilità della presenza dei Verdi in una coalizione di cui faccia eventualmente parte anche il M5S.

Verificata invece la compatibilità fra le proprie posizioni politiche e programmatiche con quelle di un’altra giovane formazione politica in via di crescita e consolidamento, Volt, il cui unico eletto a livello europeo fa parte dello stesso gruppo politico dei Verdi europei, l’Assemblea dà mandato all’esecutivo di verificare la opportunità, il comune interesse e la compatibilità di dare vita ad una alleanza elettorale.

L’Assemblea decide di presentarsi alle elezioni con il simbolo di Europa Verde, introducendovi le eventuali modifiche parziali per adattarlo e farlo corrispondere al livello elettorale regionale.

Infine l’assemblea dei Verdi dell’Emilia Romagna rivolge un appello ai ragazzi di Friday For Future e di Extinction Rebellion perché in queste elezioni indirizzino il loro voto all’unica forza politica esistente che da sempre pone la questione dei cambiamenti climatici e del riscaldamento globale al vertice del proprio impegno politico, assicurando e garantendo su questa priorità assoluta determinazione, coerenza, rigore e competenza.

—————————–

Sulla base di queste premesse, come candidati co-portavoce dei Verdi dell’Emilia Romagna

proponiamo Silvia Zamboni e Paolo Galletti, un tandem che pedala insieme da mesi per la crescita dei Verdi in tutte la Regione,

Tesoriere – Sauro Turroni

Per l’esecutivo proponiamo un esponente per ognuna delle 7 province costituite:

Reggio Emilia – Maria Gabriella Raso

Forlì – Maria Grazia Creta

Bologna – Paolo Pandolfo

Modena – Paolo Siligardi

Ravenna – Gianluca Baldrati

Rimini – Cristina Mengozzi

Parma – Gian Matteo Palese

Per consiglio federale regionale proponiamo la seguente composizione:

i due coportavoce di ogni provincia più esecutivo, tesoriere e coportavoce regionali.

Incarichi – si propongono i seguenti :

Responsabile coordinamento enti locali – Matteo Badiali

Responsabile organizzazione – Isidoro Colluto

Responsabile Comunicazione – Marco Pederzini

Il seguente testo della mozione 2 “CUORE VERDE” integra la mozione unitaria:

Sentiamo la necessità di collegare e coordinare ancora meglio le Federazioni Provinciali di questa regione, non rinunciando ad aprirci all’Altro non solo per la necessità di ascolto e di dialogo a prescindere, ma anche perché crediamo che la contaminazione delle diversità ci aiuti a diventare prima persone migliori e quindi un partito prospettico.

Questa mozione nasce per aggregare pensieri ed energie volte a rilanciare l’organizzazione regionale dei Verdi, nella concreta necessità di aggiungere punti di vista, esperienze, ideologie e generazioni su un tavolo organizzativo che deve fare un salto in avanti per inclusione, trasparenza, propensione al rischio e alle diversità.

Ci adopereremo per contribuire al rafforzamento organizzativo della Federazione Nazionale dei Verdi.

La nostra direzione: pace, giustizia ambientale e sociale.

La nostra azione politica nasce dal desiderio che ogni persona, di questa generazione e di quelle che verranno, abbia le stesse possibilità di raggiungere il pieno sviluppo della persona umana, la piena partecipazione alla vita politica e sociale, e le stesse possibilità di godere della bellezza del nostro pianeta.

Dobbiamo sentirci prima di tutto “portatori di PACE”: si potrà dire di servire la causa della pace quando l’impegno appassionato dei politici sarà rivolto a che le città vengano allagate di giustizia, le case siano sommerse da fiumi di rettitudine e le strade cedano sotto un’alluvione di solidarietà, secondo questo splendido versetto del profeta Amos: “Fate in modo che il diritto scorra come acqua sorgente, e la giustizia come un torrente sempre in piena”.

La nostra azione mirerà a contrastare il disagio sociale in ulteriore intensificazione a causa delle violenze verso la parte più debole dei nostri simili: donne non rispettate, bambini maltrattati, immigrati non accolti, disabili e homeless non assistiti pertinentemente.

Stop al pensiero divisivo: con ostinazione lavoreremo per un cambiamento culturale della politica e della società, proporremo un manifesto per una politica inclusiva dei generi, degli orientamenti sessuali, dell’interculturalità, dell’aging, delle disabilità, della salute.

Oggi esiste, nella società, un ampio spettro di stereotipi e pregiudizi che porta la politica a promuovere e valorizzare persone che sono alla fine molto conformi e rappresentative di un modello organizzativo chiuso: i Verdi hanno il dovere di remare in direzione opposta e contraria.

Il nostro stile:

Unite behind the science: ci impegniamo a fondare le nostre scelte su una solida base scientifica.

Compagni di viaggio e non nemici: crediamo che tutti gli uomini siano compagni di viaggio sull’astronave Terra, e per quanto le idee altrui possano essere diverse dalle nostre, le soluzioni vanno trovate insieme. Crediamo nell’ascolto, nella proposta, nella critica costruttiva e nella denuncia delle ingiustizie, non consideriamo strumento politico l’insulto o il discredito dell’avversario.

Coerenti e pragmatici: desideriamo migliorare il mondo reale e non costruirne uno immaginario, siamo pronti a sostenere soluzioni migliorative anche se non perfette, ma non siamo disponibili a barattare qualcuno dei nostri ideali per ottenere qualcosa su un altro fronte.

Democratici: crediamo che le decisioni, specie le più importanti, debbano essere condivise e costruite attraverso il contributo di tutti. A ciascun iscritto deve essere garantito non solo il diritto di voto ma anche il diritto di iniziativa sulle principali scelte politiche, di regolamento interno, sulla candidatura e l’elezione a ruoli interni e sulla candidatura a cariche elettive e di nomina. Compito di chi ricopre ruoli organizzativi è rendere efficiente ed efficace questo processo democratico, e agevolare una gestione distribuita delle responsabilità, financo promuovendo un più rapido turnover delle cariche istituzionali, affinché ciascuno si senta coinvolto, e nessuno venga sovraccaricato.

Quello che vogliamo fare.

Cercheremo di accogliere nel nostro partito ancora più persone appassionate, competenti e capaci di dialogo costruttivo all’interno e all’esterno dei Verdi, con l’obiettivo di eleggere i nostri rappresentanti in tutte le Istituzioni Governative del Territorio. Nel frattempo, cercheremo di cogliere le opportunità di partecipazione che la politica offre anche ai non eletti (referendum, proposte di legge di iniziativa popolare, processi decisionali partecipati).

La crisi climatica è la sfida del nostro tempo e va affrontata con politiche di mitigazione e adattamento, ovvero attraverso la conversione ecologica di società ed economia.

Vogliamo essere LIEVITO di pensieri forti e proposte rivoluzionarie per la nostra Regione Emilia Romagna, per l’Italia e per l’Europa. Simbolicamente riassumiamo le nostre proposte nei “quattro elementi”:

Terra: per i Verdi dell’Emilia Romagna non c’è altro modo al di fuori del biologico e del biodinamico di coltivare la terra e di fare agricoltura. Siamo oltre il concetto di “consumo zero del suolo”: per noi, è necessario recuperare siti produttivi in disuso e restituirli alla naturale funzione di verde collettivo.

Inoltre poiché i semi del domani sono i giovani, proporremo l’integrazione degli orti scolastici nelle scuole elementari e medie (alcune già lo fanno) perché gli orti siano un mezzo per riscoprire il

rapporto con la natura ed i suoi equilibri.

Acqua: i Verdi dell’Emilia Romagna vogliono dare un senso al Referendum vinto qualche anno fa su questo tema. L’acqua deve essere pubblica, utilizzata secondo gerarchie di usi ben precise, non sprecata (manutenzione della rete di distribuzione). Per noi l’acqua non può essere fonte di profitto privato.

Aria: viviamo in una delle aree più inquinate del pianeta (pianura padana); favoriremo l’innovazione necessaria nel sistema dei trasporti e negli investimenti pubblici (da asfalto a rotaia e a bicicletta) attraverso la progettazione di incentivi mirati, evitando inutili e dannosi investimenti di potenziamento della rete stradale e aeroportuale.

Fuoco: favoriremo lo stop dei sistemi a combustione e l’utilizzo esclusivo di energie alternative, compresi gli inceneritori in applicazione dell’economia circolare e dell’obiettivo rifiuti zero.

Organizzeremo convegni scientifici per accrescere la consapevolezza dei nostri temi, dialogando con la gente e con gli organi di informazione. Ci attiveremo per organizzare una Festa del Clima (o una Notte Verde), in tutte le città capoluogo della nostra Regione, che trasferisca alle persone e alle comunità gioia e bellezza su questo argomento: metteremo in luce soluzioni intelligenti e divertenti; studieremo proposte concrete contro l’emergenza climatica che porteremo alle Istituzioni. In tal senso i Verdi intendono valorizzare il sapere dei docenti universitari e degli insegnanti di ogni ordine delle scuole, affinché si diffondano esperienze di educazione ambientale e conoscenze scientifiche in generale e sul clima e le energie rinnovabili in particolare.

Vogliamo essere punto di riferimento politico per l’associazionismo ambientale e solidale e per tutti coloro che ambiscono a un modello di sviluppo alternativo a quello attuale. Ci proporremo di dare voce alle richieste di Friday for Future e di Extinction Rebellion relative alla dichiarazione di emergenza climatica della Regione Emilia-Romagna e dei vari Comuni sul territorio.

Il sistema territoriale dell’Emilia Romagna è racchiuso fra il mare, l’Appennino e il fiume Po e queste tre invarianti del territorio devono essere i cardini della pianificazione a livello regionale, nel rispetto dei vincoli di sistema e dell’ambiente, considerando il territorio un ecosistema complesso, con l’intento esplicito di far divenire le tre direttrici le coordinate per la pianificazione, superando il concetto di viabilità come riferimento principale di ogni progettazione. A questo proposito, il Prit dovrà considerare e favorire innanzitutto il trasporto pubblico elettrificato e su rotaia e la viabilità leggera basata sulla bicicletta, nell’ottica di una riduzione del traffico basato su mezzi pubblici e privati alimentati con combustibili fossili.

Come Verdi dell’Emilia Romagna ci faremo portavoce dei temi legati al cibo, alla produzione agricola, alle eccellenze del territorio: proporremo la realizzazione di una certificazione di Alta Qualità Ambientale per i produttori che accetteranno di sottoporsi a un protocollo stabilito (per esempio, Pro Clima e Zero Impatto ambientale – controllo di processo produttivo globale).

Come Verdi dell’Emilia Romagna esigeremo la piena applicazione dell’articolo 13 del Trattato di Lisbona, affinché gli animali non siano considerati oggetti ma esseri senzienti titolari di diritti, il cui benessere deve essere tutelato dalla legge.

I Verdi dell’Emilia Romagna lavoreranno per la creazione di un Sistema Parchi, soprattutto in relazione alla questione della gestione e dei controlli.

I verdi dell’Emilia Romagna proporranno l’adozione del Bilancio del Bene Comune (sviluppando inoltre un apparato di Servizi Ecosistemici, che ha alla base il concetto di Risorse Naturali come bene comune e capitale per il Paese, i Pagamenti dei servizi ecosistemici, al fine di creare un fondo a disposizione delle comunità locali le cui risorse vengono utilizzate da imprese che realizzano profitti).

I Verdi dell’Emilia Romagna esigeranno la piena applicazione dei principi e delle norme sulla trasparenza e sulla partecipazione proponendo anche modifiche significatiche alle procedure per la valutazione di impatto ambientale e per rendere davvero efficaci le procedure di controllo per la tutela dell’interesse pubblico.

Sappiamo che uno dei massimi inquinatori sono i voli aerei. Il loro utilizzo è spropositato rispetto alle necessità. Le istituzioni devono dare l’esempio, riducendo i voli. I Verdi propongono, come primo atto concreto dell’attuazione delle delibere di contrasto all’Emergenza Climatica, votato da Regione ER e molti Comuni, che ogni Amministrazione riduca nel 2020 del 20% i voli aerei per arrivare al 90% in meno nel 2025.

I Verdi in Emilia-Romagna si faranno promotori di una sede stabile per il movimento dei Giovani Europei Verdi, che devono avere un percorso di crescita e formazione politica autonomo e al contempo devono essere incentivati a prendere ruoli di responsabilità. Inoltre si impegnano ad organizzare un “camp” estivo, con l’obiettivo di formazione su temi scientifici, culturali e politici, che sia in grado di attrarre giovani da tutta Italia con apertura agli altri paesi europei.

In tal senso i Verdi fin da ora si impegnano a dare spazio a giovani under 30 nei ruoli esecutivi. Ci impegniamo a realizzare incontri mensili aperti agli iscritti e agli interessati, per realizzare e ridefinire costantemente il nostro percorso.

“Quello che ci dobbiamo soprattutto trasmettere l’un l’altro è il senso del servizio del prossimo, nelle forme più larghe della solidarietà umana, senza menar vanto dell’ispirazione profonda che ci muove e in modo che l’eloquenza dei fatti tradisca la sorgente del nostro umanitarismo e della nostra socialità”.


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