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	<title>Verdi per la Costituente Ecologista &#187; Energia</title>
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	<description>Federazione Regionale dei Verdi dell&#039;Emilia Romagna</description>
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		<title>Sulle trivellazioni selvagge il Governo continua a sbagliare</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 10:50:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bortolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[liberalizzazioni]]></category>
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		<description><![CDATA[BONELLI: &#8220;E&#8217; UN TRUCCO LEGISLATIVO CHE PERMETTERA&#8217; LE TRIVELLAZIONI NELLE FUTURE AREE MARINE PROTETTE&#8221; Il Consiglio dei ministri sta lavorando in queste ore sulle modifiche alla bozza del decreto liberalizzazioni,...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p style="text-align: justify;"><strong>BONELLI: &#8220;E&#8217; UN TRUCCO LEGISLATIVO CHE PERMETTERA&#8217; LE TRIVELLAZIONI NELLE FUTURE AREE MARINE PROTETTE&#8221;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il Consiglio dei ministri sta lavorando in queste ore sulle modifiche alla <strong>bozza del decreto liberalizzazioni</strong>, in cui riescono ad entrare anche norme pericolose come quella delle <strong>trivelle facili</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Giornali come <a href="http://www.repubblica.it/economia/2012/01/20/dirette/liberalizzazioni_il_decreto_in_cdm-28462074/" target="_blank">Repubblica</a> e <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-01-20/dday-liberalizzazioni-ultimi-nodi-094545.shtml?uuid=AaMdbMgE" target="_blank">Il Sole 24 Ore</a> hanno annunciato nel primo pomeriggio la cancellazione della norma che, tra le altre cose, abbassava<strong> <a href="http://www.gabriellameo.it/not2011/item/30421-decreto-liberalizzazioni-trivelle-italia.html" target="_blank">il limite delle trivellazioni marine a sole 5 miglia dalle aree protette</a></strong>. Il fatto che fosse stata inserita è già un fatto inquietante, ma ancora più inquietante è ciò che è stato scoperto dai Verdi tra le righe di questa bozza.</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<p style="text-align: justify;">«La norma sulle trivellazioni libere non è affatto scomparsa dal decreto sulle liberalizzazioni» denuncia Angelo Bonelli, presidente nazionale del partito ecologista. «Abbiamo scoperto il trucco che consente di fare trivellazioni petrolifere anche in 17 aree di straordinario pregio ambientale e che devono essere ancora inserite nel decreto che contiene l&#8217;elenco delle Aree protette, perché fanno parte dell&#8217;<a href="http://www.minambiente.it/home_it/menu.html?mp=/menu/menu_attivita/&amp;m=argomenti.html%7CMare.html%7Caree_marine_pro.html%7Caree_marine_di_.html" target="_blank">Elenco delle Aree Marine</a> di prossima istituzione».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ecco il comma killer rintracciato dai Verdi</strong>: &#8220;Nel caso di istituzione di nuova area protetta restano efficaci i titoli abilitativi gia&#8217; rilasciati alla data di inserimento della stessa nell&#8217;elenco di cui al decreto 27 aprile 2010 e sue modifiche e integrazioni&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Con questo comma sarà possibile avviare nuove trivellazione nelle seguenti aree che sono aree marine protette di prossima istituzione:</p>
<p style="text-align: justify;">Procedimenti in corso<br />
1) Area marina protetta Costa del Piceno;<br />
2) Area marina protetta Isola di Gallinara;<br />
3) Area marina protetta Arcipelago Toscano;<br />
4) Area marina protetta Costa del Monte Conero;<br />
5) Area marina protetta Capo Testa &#8211; Punta Falcone;<br />
6) Area marina protetta Golfo di Orosei &#8211; Capo Monte Santu;<br />
7) Area marina protetta Isole Eolie;<br />
8) Area marina protetta Isola di Pantelleria;<br />
9) Area marina protetta Penisola Salentina;<br />
10) Area marina protetta Pantani di Vindicari;<br />
11) Area marina protetta Arcipelago della Maddalena;</p>
<p style="text-align: justify;">Procedimenti in fase di avvio<br />
12) Area marina protetta Monti dell&#8217;Uccellina &#8211; Formiche di Grosseto &#8211; Foce dell&#8217;Ombrone Talamone;<br />
13) Area marina protetta Costa di Maratea (L. 394/91);<br />
14) Area marina protetta Isola di Capri;<br />
15) Area marina protetta Isole Pontine;<br />
16) Area marina protetta Monte di Scauri;<br />
17) Area marina protetta Isola di San Pietro.</p>
<p style="text-align: justify;">«Inoltre la norma va letta anche alla luce di quanto previsto al comma 2 dell&#8217;art. 21 del decreto, che prevede che possano essere rilasciati provvedimenti conseguenti o comunque connessi (la formulazione è volutamente vaga&#8230;), comprese proroghe o il rilascio di concessioni conseguenti a un rinvenimento di un permesso di ricerca già rilasciato &#8211; continua il leader ecologista -. Attenzione, perché la norma dice espressamente che se il permesso è relativo ad un&#8217;area protetta di nuova istituzione, il rilascio della proroga è comunque possibile se questo avviene prima dell&#8217;inserimento in Elenco Ufficiale. Vale a dire: &#8220;oggi ti rilascio il permesso, domani inserisco l&#8217;area protetta in elenco, e tu petroliere hai un titolo perfettamente valido&#8230;&#8221;».</p>
<p style="text-align: justify;">Queste norme, va ricordato, devo ottenere il consenso dei ministri competenti in materia. «Chiediamo immediate spiegazioni al ministro dell&#8217;Ambiente Corrado Clini come mai sta consentendo anche con il suo parere favorevole alle trivellazioni in aree marine protette prossime all&#8217;istituzione?».</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Italia sta decidendo di favorire i grandi gruppi petroliferi a scapito dell&#8217;ambiente, del paesaggio, e del turismo sostenibile e di qualità. «Perché il ministero dell&#8217;Ambiente non tutela patrimoni naturali di straordinario rilievo come l&#8217;Isola di Pantelleria, le Isole Eolie? Con queste norme si fa semplicemente un favore ai petrolieri svendendo aree di enorme pregio naturalistico e che andrebbero tutelate senza se e senza ma».</p>
<p style="text-align: justify;">da <a href="http://www.verdi.it">www.verdi.it</a></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
</div>
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		<title>Serve una alternativa alle biomasse di Trecasali (PR)</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 10:38:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bortolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aria]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Parma]]></category>
		<category><![CDATA[biomasse]]></category>
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		<category><![CDATA[provincia parma]]></category>
		<category><![CDATA[qualità dell'aria]]></category>

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		<description><![CDATA[Le contrarietà alla realizzazione della centrale a biomasse di Trecasali da parte di Amministrazioni comunali, forze politiche, associazioni e cittadini che si stanno moltiplicando in questi giorni nella bassa parmense...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le contrarietà alla realizzazione della centrale a biomasse di Trecasali da parte di Amministrazioni comunali, forze politiche, associazioni e cittadini che si stanno moltiplicando in questi giorni nella bassa parmense dovrebbero far riflettere i rappresentanti degli enti che in conferenza dei servizi si trovano a dover valutare se rilasciare o meno l’autorizzazione alla costruzione dell’impianto.”</p>
<p>Commenta così la consigliera regionale dei Verdi Gabriella Meo che oggi ha depositato un’interpellanza alla Giunta regionale alla luce dei documenti presentati da Eridania Sadam nell’ambito della Valutazione di Impatto Ambientale che si sta svolgendo in Regione.</p>
<p>“lo Studio di Impatto Ambientale e i vari documenti allegati – continua la consigliera Meo – sono poco chiari in molti punti e anche troppo chiari in altri. Non spiegano, ad esempio, con precisione quante ceneri produrrà la combustione delle biomasse vegetali e in quale discarica verranno smaltite e non chiariscono il fabbisogno di acqua della centrale e da dove verrà estratta. Nei documenti di Eridania vengono presentati dati contraddittori e ciò non favorisce una esatta valutazione dell’impatto ambientale del progetto.”</p>
<p>“D’altra parte nei documenti presentati da Eridania in sede di VIA – continua l’esponente dei Verdi – che sono pubblici e sui quali le associazioni ambientaliste parmensi hanno presentato le loro osservazioni, si evidenzia che la centrale a biomasse comporterà un elevatissimo aumento del traffico pesante nell’area, con una stima di circa 7.226 mezzi all’anno durante la fase di esercizio. Ciò è comprensibile dato che l’impianto dovrà essere alimentato da 150.000 tonnellate all’anno di biomasse (un mix di cippato di legno e di cereali no food appositamente coltivati) la cui provenienza, sebbene Eridania affermi che in gran parte proverranno dal bacino di San Quirico, non è garantita da alcun pre-contratto o accordo di filiera.”</p>
<p>“Quello che è certo – ribadisce la consigliera Meo – è che la centrale a biomasse aggraverà le condizioni della qualità dell’aria nel territorio della bassa parmense e si sommerà all’inquinamento provocato dagli impianti esistenti e dalle autostrade in progetto (Ti.Bre e Cispadana). Se già oggi Parma detiene il non invidiabile primato di città con il maggior numero di sforamenti di PM10 in Emilia-Romagna, non voglio pensare ai livelli di polveri sottili che si misureranno una volta che entrerà in funzione la centrale a biomasse di Trecasali (e non solo quella).”</p>
<p>“Perciò nell’interpellanza ho chiesto – conclude Meo – quali impianti più inquinanti si intendano chiudere per realizzare gli obiettivi del piano regionale di miglioramento delle emissioni in atmosfera, in caso di rilascio dell’autorizzazione per tale progetto.”</p>
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		<title>29 ottobre: Giornata di mobilitazione nazionale contro il carbone</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Oct 2011 08:42:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bortolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aria]]></category>
		<category><![CDATA[Clima]]></category>
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		<category><![CDATA[porto tolle]]></category>

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		<description><![CDATA[Contro l&#8217;uso del carbone, per un lavoro degno, per contrastare i cambiamenti climatici e tutelare la salute dando speranza al nostro futuro. Appello per una manifestazione nazionale nel polesine e...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Contro l&#8217;uso del carbone, per un lavoro degno, per contrastare i cambiamenti climatici e tutelare la salute dando speranza al nostro futuro. Appello per una manifestazione nazionale nel polesine e presidi davanti alla centrale a carbone.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"> La scelta di incrementare l’uso del carbone per la produzione di energia elettrica è una scelta nociva e sbagliata, soprattutto oggi che i cambiamenti climatici costituiscono una minaccia per il futuro del Pianeta e le fonti rinnovabili, insieme all’efficienza energetica, rappresentano l’alternativa efficace e praticabile.</p>
<p style="text-align: justify;">La combustione del carbone in centrali elettriche rappresenta, infatti, la più grande fonte “umana” di inquinamento da CO2, più del doppio di quelle a gas. A parole tutti sono per la lotta ai cambiamenti climatici, ma in Italia si fanno scelte in senso contrario, nonostante l’Unione Europea abbia assunto la decisione di ridurre entro il 2020 di almeno del 20% le emissioni di gas serra, rispetto ai livelli del 1990.</p>
<p style="text-align: justify;">Il carbone è anche una grave minaccia per la salute di tutti: la combustione rilascia un cocktail di inquinanti micidiali (Arsenico, Cromo, Cadmio e Mercurio, per esempio), che coinvolgono un’area molto più vasta di quella intorno alla centrale. L’Anidride solforosa emessa, combinandosi con il vapore acqueo, provoca le piogge acide, per non parlare dei danni alla salute derivanti dalle polveri sottili.</p>
<p style="text-align: justify;">La consapevolezza del legame tra danno ambientale e minacce per la salute umana, con inevitabili costi per la collettività, dovrebbe ormai costituire una consapevolezza comune. Ciò nonostante, e per mere convenienze proprie legate all’attuale prezzo del carbone (peraltro in salita), alcune aziende insistono per costruire nuove centrali a carbone o riconvertire centrali esistenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Con i recenti referendum oltre 26 milioni di italiani hanno rivendicato il diritto a decidere del proprio futuro, un futuro in cui i cambiamenti climatici non raggiungano livelli distruttivi per l’ambiente, il benessere e la stessa specie umana, un futuro di vera sicurezza energetica, un futuro di vera e stabile occupazione. In contrasto con questa ampia richiesta popolare Governo, Enel e altri lanciano invece un “piano carbone” che, oltre a Porto Tolle, riguarda la riconversione di vecchie centrali come Vado Ligure, La Spezia, e Rossano Calabro, o addirittura la costruzione di nuove centrali come Saline Ioniche, con un livello di investimenti, pubblici e privati, dell’ordine di 10 miliardi di euro.</p>
<p style="text-align: justify;">Con buona pace del risparmio energetico e delle fonti rinnovabili. Rivendichiamo il diritto a essere coinvolti in scelte chiare, fondate su strategie e piani condivisi e non dettati dalle lobby energetiche, ma dall’interesse di tutti e dal bene comune. Proponiamo il territorio polesano come laboratorio nazionale per cominciare ad immaginare ed attuare l&#8217;alternativa energetica, per uscire dalle fonti fossili.</p>
<p style="text-align: justify;">Cominciamo questo percorso con una giornata di mobilitazione nazionale contro il carbone il 29 ottobre, e con una manifestazione nazionale nel Polesine.</p>
<p style="text-align: justify;">A Porto Tolle, l&#8217;ENEL vuole – anche con modifiche alle leggi e alle normali procedure, operate da una politica compiacente – convertire una centrale a olio combustibile in una centrale a carbone della potenza di 2000 MW, nel mezzo del parco del Delta del Po.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa centrale a carbone emetterebbe in un solo anno 10 milioni di tonnellate di CO2 (4 volte le emissioni di Milano), 2800 tonnellate di ossidi di azoto (come 3.5 milioni di auto), 3700 tonnellate di ossidi di zolfo (più di tutti i veicoli in Italia), richiedendo lo smaltimento di milioni di tonnellate di gessi e altre sostanze.</p>
<p style="text-align: justify;">La centrale a carbone di Porto Tolle non ha alcun senso. La riconversione avverrebbe al di fuori e contro di ogni strategia di riduzione delle emissioni di anidride carbonica (strategia che ancora oggi non c’è) e persino di ogni logica energetica, dal momento che l’Italia ha una potenza istallata quasi doppia rispetto al picco della domanda, al punto che i produttori di energia elettrica lamentano che gli impianti vengono oggi usati per un terzo della loro potenzialità.</p>
<p style="text-align: justify;">Non solo: oggi le maggiori prospettive di nuovi posti di lavoro, nel mondo e in Italia, sono nei settori delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica, con numeri che in alcuni Paesi ormai superano l’industria tradizionale; al contrario, la centrale a carbone porrebbe a rischio l’occupazione già esistente, e quella futura, nell’agricoltura, nel turismo e nella pesca. La riconversione a carbone avverrebbe con una tecnologia di combustione che, pur spinta ai suoi migliori livelli, resta sempre assai più inquinante di quella basata sul gas naturale, e dannosa per la salute; nel caso di Porto Tolle, i dati di rilevazione e le epidemiologie mostrano che l’inquinamento e i danni sanitari si estenderebbero per buona parte della Pianura Padana.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ricatto occupazionale di ENEL, dunque, va rifiutato da tutti con dignità e fermezza, perché oggi più che ieri il futuro è nell’economia sostenibile per l’ambiente e la salute, tanto più che, sul piano occupazionale, la bonifica dell&#8217;area ed una sua riconversione verso impianti e produzioni nel settore delle energie rinnovabili pulite darebbero lavoro stabile e sicuro ad un maggior numero di persone.</p>
<p style="text-align: justify;">Con la giornata del 29 ottobre ci rivolgiamo a tutti, anche a coloro che subiscono il ricatto occupazionale, nel Polesine e ovunque in Italia vi siano centrali a carbone o progetti di costruzione di nuove centrali o di ampliamento di quelle esistenti, per rifiutare tutti insieme la contrapposizione tra lavoro ambiente e salute, cominciando invece a costruire un lavoro dignitoso, una società basata sull’interesse comune e non sugli interessi di poche lobbies, sulla possibilità di un futuro per tutte e tutti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Promotori: </strong> Alternativa, AltraMente scuola per tutti, AltroVe, Arci, A Sud, Cepes, Circolo culturale AmbienteScienze, Comitato Energiafelice, Comitato SI&#8217; alle Rinnovabili NO al nucleare, Coordinamento Veneto contro il carbone, Ecologisti Democratici, Fare Verde, Federconsumatori, Focsiv &#8211; Volontari nel mondo, Forum Ambientalista, Greenpeace, ISDE-Medici per l&#8217;Ambiente, Italia Nostra, Kyoto Club, Legambiente, Lipu, Movimento difesa del cittadino, Movimento Ecologista, OtherEarth, Rete della Conoscenza (Uds-Link), RIGAS, Slow Food Italia, WWF, Ya Basta. <strong></strong></p>
<p><strong>Adesioni:</strong> Federazione nazionale dei Verdi, IDV, Prc-Fds, SEL.</p>
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		<title>Centrale a carbone a Porto Tolle? No grazie.</title>
		<link>http://www.verdiemiliaromagna.org/2011/10/14/centrale-a-carbone-a-porto-tolle-no-grazie/</link>
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		<pubDate>Fri, 14 Oct 2011 08:45:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bortolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aria]]></category>
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		<category><![CDATA[porto]]></category>

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		<description><![CDATA[L’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna ha approvato una risoluzione, presentata dai consiglieri del gruppo SEL-Verdi Gian Guido Naldi e Gabriella Meo e sottoscritta da diverse forze politiche, con la quale...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna ha approvato una risoluzione, presentata dai consiglieri del gruppo SEL-Verdi Gian Guido Naldi e Gabriella Meo e sottoscritta da diverse forze politiche, con la quale esprime piena condivisione delle motivazioni e degli obiettivi alla base della manifestazione nazionale contro la riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle e per lo sviluppo condiviso e sostenibile, indetta dal Comitato Delta Bene Comune il prossimo 29 ottobre ad Adria.</p>
<p style="text-align: justify;">“Il 12 luglio scorso – ricorda il consigliere Naldi – l’Assemblea aveva già approvato una risoluzione che impegnava la Giunta regionale a mantenere la netta contrarietà della Regione Emilia-Romagna al progetto di riconversione, attivandosi in tal senso in ogni sede competente.”</p>
<p style="text-align: justify;">“Con questo voto – prosegue la consigliera Meo – abbiamo voluto esprimere la nostra condivisione alle motivazioni e agli obiettivi espressi dagli organizzatori della manifestazione.</p>
<p style="text-align: justify;">La centrale a carbone, se verrà realizzata, causerà l’emissione, in un solo anno, di 10 milioni di tonnellate di CO2 (4 volte le emissioni di Milano), di 2800 tonnellate di ossidi di azoto (come 3.5 milioni di auto), di 3700 tonnellate di ossidi di zolfo (più di tutti i veicoli in Italia), che inevitabilmente provocheranno il peggioramento della qualità dell’aria anche nelle vicine province emiliano-romagnole di Ferrara e Ravenna.”</p>
<p style="text-align: justify;">“Il 29 ottobre – annunciano i due consiglieri – anche noi saremo ad Adria per partecipare alla manifestazione e per sostenere le ragioni di uno sviluppo condiviso e sostenibile per il Delta del Po.”</p>
<p><a href="http://www.gabriellameo.it/wp-content/uploads/2011/10/LEGGI-LA-RISOLUZIONE-MANIFESTAZIONE-PORTO-TOLLE.doc">LEGGI LA RISOLUZIONE &#8211; MANIFESTAZIONE PORTO TOLLE</a></p>
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		<title>Meo: Giusto il no alla centrale di Trecasali (PR)</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Sep 2011 09:48:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bortolini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Parma]]></category>
		<category><![CDATA[eolico]]></category>

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		<description><![CDATA[In seguito alla decisione della Giunta comunale di Trecasali di dire no alla centrale a biomasse progettata dal gruppo Eridania Sadam nell’area industriale di San Quirico, la consigliera regionale dei...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In seguito alla decisione della Giunta comunale di Trecasali di dire no alla centrale a biomasse progettata dal gruppo Eridania Sadam nell’area industriale di San Quirico, la consigliera regionale dei Verdi Gabriella Meo interviene per sostenere l’iniziativa del Comune della bassa parmense.</p>
<p>“Le preoccupazioni degli amministratori di Trecasali – sostiene la consigliera Meo – sono fondate e pienamente condivisibili, soprattutto quella sul prevedibile aumento dell’inquinamento atmosferico in tutto il territorio della bassa parmense che la centrale causerà, se verrà realizzata. Sono talmente convinta della giustezza di queste preoccupazioni che nei giorni scorsi ho presentato un’interrogazione alla Giunta regionale in vista della valutazione di impatto ambientale del progetto da parte degli uffici regionali.”</p>
<p>“Sul territorio – continua Meo – insistono già diversi impianti di produzione di energia che contribuiscono al peggioramento della qualità dell’aria, come la centrale Edison da 135 Mw, di cui recentemente la Regione ha autorizzato la ristrutturazione a parità di potenza (revamping), e l’impianto a biogas della stessa Erdiania e in un prossimo futuro la bassa parmense sarà attraversata dall’autostrada Tirreno-Brennero. In questo modo i principali inquinanti (polveri sottili e ossidi di azoto) aumenteranno sicuramente, mentre la cartografia regionale di zonizzazione di PM10/NO2 individua già il Comune di Trecasali, così come anche i Comuni limitrofi di Sissa, Colorno e Torrile, fra le aree di superamento del PM10 e il Comune di Parma fra quelle di superamento del PM10 e del NO2.”</p>
<p>“Oltre a ciò, la nuova centrale – prosegue l’esponente dei Verdi – non sarà a servizio dello zuccherificio di San Quirico, visto che la Provincia di Parma ha appena autorizzato Eridania ad installare 3 nuove caldaie per la produzione di vapore per un totale di 27 Mw termici.”</p>
<p>“Per questi motivi – conclude Meo – ho chiesto alla Regione di negare l’autorizzazione a nuovi impianti che aumenterebbero i superamenti degli inquinanti senza che contestualmente si attuino misure che determinino un significativo miglioramento della qualità dell’aria.”</p>
<p><a href="http://www.gabriellameo.it/wp-content/uploads/2011/09/LEGGI-INTERROGAZIONE-SULLA-CENTRALE-A-BIOMASSE-DI-TRECASALI-PR.doc">LEGGI INTERROGAZIONE SULLA CENTRALE A BIOMASSE DI TRECASALI (PR)</a></p>
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		<item>
		<title>‘Beni comuni’: La Regione vigili sul Governo e Comuni</title>
		<link>http://www.verdiemiliaromagna.org/2011/09/21/%e2%80%98beni-comuni%e2%80%99-la-regioni-vigili-sul-governo-e-comuni/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Sep 2011 09:50:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bortolini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La consigliera regionale dei Verdi, Gabriella ha partecipato al sessione odierna del ‘Question Time’ all’apertura dei lavori dell’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna domandando alla Giunta se l’ amministrazione regionale abbia già effettuato una valutazione sulla costituzionalità del Decreto 138/2011 presente all’interno della manovra finanziaria approvata lo scorso agosto. Un decreto che è stato criticato da tutto il mondo ecologista compreso il comitato nazionale “Si Acqua Pubblica” composto dai giuristi estensori dei quesiti referendari.</p>
<p style="text-align: justify;">Sembra evidente infatti che parti del decreto si pongano in contrasto con l’esito del recente referendum popolare in difesa dei beni comuni, destando una grande preoccupazione tra i cittadini che hanno votato contro la loro privatizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">La Giunta della Regione Emilia-Romagna ha risposto alla domanda dei due consiglieri attraverso l’intervento del sottosegretario Bertelli dicendo:</p>
<p style="text-align: justify;">‘La Regione Emilia-Romagna sta seguendo, congiuntamente ad altre regioni l’iter di questo decreto ora convertito nella legge n°148/11.</p>
<p style="text-align: justify;">La Regione sta anche verificando compiutamente se gli elementi di continuità ravvisati nella disciplina post-referendaria possano o meno tradursi in una elusione da parte del legislatore statale sulla volontà popolare espressa in sede referendaria, riservandosi – all’esito di tale indagine – ogni valutazione in ordine ad eventuali misure da intraprendere.</p>
<p style="text-align: justify;">In ogni caso, come si è detto, poiché l’articolo 4 prevede tra i settori esclusi quello del servizio idrico integrato e poiché una eventuale impugnazione in via diretta presuppone invece l’immediatezza della lesione giuridica lamentata, un’eventuale giudizio di legittimità costituzionale non potrà che riguardare l’ulteriore formazione che dovesse essere posta in essere nel settore.</p>
<p style="text-align: justify;">La consigliera dei Verdi Gabriella Meo ha concluso la discussione dopo la risposta del sottosegretario dicendo: ‘Siamo soddisfatti dell’attenzione che la Regione Emilia-Romagna sta avendo in merito a questa vicenda vista la volontà del Governo di mettere in discussione l’esito referendario, come ha dichiarato pubblicamente anche il ministro del lavoro Sacconi qualche giorno fa.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiediamo però alla Regione non solo di continuare il lavoro di monitoraggio relativo alla costituzionalità insieme alle altre regioni, ma anche di vigilare sui piccoli e grandi comuni del nostro territorio per evitare delle privatizzazioni selvagge in questo periodo di non chiarezza normativa, cosa che purtroppo sta accadendo.</p>
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		<title>Diga di Vetto : opera inutile e pericolosa</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Sep 2011 10:31:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bortolini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Massimo Montanari da &#8216;Terra&#8217; quotidiano ecologista ogni giorno in edicola. In questi ultimi mesi diversi esponenti del centrodestra emiliano non hanno perso occasione per rilanciare l’ormai decennale dibattito relativo...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Massimo Montanari da &#8216;Terra&#8217; quotidiano ecologista ogni giorno in edicola.</p>
<p style="text-align: justify;">In questi ultimi mesi diversi esponenti del centrodestra emiliano non hanno perso occasione per rilanciare l’ormai decennale dibattito relativo alla diga di Vetto, un megaprogetto di invaso nell’alto Appennino reggiano, per il quale PdL e Lega Nord hanno chiesto di inserire un capitolo nel bilancio della Regione che permetta il “project financing” dell’opera, senza spiegare, in ogni caso, dove si dovrebbe reperire la quota pubblica di finanziamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Sembra impossibile, ma è così: dopo 30 anni si parla ancora della diga di Vetto, un “ecomostro” di 100 milioni di metri cubi di acqua, con una superficie di4,35 chilometriquadrati, alto83 metri, impensabile nei costi (150-200 milioni di euro), sproporzionato per i fabbisogni e che, per tutti questi motivi, è già stato bocciato dalla Regione Emilia-Romagna.</p>
<p style="text-align: justify;">I sostenitori della diga parlano di turismo e di energia pulita, ma si “dimenticano” di dire che l’opera verrebbe ad inserirsi in un territorio fragile da un punto di vista idrogeologico e sismico, come venne ben evidenziato in sede di valutazione di impatto ambientale dal Prof. Floriano Villa, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Geologi Italiani.</p>
<p style="text-align: justify;">Del resto, la minimizzazione del problema terremoto è smentita anche dalla classificazione sismica dei Comuni dell’Emilia-Romagna che colloca Vetto e tutti i Comuni dell’alto Appennino reggiano in classe 2, cioè quella a maggiore sismicità.</p>
<p style="text-align: justify;">La cosa che però più stupisce è l&#8217;aver “dimenticato” che per S. Polo d&#8217;Enza passa una &#8220;faglia attiva&#8221; molto importante, messa in evidenza dagli studi di sismotettonica realizzati per l’individuazione del sito nucleare di Viadana. La faglia attiva di S. Polo d&#8217;Enza interessa l&#8217;alveo del torrente Enza e passa per Vetto.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; forse opportuno ricordare l&#8217;assoluta inedificabilità sulle faglie attive. Ad esempio, le procedure previste negli Stati Uniti per le faglie attive impediscono anche le costruzioni di fognature e di campi sportivi attraverso una faglia attiva per la sua altissima pericolosità.</p>
<p style="text-align: justify;">Sulla questione è intervenuta recentemente la consigliera regionale dei Verdi Gabriella Meo: “I sostenitori della diga vogliono costruire a cavallo di una faglia attiva un rilevato di80 metri, che contiene un lago di circa 100 milioni metri cubi d&#8217;acqua, con un bacino interessato da versanti franosi per un minimo di 2 milioni di metri cubi sopra i centri abitati della bassa valle!  Credo inutile ogni altro commento.”</p>
<p style="text-align: justify;">Al deficit idrico delle attività agricole si risponde con il risparmio della risorsa, con la ristrutturazione delle reti per diminuire le enormi perdite di acqua e con la realizzazione di bacini, dove necessari, nelle casse di espansione e nelle cave esaurite. Tutte indicazioni che sono già state date dalla Regione e dalle Province nei Piani di Tutela delle Acque.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio in questi giorni la Giuntaregionale, attraverso il Programma Regionale di Sviluppo Rurale, ha messo a disposizione degli agricoltori 10,2 milioni di euro per la realizzazione e il potenziamento di<strong> invasi</strong> per la<strong> raccolta dell’acqua</strong> da destinare all’irrigazione e agli allevamenti. Con questa misura si intende favorire l’acculo di risorse irrigue nelle stagioni a maggiore piovosità da utilizzare per migliorare la gestione di quei terreni che sarebbero costretti a prelevare l’acqua dalla falda.</p>
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		<title>Ferrara, no coke a Porto Tolle</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Sep 2011 09:19:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bortolini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<category><![CDATA[Inquinamento]]></category>

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		<description><![CDATA[di Massimo Montanari &#8211; &#8216;Terra&#8217; quotidiano ecologista ogni giorno in edicola ENERGIA. Gli ambientalisti contro Zaia e Romani che hanno “blindato” il progetto Enel. Tutti i rischi della riconversione. Hanno...]]></description>
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<div style="text-align: justify;">di Massimo Montanari &#8211; <strong>&#8216;Terra&#8217;</strong> quotidiano ecologista ogni giorno in edicola</div>
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<p><strong>ENERGIA.</strong> Gli ambientalisti contro Zaia e Romani che hanno “blindato” il progetto Enel. Tutti i rischi della riconversione.</p>
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<p style="text-align: justify;">Hanno marciato sulla spiaggia, partendo dal Lido di Volano, passando per il Lido delle Nazioni e Porto Garibaldi, al grido di “No al carbone, sì al parco” e inalberando grandi cartelli sui quali erano dipinte le lettere che andavano a comporre la scritta “NO COKE”, per informare e sensibilizzare i bagnanti sui pericoli del carbone e sul progetto di conversione della centrale. E’ questa l’immagine che si poteva cogliere in una delle ultime domeniche di agosto in provincia di Ferrara, quando il Comitato del Basso Ferrarese contro la conversione a carbone della centrale termoelettrica dell’Enel a Porto Tolle ha promosso una delle sue tante manifestazioni. Il progetto Enel per Porto Tolle è al centro di una vicenda politico-giudiziaria intricatissima: oltre all’inchiesta della Procura di Rovigo sulla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, infatti, tutto l’iter burocratico della riconversione (2,5 miliardi di euro di spesa secondo l’Enel) si è scontrato sin dall’inizio con l’impossibilità di impiantare una centrale a carbone all’interno del Parco del Delta del Po che, secondo la legge regionale che lo ha istituito, può ospitare al massimo una centrale a metano.<br />
 <br />
L’intervento del presidente della Regione Veneto Luca Zaia, che ha chiesto e ottenuto la modifica della legge regionale, e quello del ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani, che ha “blindato” l’impianto con un comma “ad centralem” nella finanziaria 2011, hanno però capovolto le carte in tavola cambiando le regole del gioco. «Proprio nel cuore del delta del Po – spiegano gli attivisti del Comitato – in una delle più importanti aree di interesse ambientale d’Italia e a due passi dalla nostra provincia, la trasformazione a carbone della centrale che già in passato ci ha regalato un tragico  impatto ambientale e sanitario, non ci risparmierà. La riconversione della centrale, prevede l’immissione nell’atmosfera di 10,3 milioni di tonnellate di metri cubi di Co2 annui, senza considerare l’inquinamento generato dal trasporto. Lo vogliamo?».<br />
 <br />
Secondo una nota di Legambiente, infatti, gli impatti sanitari, ambientali e occupazionali che verrebbero dalla realizzazione del progetto dell’Enel costituirebbero un severo danno al territorio e all’economia di larga parte del Nord Est. Nonché, un aumento delle emissioni di gas a effetto serra superiore a 4 volte quelle dell’intera città di Milano. Tutte le città del Veneto sono già oggi fuori norma sia per il PM 10 che per il PM 2,5: con questa scelta la Giunta Zaia garantisce un peggioramento della qualità dell’aria per gran parte della Pianura Padana. Tutto questo per salvare meno di 200 posti di lavoro che potrebbero essere assorbiti da un equivalente impianto a gas naturale, ipotesi più razionale visto che accanto al sito della centrale è stato costruito il più importante terminale gasifero off-shore del paese. I rischi posti dalla conversione a carbone sono evidenti, senza contare che proprio il carbone ritarda il lancio di seria politica di investimenti sulle rinnovabili.</p>
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		<title>No alla privatizzazione di Hera</title>
		<link>http://www.verdiemiliaromagna.org/2011/07/25/no-alla-privatizzazione-di-hera/</link>
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		<pubDate>Mon, 25 Jul 2011 10:09:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bortolini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Paolo Galleti da &#8216;Terra&#8217; quotidiano ecologista ogni giorno in edicola Già oggi la società,quotata in borsa,se pur a maggioranza pubblica,privilegia le logiche del profitto a detrimento della pubblica utilità....]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>di Paolo Galleti da &#8216;Terra&#8217; quotidiano ecologista ogni giorno in edicola</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Già oggi la società,quotata in borsa,se pur a maggioranza pubblica,privilegia le logiche del profitto a detrimento della pubblica utilità. Per questo è nata la campagna “un&#8217;altra hera”: per ridare finalità</p>
<p style="text-align: justify;">di interesse pubblico alla gestione dell&#8217;acqua,dei rifiuti,del gas, dell&#8217;elettricità. Privatizzare Hera,come vuole il Governo, significherebbe consegnare a interessi speculativi settori strategici come i rifiuti.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;altra Hera. Per questo si sono mobilitate associazioni,forze politiche ( tra cui i verdi dell&#8217;Emilia Romagna),esperti e militanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti oggi il gigante che ha accorpato diverse municipalizzate,agisce con una logica di mercato che appanna fortemente ed a volte annulla la sua finalità originaria. Quella di erogare servizi alla collettività nel massimo rispetto dell&#8217;ambiente e con tariffe eque.</p>
<p style="text-align: justify;">Non dimentichiamo che il patrimonio delle municipalizzate ,confluite poi in Hera, nasce da investimenti dei soldi dei cittadini.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi purtroppo la presenza in borsa, la costruzione di società partecipate in una serie di scatole cinesi di difficile controllo hanno portato al cambio, di fatto, del compito di Hera , che è diventato  l&#8217;appetibilità in borsa delle proprie quote.</p>
<p style="text-align: justify;">Per i cittadini questo non ha portato a nessun beneficio di riduzione delle tariffe.</p>
<p style="text-align: justify;">Esistono certo i dividendi che vanno a rimpinguare le magre casse dei comuni ,soprattutto Bologna,perchè ai piccoli comuni restano le briciole e d un servizio che sfugge ormai al loro controllo.</p>
<p style="text-align: justify;"> E soprattutto nella gestione dei rifiuti Hera  ha privilegiato inceneritori , che comportano un contributo pubblico, grazie ai famigerati CIP 6, e messo i bastoni tra le ruote ai Comuni che vogliono fare la raccolta differenziata porta a porta. Emblematico il caso di Bologna, dove la raccolta differenziata è al palo e dove non si vuole introdurre il porta a porta nel centro storico.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo Hera ha bisogno di combustibile per il suo inceneritore al Frullo , alle porte della città,vicino alla Granarolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma anche dove Hera cede ai comuni virtuosi che esigono il porta a porta, il servizio reso costa ai cittadini più che in altri comuni analoghi.</p>
<p style="text-align: justify;">Prendiamo il caso di Sasso Marconi: il porta a porta costa 135/140 euro per abitante , mentre in un comune analogo ,Ponte delle Alpi,dove il servizio comprende anche lo spazzamento,l&#8217;isola ecologica e la gestione del Verde il costo si riduce a 95 euro per abitante,</p>
<p style="text-align: justify;">La differenza : lì non c&#8217;è una mega società quotata in borsa.</p>
<p style="text-align: justify;">Diventa quindi essenziale ridefinire il contratto di servizio tra i comuni proprietari della maggioranza di Hera ( in primis Bologna) e la società in modo da riportarla alle sue finalità originarie di servizio pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche gli amministratori vanno scelti con queste finalità,non solo per il business o per affinità partitiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Hera è molto attenta alla sua immagine: campagne a tappeto nelle scuole</p>
<p style="text-align: justify;">sulla tutela dell&#8217;ambiente e il riciclo dei rifiuti,manifesti a gogò per la regione a magnificare le sue finalità ambientali.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il risultato dei referendum contro la privatizzazione , una valanga di sì in Emilia Romagna, sono stati un duro colpo.</p>
<p style="text-align: justify;">Hera deve cambiare radicalmente e comportarsi come una società con finalità pubbliche.</p>
<p style="text-align: justify;">In Romagna si propone di affidare al consorzio interamente pubblico Romagna Acque,tutta la gestione del ciclo dell&#8217;acqua.</p>
<p style="text-align: justify;">Per i rifiuti i cittadini premono per la raccolta porta a porta spinta.</p>
<p style="text-align: justify;">La decisione del Governo di privatizzare va contro il nuovo senso comune che si è costruito in questi anni,da ultimo con i referendum.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è vero che pubblico è necessariamente inefficienza o clientelismo: occorre costruire un nuovo senso dei beni comuni,gestiti e controllati con la massima partecipazione ed efficienza.</p>
<p style="text-align: justify;">Sappiamo invece già cosa significherebbe far gestire ad aziende vocte solo al facile profitto settori strategici come i rifiuti .Il caso Campania -Impregilo insegna.</p>
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		<title>Fermiamo l&#8217;incubo nucleare &#8211; 19/4 Bologna</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Apr 2011 11:54:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Ronchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Nucleare]]></category>

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		<description><![CDATA[Martedì 19 aprile 2011, ore 17,30 presso La Scuderia, p.zza Verdi n°2, Bologna Cosa sta veramente accadendo in Giappone? E cosa vogliono fare con il nucleare in Italia? Il ritorno...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.verdiemiliaromagna.org/wp-content/uploads/2011/04/428px-Mario_Tozzi-214x300.jpg" alt="" title="428px-Mario_Tozzi" width="214" height="300" class="alignnone size-medium wp-image-939" /><br />
Martedì 19 aprile 2011, ore 17,30 <strong>presso La Scuderia, p.zza Verdi n°2, </strong><strong>Bologna</strong></p>
<p>Cosa sta veramente accadendo in Giappone?<br />
E cosa vogliono fare con il nucleare in Italia?<br />
Il ritorno al nucleare rappresenta davvero una scelta sensata<br />
per le esigenze energetiche e per il nostro futuro? Noi pensiamo di no!<br />
Ne parliamo con un esperto di fama nazionale e noto conduttore televisivo:</p>
<p>Mario Tozzi</p>
<p>Il 12 giugno si voterà per il referendum contro il ritorno del nucleare.<br />
Vai a votare e vota SI’ per dire NO al nucleare!</p>
]]></content:encoded>
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