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	<title>Verdi per la Costituente Ecologista &#187; Rifiuti</title>
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	<description>Federazione Regionale dei Verdi dell&#039;Emilia Romagna</description>
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		<title>‘Beni comuni’: La Regione vigili sul Governo e Comuni</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Sep 2011 09:50:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bortolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<category><![CDATA[Nucleare]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La consigliera regionale dei Verdi, Gabriella ha partecipato al sessione odierna del ‘Question Time’ all’apertura dei lavori dell’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna domandando alla Giunta se l’ amministrazione regionale abbia già effettuato una valutazione sulla costituzionalità del Decreto 138/2011 presente all’interno della manovra finanziaria approvata lo scorso agosto. Un decreto che è stato criticato da tutto il mondo ecologista compreso il comitato nazionale “Si Acqua Pubblica” composto dai giuristi estensori dei quesiti referendari.</p>
<p style="text-align: justify;">Sembra evidente infatti che parti del decreto si pongano in contrasto con l’esito del recente referendum popolare in difesa dei beni comuni, destando una grande preoccupazione tra i cittadini che hanno votato contro la loro privatizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">La Giunta della Regione Emilia-Romagna ha risposto alla domanda dei due consiglieri attraverso l’intervento del sottosegretario Bertelli dicendo:</p>
<p style="text-align: justify;">‘La Regione Emilia-Romagna sta seguendo, congiuntamente ad altre regioni l’iter di questo decreto ora convertito nella legge n°148/11.</p>
<p style="text-align: justify;">La Regione sta anche verificando compiutamente se gli elementi di continuità ravvisati nella disciplina post-referendaria possano o meno tradursi in una elusione da parte del legislatore statale sulla volontà popolare espressa in sede referendaria, riservandosi – all’esito di tale indagine – ogni valutazione in ordine ad eventuali misure da intraprendere.</p>
<p style="text-align: justify;">In ogni caso, come si è detto, poiché l’articolo 4 prevede tra i settori esclusi quello del servizio idrico integrato e poiché una eventuale impugnazione in via diretta presuppone invece l’immediatezza della lesione giuridica lamentata, un’eventuale giudizio di legittimità costituzionale non potrà che riguardare l’ulteriore formazione che dovesse essere posta in essere nel settore.</p>
<p style="text-align: justify;">La consigliera dei Verdi Gabriella Meo ha concluso la discussione dopo la risposta del sottosegretario dicendo: ‘Siamo soddisfatti dell’attenzione che la Regione Emilia-Romagna sta avendo in merito a questa vicenda vista la volontà del Governo di mettere in discussione l’esito referendario, come ha dichiarato pubblicamente anche il ministro del lavoro Sacconi qualche giorno fa.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiediamo però alla Regione non solo di continuare il lavoro di monitoraggio relativo alla costituzionalità insieme alle altre regioni, ma anche di vigilare sui piccoli e grandi comuni del nostro territorio per evitare delle privatizzazioni selvagge in questo periodo di non chiarezza normativa, cosa che purtroppo sta accadendo.</p>
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		<title>A Formigine si può fare!</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Jan 2011 16:50:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Galletti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Modena]]></category>
		<category><![CDATA[Rifiuti]]></category>
		<category><![CDATA[formigine]]></category>

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		<description><![CDATA[di Paolo Fontana &#8211; Verdi per la Costituente di Formigine ed ex Assessore alle Politiche Ambientali (dal quotidiano &#8220;TERRA&#8221; del 30 dicembre 2010) La recente classifica di Legambiente Emilia-Romagna ancora...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Paolo Fontana &#8211; Verdi per la Costituente di Formigine ed ex Assessore alle Politiche Ambientali (dal quotidiano &#8220;TERRA&#8221; del 30 dicembre 2010)</strong></p>
<p><span style="font-size: small;">La recente classifica di Legambiente Emilia-Romagna ancora una volta ha posto Formigine, comune di 34000 abitanti in Provincia di Modena, tra i Comuni virtuosi e nei primissimi posti in Regione per percentuale di raccolta differenziata che è arrivata al 57,4% a metà 2010.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Solo 10 anni fa la percentuale di raccolta differenziata a Formigine non andava oltre il 20% e proprio nei primi anni del nuovo secolo è iniziato un lavoro impegnativo per innalzare questa percentuale a livelli delle migliori esperienze del nostro Paese; lavoro che è coinciso con l’assunzione di responsabilità nell’Amministrazione Comunale dei Verdi che hanno imposto questo progetto come una delle priorità dell’ Amministrazione.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Il progetto si è dispiegato su più fronti, dall’estensione della rete delle Isole Ecologiche, a campagne di comunicazione molto forti e coinvolgenti, alla modifica del Regolamento Comunale che ha definito come “obbligatoria” la raccolta differenziata, alla riorganizzazione dei servizi con un passaggio a forme domiciliarizzate per alcune tipologie di rifiuti, primo passaggio per una completa domiciliarizzazione, alla razionalizzazione della raccolta stradale con la realizzazione di Stazioni di Base diffuse.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Ad oggi il sistema di raccolta è ancora una forma mista, stradale e domiciliarizzata, e possiamo sicuramente affermare che il processo di passaggio al porta a porta spinto si è sostanzialmente interrotto per due cause: </span></p>
<ol>
<li><span style="font-size: small;">Il conferimento di SAT, l’azienda municipalizzata dei Comuni del Distretto Ceramico, nella multi utility Hera,</span></li>
<li><span style="font-size: small;">L’estromissione dei Verdi e delle forze ecologiste nella nuova Amministrazione che ha di fatto emarginato i temi ecologisti dalle priorità della nuova Amministrazione.</span></li>
</ol>
<p><span style="font-size: small;">Il rischio oggi è che i successi ottenuti, non solo sulle percentuali di raccolta differenziata, ma anche sulla produzione dei rifiuti che vede Formigine come un Comune tra i più virtuosi, si blocchino di fronte alle esigenze aziendali di Hera che ha una rete di smaltimento da far girare (leggi inceneritore di Modena) e di fronte all’incapacità politica della nuova Amministrazione di andare oltre alla normale amministrazione e alla gestione dei buoni risultati ottenuti negli anni scorsi. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Ci sarebbe davvero bisogno del rilancio politico dei temi ecologisti che sapesse imporre di nuovo la ridefinizione delle priorità alle Amministrazioni Comunali, questo a Formigine come in tutti i Comuni della nostra Provincia, condizione questa per rilanciare il lavoro sulla gestione integrata dei rifiuti che possa far fare ulteriori passi in avanti per arrivare a risultati importanti avvicinando quelle percentuali che in molte parti d’Italia si cominciano a raggiungere con scelte coraggiose. </span></p>
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		<title>HERA: un aumento di capitale da mandare&#8230; a rusco!</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Jan 2011 16:20:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Ferrara]]></category>
		<category><![CDATA[Forlì-Cesena]]></category>
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		<category><![CDATA[ex municipalizzate]]></category>

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		<description><![CDATA[articolo pubblicato su Terra, quotidiano ecologista, del 13 gennaio 2011 Pierpaolo Lanzarini &#8211; Assessore all&#8217;Ambiente – Sasso Marconi In questi giorni HERA S.p.A. sta chiedendo ai Consigli dei Comuni soci...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- p { margin-bottom: 0.21cm; } --><em>articolo pubblicato su Terra, quotidiano ecologista, del 13 gennaio 2011</em></p>
<p>Pierpaolo Lanzarini  &#8211; Assessore all&#8217;Ambiente – Sasso Marconi</p>
<p>In questi giorni HERA S.p.A. sta chiedendo ai Consigli dei Comuni soci la ratifica dell&#8217;aumento di capitale destinato a finanziare l&#8217;acquisto di società impegnate nel business dei rifiuti. Si tratta di una operazione complessa, basata sull&#8217;emissione di un prestito obbligazionario convertibile in azioni vere e proprie.</p>
<p>A quanto pare, assemblando varie notizie che riguardano la Holding bolognese, la manovra finanziaria servirebbe per rendere possibile l&#8217;acquisto di una società ligure impegnata nel business dello smaltimento di rifiuti. Si mormora però di progetti di acquisizione anche di parte di COSEA e GEOVEST, le due società attualmente “indipendenti” operanti in provincia di Bologna.</p>
<p>L&#8217;entrata di HERA in borsa ha generato questa aberrazione dei Consigli Comunali obbligati a scimmiottare i consigli di aministrazione, che perdono intere sedute a dissertare di concambi, di proiezioni, di azioni, obbligazioni, bond ecc&#8230;, con i quali, con ogni probabilità, la maggiorparte dei consiglieri comunali non ha mai avuto grande dimestichezza. Così ci si trova a votare, sulla fiducia (o sulla sfiducia, in genere da parte di chi è in minoranza, dalle nostre parti), provvedimenti oscuri il cui unico obiettivo è il mantenimento o il rafforzamento del valore delle azioni di HERA a Piazza Affari.</p>
<p>Non sfugge il cambio di finalità: non più l&#8217;erogazione di servizi per la collettività, ma l&#8217;appetibilità delle proprie quote. E così se ne è andato “in cavalleria” un investimento fatto coi soldi dei cittadini – la municipalizzata – che avevano investito, originariamente, in uno strumento al loro servizio.</p>
<p>Qui c&#8217;è un ribaltamento di fronte che, da solo, giustificherebbe qualche prudenza nel sostenere queste operazioni finanziarie.</p>
<p>A questo, invece, va aggiunto che da quando è quotata in borsa, tutte le operazioni finanziarie e societarie di HERA S.p.A. non hanno portato ad alcun beneficio diretto in termini di riduzione delle tariffe applicate ai cittadini, sia direttamente, sia attraverso il prelievo della TARSU, anzi, si assiste annualmente a richieste di aumenti ben al di sopra del tasso di inflazione.</p>
<p>Non solo: i costi pro-capite applicati da HERA per i servizi di gestione dei rifiuti solidi urbani e assimilati risultano sempre più alti di quelli praticati da società che producono performance di raccolta differenziata molto più elevate. Due esempi per tutti: Ponte nelle Alpi (BL) e Berlingo (BS). Il primo è un Comune virtuosissimo con una raccolta differenziata (porta a porta, ovviamente) all&#8217;86% e costi pro-capite che si aggirano intorno ai 95 euro ad abitante. All&#8217;interno dei quali, si badi bene, stanno anche i costi per la manutenzione del verde urbano, oltre agli spazzamenti e alla gestione del centro di raccolta. Il secondo con differenziata oltre il 70% (sempre porta a porta) e costi ad abitante intorno ai 92 euro. Sempre comprensivi di spazzamenti e stazione ecologica.</p>
<p>Ponte nelle Alpi è servito da una srl interamente di proprietà comunale. Berlingo da una spa di proprietà di un consorzio di Comuni.</p>
<p>Da noi, serviti dalla grande azienda industrializzata, quotata in borsa, in grado di esercitare grandi economie di scala, ecc&#8230; il costo per servizi similari non riesce a scendere al di sotto dei 125 euro ad abitante. Nel caso del Comune di Sasso Marconi (75 % di RD), che conosco bene, si aggirano intorno ai 135-140.</p>
<p>Certo, ci sono i dividendi, che però, nel caso dei piccoli comuni soci non coprono minimamente tali differenze di costo.</p>
<p>Stanti così le cose, è forte il timore che altri ampliamenti della società produrrebbero un ulteriore allontanamento dagli interessi concreti del territorio e degli utenti per concentrare ancor più di ora l&#8217;attenzione sul valore delle azioni in borsa</p>
<p>Per questi motivi, credo che sia necessario, da parte di chi ha responsabilità amministrative, mettere in discussione la proposta di ampliamento di capitale di HERA.</p>
<p>Nell&#8217;attesa e con l&#8217;augurio che, con un po&#8217; più di lucidità da parte di tutti, si riesca a mettere finalente in discussione il rapporto che attualmente lega le amministrazioni locali alla holding di viale Berti-Pichat.</p>
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		<title>A Parma “dalla culla alla culla”</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Jan 2011 16:13:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Parma]]></category>
		<category><![CDATA[Rifiuti]]></category>
		<category><![CDATA[inceneritori]]></category>
		<category><![CDATA[produzione]]></category>

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		<description><![CDATA[articolo pubblicato su Terra, quotidiano ecologista, del 13 gennaio 2011 Gabriele Bollini Lunedì 10 Gennaio 2011 Parma ha ospitato gli “eroi dell&#8217;ambiente”, così designati dal Time: una conferenza che si...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- p { margin-bottom: 0.21cm; }a:link {  } --><em>articolo pubblicato su Terra, quotidiano ecologista, del 13 gennaio 2011</em></p>
<p>Gabriele Bollini</p>
<p><a href="http://www.verdiemiliaromagna.org/wp-content/uploads/2011/01/Parma-dalla-culla-alla-culla2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-771" src="http://www.verdiemiliaromagna.org/wp-content/uploads/2011/01/Parma-dalla-culla-alla-culla2.jpg" alt="" width="75" height="75" /></a>Lunedì 10 Gennaio 2011 Parma ha ospitato gli “eroi dell&#8217;ambiente”, così designati dal Time: una conferenza che si preannunciava come un evento di levatura internazionale, organizzata dall&#8217;Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse (GCR) e che ha ottenuto il patrocinio del Comune di Parma, Agenzia alla Sanità.</p>
<p>All&#8217;Auditorium Paganini (tempio della cultura progettato da Renzo Piano) i cittadini di Parma e non solo hanno potuto ascoltare il chimico tedesco Michael Braungart (in collegamento skype dalla Virginia) e l&#8217;architetto William McDonough , ovvero gli esperti mondiali della svolta “cradle to cradle” (“dalla culla alla culla”): un modo innovativo di progettare e produrre beni, senza incidere negativamente sull&#8217;ambiente e sulle persone. E&#8217; stata una occasione importante e partecipata -Auditorium gremito fino alle 23.30 e diretta streaming- in particolare per gli addetti ai lavori che hanno potuto rendersi conto della concretezza e della lungimiranza della proposta, anche per il beneficio delle loro aziende.</p>
<p>In sostanza, dopo aver capito come gestire i rifiuti, ora si passa alla progettazione.</p>
<p>L&#8217;Associazione nasce nel 2006 da un&#8217;iniziativa degli Amici di Beppe Grillo di Parma, che, prendendo esempio dai loro cugini di Reggio Emilia decisero di raccogliere almeno 1000 firme per una mozione di iniziativa popolare da presentare al Consiglio Comunale contro la costruzione di un inceneritore proponendo invece, appunto, una gestione corretta dei rifiuti e delle risorse. Numerosi cittadini hanno aderito fin da subito, consentendo di raccogliere in breve tempo le firme necessarie per presentare la mozione di iniziativa popolare.</p>
<p>Il 31 marzo 2006 il Consiglio Comunale, nonostante la grande mobilitazione dei cittadini che esprimevano la forte preoccupazione per un progetto di questo genere, ha deliberato sulla localizzazione dell&#8217;inceneritore, dando così di fatto avvio alla sua realizzazione, approvando la variante urbanistica a larga maggioranza, con soli due voti contrari. Una vera vergogna bipartisan.</p>
<p>Diverse anime compongono il gruppo: cittadini comuni, ambientalisti, attivisti dell&#8217;informazione&#8230;, singoli o associati (WWF, Greenpeace, Medici per l&#8217;Ambiente, Girotondi di Parma). Tutti condividendo un obiettivo primario: informare la popolazione della città su una gestione dei rifiuti da effettuare secondo le normative europee &#8211; e non come si fa attualmente in Italia- e fare da intermediari tra i cittadini e gli amministratori comunali e provinciali, al fine di convincerli a rivedere le loro posizioni.</p>
<p>Il 16 aprile 2010 alla Camera di Commercio viene presentato il progetto alternativo all&#8217;inceneritore.</p>
<p>Il 17 aprile 2010 a Parma si è svolta la prima manifestazione nazionale contro gli inceneritori. 5000 persone hanno portato sotto la pioggia il loro appoggio da tutta Italia alla vertenza contro l&#8217;inceneritore di Ugozzolo.</p>
<p>Il cambiamento in atto va &#8220;dalla culla alla culla&#8221;, perché dobbiamo comprendere come poter fare business senza metterci in conflitto con la natura, con l&#8217;acqua, la terra e l&#8217;aria. Progettare e costruire imitando e rispettando le leggi di questo pianeta, il quale in sé non conosce il concetto di rifiuto, perché tutto ciò che è scarto per un sistema biologico, diviene materia prima per un altro sistema biologico.</p>
<p>La frazione organica deve ritornare alla terra: gli scarti di cucina, gli sfalci, le potature&#8230;non sono un rifiuto! Sono un nutrimento.</p>
<p>San Francisco, con i suoi 800 mila abitanti, riesce a intercettare quasi tutto l&#8217; organico scartato dalle famiglie, dai ristoranti, trasformandolo in fertilizzante molto richiesto dalle fattorie e dalle vigne locali.</p>
<p>Nel terzo millennio dobbiamo affrontare anche il metabolismo tecnologico, secondo il quale tutti gli altri materiali post-utilizzo devono essere reimpiegati nei processi produttivi.</p>
<p>I due guru del riciclo totale della materia hanno portato questa testimonianza: progettare, costruire e vivere dalla culla alla culla non è utopia, ma è possibile ora. Vi sono molte aziende disposte a ripensare la produzione e a mettersi in gioco in base a questi criteri: Nike, Ford, Toyota, Philips, Xerox. E certamente non lo hanno fatto solo per una mera questione di immagine. Significa che conviene.</p>
<p>Eloquenti, a proposito, le parole dell&#8217;Unione Industriali di Bergamo: &#8220;Un&#8217;innovazione intesa in senso totale, che non riguardi solamente il ciclo di vita del prodotto dalla culla alla tomba, ma anche la possibilità che il prodotto sia alla fine reinserito in un nuovo ciclo tecnologico come materia prima dalla culla alla culla, per rendere sempre più concreto un modello di sviluppo basato sulla sostenibilità ambientale&#8221;.</p>
<p>L&#8217;altra sera è intervenuto anche Luigi Campanella, presidente della Società Chimica Italiana, per illustrare il progetto “Zeroemissions”, con l&#8217; ambizione di condurre anche Parma a questo traguardo.</p>
<p>Le nostre città di trovano ad un a un bivio: continuare ad incenerire i rifiuti (o meglio, i materiali post-consumo) e rimanere nel Medio-Evo dove si bruciava senza pensare alle conseguenze, oppure scegliere la sostenibilità e la riconversione ecologica dell&#8217;economia (o blue economy come la chiama Gunter Pauli).</p>
<p>Per approfondimenti</p>
<p>Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma – GCR</p>
<p>visita http://gestionecorrettarifiuti.it</p>
<p>oppure scrivi a gestionecorrettarifiuti@gmail.com</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>La raccolta dei rifiuti porta a porta: l’esperienza del Comune di Monte San Pietro (BO)</title>
		<link>http://www.verdiemiliaromagna.org/2010/12/18/la-raccolta-dei-rifiuti-porta-a-porta-l%e2%80%99esperienza-del-comune-di-monte-san-pietro-bo/</link>
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		<pubDate>Sat, 18 Dec 2010 08:19:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rifiuti]]></category>
		<category><![CDATA[Hera]]></category>
		<category><![CDATA[Porta a Porta]]></category>

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		<description><![CDATA[dal quotidiano ecologista Terra del 16 dicembre 2010 intervista di Gabriele Bollini a Manuela Ruggeri, ex assessore all&#8217;Ambiente del Comune di Monte San Pietro Monte San Pietro (BO), è un...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>dal quotidiano ecologista Terra del 16 dicembre 2010</p>
<p><!-- p { margin-bottom: 0.21cm; } --><span style="color: #000000"><span style="font-size: small">intervista di Gabriele Bollini a Manuela Ruggeri, ex assessore all&#8217;Ambiente del Comune di Monte San Pietro</span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-size: small">Monte San Pietro (BO), è un comune sparso di circa 10.976 abitanti con una superficie di 74,65 km quadrati. La sede municipale si trova in località Calderino. (fonte Wikipedia)</span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-size: small">Un altro piccolo comune della provincia di Bologna (vedi articolo su Sasso Marconi su Terra 9 dic 2010) che attivando la raccolta domicialirizzata (porta a porta) è passato dal 26 all’80% di raccolta differenziata in pochi mesi.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-size: small"><strong>Com’è stato possibile?</strong> Facile, i cittadini differenziano bene, con gesti semplici, già a casa loro, quelli che chiamiamo rifiuti o anche beni post-consumo, insomma ciò di cui abbiamo deciso di liberarci. I cittadini espongono, cioè mettono fuori dalla loro casa, secondo un calendario, i rifiuti così separati. E gli addetti alla gestione del servizio rifiuti passano e raccolgono tutti i sacchetti o i bidoncini esposti. </span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-size: small"><strong>L’uovo di Colombo?</strong> Eh sì, sembra proprio esserlo. Alte percentuali di raccolta differenziata, tanta materia che si può recuperare, necessità di impianti di smaltimento ridotta veramente al minimo, costi contenuti e posti di lavoro in più. Così descritto, sembra un sistema facile, ed in effetti lo è, e tante sono le realtà e i comuni italiani dove si pratica con successo, in tutti i generi di tipologie insediative. Certo, è molto diverso dall’attuale sistema, quello a cassonetti stradali, per intenderci. Tanti “bei cassonetti” sempre non troppo puliti, un tantino puzzolenti, di capienza in crescita continua, nei quali i cittadini possono conferire come e quando vogliono, dentro e fuori dagli stessi, qualunque tipo di rifiuto anche pericoloso, anche tossico, anche non assimilabile.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-size: small">In questo modo abbiamo la separazione di rifiuti praticata al minimo, consumo insostenibile di materia, necessità esponenziale di impianti di smaltimento e costi crescenti. </span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-size: small"><strong>E allora, come mai non si diffonde a macchia d&#8217;olio la raccolta domicialirizzata “porta a porta”?</strong></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-size: small">Perchè, chi, come la nostra multiutility, ex azienda municipalizzata, Hera s.p.a., gestisce discariche e inceneritori può, in questo modo, fare buoni guadagni, sostenuti dalla pratica del contributo pubblico. E quindi non solo non ha nessun interesse a praticare la raccolta porta a porta ma addirittura frena al volere degli amministratori virtuosi opponendosivi duramente.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-size: small">Proprio il sistema dei guadagni che si ottengono dalla gestione degli impianti di incenerimento è  uno dei motivi forti che impediscono ed ostacolano la diffusione estesa di un sistema di raccolta dei rifiuti virtuoso nei nostri territori.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-size: small"><strong>Cioè? Puoi spiegare meglio ai nostri lettori il </strong><em><strong>busillis</strong></em><strong>?</strong></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-size: small">Anche se mascherato da intenti di tutela, l’obiettivo dei gestori degli impianti di smaltimento rimane focalizzato sullo smaltire e sul bruciare. I medesimi soggetti sono spesso, nei fatti, contemporaneamente incaricati del servizio di raccolta e di smaltimento, e questo non aiuta.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-size: small">Gli oppositori al sistema domiciliare, frequentemente impersonati dai gestori (“pubblici”)medesimi (e spesso e volentieri anche dagli ATO), invocano il basso gradimento dei cittadini e paventano l’aumento dei costi. </span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-size: small"><strong>Ma è vero che la raccolta porta a porta costa di più?</strong></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-size: small">In merito ai costi viene da chiedersi come sia possibile che in regioni limitrofe alla nostra, tale problema non si presenti, anzi, anche studi recenti confermano l’equivalenza sostanziale dei costi con prestazioni però assai difformi (Cfr. documento preliminare del Piano di Gestione dei Rifiuti della Provincia di Bologna e Valutazione statistico-economica dei modelli di gestione dei rifiuti urbani in Lombardia, Regione Lombardia).</span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-size: small">Il porta a porta, specie se “spinto”, produce sempre risultati eccellenti, il sistema a cassonetto stradale arranca verso posizioni assai arretrate (massimo 50% di RD).</span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-size: small"><strong>Che cosa ci puoi dire invece relativamente al gradimento dei cittadini che secondo la </strong><em><strong>vox populi</strong></em><strong> sembrerebbero essere contrari per il disagio che questo porta nella quotidianità?</strong></span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-size: small">In merito al gradimento, è vero, in fase di avvio, i cittadini spesso esprimono perplessità anche rilevanti. Del resto la gestione dei rifiuti è argomento che ha a che vedere con la nostra quotidianità, con quello che avviene in casa nostra. Il sistema di raccolta ci coinvolge direttamente e ogni cambiamento si intreccia con il nostro vivere quotidiano: pensate a quando viene chiesto di spostare i cassonetti perchè troppo vicini a casa o troppo lontani o brutti alla vista, o perchè ruba spazi per i parcheggi, etc.. </span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-size: small">In realtà, chi pratica la raccolta domiciliare sa che si tratta di una modalità del tutto possibile, facile da agire, comoda da praticare, alla quale ci sia abitua nel giro di pochi giorni. Una modalità che ci consente di “vedere” bene quanta “roba” buttiamo via. Separando ci rendiamo consapevoli che potremmo fare a meno di tutta quella carta e quella plastica che avvolgono ciò che acquistiamo; potremmo cominciare a pensare che si potrebbe organizzare in modo diverso il sistema degli imballaggi e della distribuzione. Potremmo pure renderci conto del fatto quasi tutto ciò che buttiamo è composto da materia che si può recuperare: plastica, carta, vetro, metalli e resti verdi o organico. Potremmo vedere con i nostri occhi quanto sia modesta la quantità che non possiamo separare e che destiniamo al sacchetto dell’indifferenziato; potremmo renderci conto che tale modesta quantità è per buona parte composta da materiale plastico; così come potremmo venire a sapere che esistono realtà virtuose, in Italia, dove si recupera anche questa parte. Penso, ad esempio, al centro di riciclo di Vedelago, per visitare il quale abbiamo organizzato una gita per la cittadinanza. Allora potremmo chiederci per quale ragione si stia continuando a puntare sugli impianti di incenerimento? E per quale motivo non ci si orienti decisamente anche verso impianti di recupero. Domande scomode? Forse sì. </span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-size: small"><strong>Chiudiamo l&#8217;intervista con Manuela Ruggeri -che ora non fa più l&#8217;assessore ma è rimasta “nel giro” girando per l&#8217;Italia a disposizione dei comitati che vogliono passare al porta a porta- con questa amara considerazione finale.</strong> </span></span></p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-size: small"><strong>Se i gestori e la politica danno voce alle perplessità in merito alla comodità della pratica del porta a porta mi domando chi dia voce, chi ascolti, chi tenga in considerazione le perplessità, anche dure e decise, dei tantissimi medici per l’ambiente e dei bravissimi comitati di cittadini preoccupati, giustamente, per la salute di tutti e critici verso un modello di sviluppo orientato più all’interesse particolare piuttosto che al bene comune.</strong></span></span></p>
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		<title>Rifiuti, un&#8217;altra storia</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Dec 2010 14:33:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rifiuti]]></category>
		<category><![CDATA[comuni virtuosi]]></category>
		<category><![CDATA[consumo critico]]></category>
		<category><![CDATA[merci]]></category>

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		<description><![CDATA[articolo pubblicato su Terra quotidiano ecologista del 9 dicembre 2010 Prendete un comune, Sasso Marconi (BO), metteteci degli amministratori capaci e pieni di energia e curiosità. Aggiungete dei funzionari che...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- td p { margin-bottom: 0cm; }p { margin-bottom: 0.21cm; } -->articolo pubblicato su Terra quotidiano ecologista del 9 dicembre 2010</p>
<p>Prendete un comune, Sasso Marconi (BO), metteteci degli amministratori capaci e pieni di energia e curiosità. Aggiungete dei funzionari che <strong>hanno voglia di mettersi in gioco</strong>, e il gioco è fatto.</p>
<p>Sasso Marconi è un paesone di circa 15.000 abitanti sulle colline dell’appennino bolognese, con una superficie di 96,54 km quadrati (fonte <strong>Wikipedia</strong>).</p>
<p>Nel 2008 <strong></strong><strong>l’amministrazione sceglie la strada del buon senso</strong> e decide di affrontare la questione rifiuti con concretezza ed efficienza, introducendo il sistema porta a porta (dopo anni di trattative con il soggetto che “controlla” i rifiuti in mezza Emilia-Romagna, <strong>Hera Spa</strong>) ed eliminando dalle strade i cassonetti.</p>
<p>In pochi mesi la percentuale di differenziata (è una costante negli oltre 1.500 comuni che fanno il porta a porta in tutta Italia) <strong>schizza oltre il 70%</strong>, da un misero ed iniziale 17% della raccolta stradale.</p>
<p>Il Comune capisce in fretta che ad un’ottima raccolta differenziata, frutto di un intenso e propedeutico lavoro di informazione, formazione e condivisione che ha visto i cittadini della comunità veri protagonisti della “rivoluzione quotidiana”, deve affiancarsi una serie composita di progettualità finalizzate alla <strong>riduzione alla fonte</strong> della produzione pro-capite dei rifiuti.</p>
<p>Ecco allora che spuntano nel corso degli anni i mercatini per lo scambio dei vestiti usati, gli accordi con i piccoli commercianti di Sasso Marconi per la vendita di prodotti sfusi e alla spina, l’introduzione dei pannolini lavabili nei nidi comunali, la fontana con l’acqua del sindaco e gli incentivi per l’utilizzo delle borsine di stoffa.</p>
<p>Nel 2009, grazie al progetto “Scelgo io”, il Comune di Sasso Marconi viene premiato dalla giuria del Premio 5 stelle (che non ha niente a che fare con il Movimento 5 stelle<strong>)</strong>, nella categoria “nuovi stili di vita”. Il progetto (progettato e gestito dall&#8217;Associazione Mercato Diverso di Bologna) vuole promuovere comportamenti individuali e collettivi ambientalmente e socialmente sostenibili, attraverso un processo partecipativo che coinvolge direttamente i cittadini, i giovani e le famiglie, favorendo lo scambio e le relazioni. Offrendo e sostenenendo l&#8217;accesso a beni e servizi prodotti con un alto valore di sostenibilità ambientale e sociale, ovvero promuovendo quelle realtà che maggiormente si mettono in gioco a partire proprio dal processo produttivo, che è strettamente collegato a quello di consumo e che non può prescindere da un&#8217;azione completa che tenga conto di tutta la filiera dei prodotti, dalla loro progettazione allo loro fine, quando si trasformano in rifiuti.</p>
<p>Sentir parlare <strong>Pierpaolo Lanzarini</strong>, assessore all’ambiente del Comune di Sasso Marconi riconcilia con la politica e con le istituzioni. E’ un ottimo amministratore pubblico, cercatelo: <strong>ha una storia virtuosa da raccontare</strong>!</p>
<p>[www.comunivirtuosi.org]</p>
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		<pubDate>Wed, 08 Dec 2010 10:18:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Aria]]></category>
		<category><![CDATA[Inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[Rifiuti]]></category>
		<category><![CDATA[inceneritori]]></category>
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		<description><![CDATA[Posto questa lettera di Attilio Tornavacca, Direttore dell&#8217;Ente di Studio per la Pianificazione Ecosostenibile dei Rifiuti, una &#8220;autorità&#8221; in materia di rifiuti, per chi non lo conoscesse, nella quale commenta...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Posto questa lettera di Attilio Tornavacca, Direttore dell&#8217;Ente di Studio per la Pianificazione Ecosostenibile dei Rifiuti, una &#8220;autorità&#8221; in materia di rifiuti, per chi non lo conoscesse, nella quale commenta uno studio del Politecnico di Milano su nanopolveri commissionato da Federambiente, e la notizia come la riporta La Nuova Ecologia sul suo sito.</p>
<p>GB</p>
<div></div>
<div><span style="font-family: Arial;font-size: x-small"><span style="font-family: Arial;font-size: x-small">Cari amici,</span></span></div>
<div><span style="font-family: Arial;font-size: x-small"> </span></div>
<div><span style="font-family: Arial;font-size: x-small"><span style="font-family: Arial;font-size: x-small">sul sito </span><a href="http://www.lanuovaecologia.it/"><span style="font-family: Arial;font-size: x-small">www.lanuovaecologia.it</span></a><span style="font-family: Arial;font-size: x-small"> il 2°  articolo della home page riporta il titolo &#8220;Dai termovalorizzatori meno polveri  di un camino», basandosi su uno studio di alcuni accademici del  politecnico di Milano molto attivi anche nel campo della consulenza nel settore  dell&#8217;incenerimento. </span></span></div>
<div><span style="font-family: Arial;font-size: x-small"><span style="font-family: Arial;font-size: x-small">Poichè chi ha scritto l&#8217;articolo non commenta il  fatto, a chi frequenta il sito può quindi sembrare che la redazione di Nuova  Ecologia quale organo ufficiale di Legambiente non abbia nulla da recriminare in  proposito. Non ho trovato alcuna posizione critica da parte della redazione  dell&#8217;organo ufficiale di Legambiente cosa che mi ha molto rattristato&#8230; Va  innanzitutto chiarito che i</span><span style="font-family: Arial;font-size: x-small">l termine polveri  ultrafini si riferisce a particelle con diametro inferiore a 0.1 μm (100 nm) di  cui ad oggi risulta molto problematica la rilevazione anche con gli apparecchi  utilizzati nello studio del Politecnico. In effetti sia la versione dello studio  datata maggio 2009 sia quella datata ottobre 2010 riportano la seguente  frase:</span></span></div>
<div><span style="font-family: Arial;font-size: x-small"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: x-small">&#8220;..<em>La concentrazione in massa è in questo  caso poco significativa poiché:<br />
- la quantità in peso dimateriale presente  all’emissione è di norma trascurabile, con livelli generalmente inferiori ai  limiti di rilevabilità dei protocolli di campionamento ed analisi disponibili  per il particolato fine: ciò rende molto problematica la misura con precisione  accettabile;<br />
- i presunti impatti sulla salute sembrano correlarsi non tanto  allamassa, che è trascurabile, quanto al numero di particelle che possono,per le  loro dimensioni,penetrare in profondità nell’apparato  respiratorio&#8230;&#8221;<br />
</em></span></span></span></div>
<div><span style="font-family: Arial;font-size: x-small"><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: x-small">Nella versione del maggio 2009 era però poi  presente la seguente frase che è stata eliminata nella versione  dell&#8217;ottobre 2010: <em>&#8220;..L</em></span></span><span style="font-family: Arial"><span style="font-size: x-small"><em>e difficoltà di campionamento conseguenti alle infime quantità del  materiale presente all’emissione quale polvere ultrafine rendono particolarmente  complessa ed incerta la rilevazione della composizione  chimica&#8230;</em>&#8220;</span></span></span></div>
<div><span style="font-family: Arial;font-size: x-small"> </span></div>
<div><span style="font-family: Arial;font-size: x-small"><span style="font-family: Arial;font-size: x-small">Nelle conclusioni della versione datata maggio 2009  si scriveva almeno, che &#8220;<em>Per ciò che riguarda più specificatamente  l’incenerimento di rifiuti, tale attività ha certamente un ruolo nella  problematica dell’ultrafine</em>&#8220;. Tale frase non compare pià nella versione  dell&#8217;ottobre 2010.</span></span></div>
<div><span style="font-family: Arial;font-size: x-small"> </span></div>
<div><span style="font-family: Arial;font-size: x-small"><span style="font-family: Arial;font-size: x-small">A mio parere emerge chiaramente che la nuova  versione dello studio non risulta un approfondimento della precedente ma  soltanto una versione in cui si sorvola sui tre aspetti più critici relativi  alle emissione di nanopolveri dagli inceneritori:</span></span></div>
<div><span style="font-family: Arial;font-size: x-small"><span style="font-family: Arial;font-size: x-small">1) al momento attuale i sistemi di campionamento in  uso per valutare le emissioni degli impianti di incenerimento non sono stati  sviluppati e progettati per rilevare efficacemente le polveri ultrafini e quindi  la campagna di analisi effettuata dal Politecnico appare viziata  all&#8217;origine:</span></span></div>
<div><span style="font-family: Arial;font-size: x-small"><span style="font-family: Arial;font-size: x-small">2) lo studio dimostra soltanto che, in confronto  agli altri tipi di emissioni con sono state confrontate con gli inceneritori,  gli inceneritori sono caratterizzati da elevate emissioni proprio nel campo  dell&#8217;ultrafine cioé quello più pericoloso in assoluto;</span></span></div>
<div><span style="font-family: Arial;font-size: x-small"><span style="font-family: Arial;font-size: x-small">3) un confronto dal punto di vista della  concentrazione in massa (come quello riportato nelle tabelle riportate nelle  conclusioni) non risulta per nulla significativo ed anche nello studio del  politecnico si è dovuto ammettere che: <em>&#8220;&#8230;L</em></span><em><span style="font-family: Myriad-Roman;font-size: small"><span style="font-family: Myriad-Roman;font-size: small"><span style="font-family: Arial;font-size: x-small">’epidemiologia del particolato sospeso, e gli attuali riferimenti  normativi che ne derivano, sono tutti basati sulla presenza in atmosfera  valutata in termini di concentrazione in massa che, viste le robuste relazioni  tra livelli di concentrazione ed effetti sulla salute, costituisce indubbiamente  un ragionevole indicatore della tossicità. Tuttavia, esiste il legittimo dubbio  che la concentrazione in massa non sia il parametro adeguato per rappresentare  gli effetti della componente ultrafine, che agirebbe non in proporzione alla  massa, che è trascurabile, ma al numero e alla superficie specifica. In tal  caso, gli effetti sulla salute non sarebbero compiutamente rappresentati dalle  misure convenzionali di particolato, e di conseguenza le strategie messe in  campo per la riduzione delle emissioni della componente grossolana  (PM</span></span></span><span style="font-size: x-small"><span style="font-family: Arial">10) e fine (PM2.5)  potrebbero essere inefficaci per la componente  ultrafine&#8230;&#8221;</span></span></em></span></div>
<p><span style="font-family: Arial;font-size: x-small"><em> </em></span><em> </em></p>
<div><span style="font-family: Arial;font-size: x-small">Se si vuole confrontare le varie versioni  dello studio per esprimere il proprio parere in merito Vi segnalo che  la prima versione del maggio 2009 la trovate nel seguente sito</span></div>
<div><span style="font-family: Arial;font-size: x-small"><a href="http://www.federambiente.it/Primopiano/Emissione%20di%20polveri%20fini%20e%20ultrafini%20da%20impianti%20di%20combustione/sintesi%20dello%20studio.pdf">http://www.federambiente.it/Primopiano/Emissione%20di%20polveri%20fini%20e%20ultrafini%20da%20impianti%20di%20combustione/sintesi%20dello%20studio.pdf</a></span></div>
<div><span style="font-family: Arial;font-size: x-small">Qui trovi la stessa versione a cui è stato fatto un  &#8220;lifting&#8221; per la stampa come vedete dal titolo:</span></div>
<div><span style="font-family: Arial;font-size: x-small"><a href="http://www.federambiente.it/Primopiano/Emissione%20di%20polveri%20fini%20e%20ultrafini%20da%20impianti%20di%20combustione/sintesi%20stampa%20def%20lifting.pdf">http://www.federambiente.it/Primopiano/Emissione%20di%20polveri%20fini%20e%20ultrafini%20da%20impianti%20di%20combustione/sintesi%20stampa%20def%20lifting.pdf</a></span></div>
<div><span style="font-family: Arial"><span style="font-family: 'Comic Sans MS'"><span style="font-family: Arial;font-size: x-small"><span style="font-family: Arial;font-size: x-small">L&#8217;ultima  versione datata ottobre 2010 la trovi  qui</span></span></span></span></div>
<div><span style="font-family: Arial"><span style="font-family: 'Comic Sans MS'"><span style="font-family: Arial;font-size: x-small"><span style="font-family: Arial;font-size: x-small"><a href="http://www.federambiente.it/Primopiano/Leap/Emissioni%20di%20Polveri%20Fini%20e%20Ultrafini.pdf">http://www.federambiente.it/Primopiano/Leap/Emissioni%20di%20Polveri%20Fini%20e%20Ultrafini.pdf</a></span></span></span></span></div>
<div><span style="font-family: Arial"><span style="font-family: 'Comic Sans MS'"><span style="font-family: Arial;font-size: x-small"><span style="font-family: Arial;font-size: x-small">Io ho  lasciato un sintetico commento nel sito della nuova  ecologia.</span></span></span></span></div>
<div><span style="font-family: Arial"><span style="font-family: 'Comic Sans MS'"><span style="font-family: Arial;font-size: x-small">Attilio Tornavacca</span></span></span></div>
<div><span style="font-family: Arial"><span style="font-family: 'Comic Sans MS'"><span style="font-family: Arial;font-size: x-small"><br />
</span></span></span></div>
<div><span style="font-family: Arial;font-size: x-small">PS ho trovato uno studio abbastanza interessante  sulle nanopolveri nel sito</span></div>
<div><span style="font-family: Arial;font-size: x-small"><a href="http://www.regione.veneto.it/NR/rdonlyres/C13B51EC-140D-492B-8186-BE7D35314A3B/0/B_Polveriultrafiniedeffettisullasalute_B.pdf">http://www.regione.veneto.it/NR/rdonlyres/C13B51EC-140D-492B-8186-BE7D35314A3B/0/B_Polveriultrafiniedeffettisullasalute_B.pdf</a></span></div>
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		<title>I Verdi sempre più preoccupati delle scatole cinesi di Hera</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Nov 2010 18:16:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Rifiuti]]></category>
		<category><![CDATA[beni comuni]]></category>
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		<description><![CDATA[I Verdi per la Costituente Ecologista dell&#8217;Emilia-Romagna che aderiscono alla campagna “Unaltrahera”, sono sempre più preoccupati per la situazione di scatole cinesi che si viene sempre più a determinare con...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- p { margin-bottom: 0.21cm; } -->I Verdi per la Costituente Ecologista dell&#8217;Emilia-Romagna che aderiscono alla campagna “Unaltrahera”, sono sempre più preoccupati per la situazione di scatole cinesi che si viene sempre più a determinare con il gioco delle vendite, fusioni, incorporazioni e partecipazioni della nostra ex-municipalizzata effettuate senza più alcun controllo da parte dei soci pubblici di maggioranza (ancora fino al 2013).</p>
<p>Ultime in ordine di tempo, da un lato, l&#8217;incorporazione di ACAM-La Spezia e, dall&#8217;altro, la vendita del 20% del capitale di Herambiente “leader in Italia nello smaltimento e recupero dei rifiuti, sia urbani che speciali”, a EISER Global Infrastructure Fund, uno dei principali fondi infrastrutturali europei (già presente in Italia con il 100% della proprietà della società di trasporto gas Società Gasdotti Italia).</p>
<p><a href="http://www.verdiemiliaromagna.org/wp-content/uploads/2010/11/hera.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-644" title="hera" src="http://www.verdiemiliaromagna.org/wp-content/uploads/2010/11/hera-300x111.jpg" alt="" width="300" height="111" /></a>Oramai quasi un anno fa Ivan Cicconi, della campagna “unaltrahera”, rivolse al sindaco Del Bono e, per suo tramite, al Presidente di Hera Spa, nonché presidente di Hera Comm srl, socio di maggioranza di Hera Comm Mediterranea srl, che ha come partner al 49,99% Csr srl (rappresentata nel suo CdA dal fratello del allora sottosegretario Nicola Consentino, accusato di concorso esterno in associazione camorristica), 10 domande da cittadino preoccupato su queste partecipazioni, che non ebbero allora alcuna risposta dal Comune, se non dall&#8217;ufficio Relazioni esterne e Rapporti con i media di Hera.</p>
<p>La nostra preoccupazione deriva dal fatto che queste operazioni porteranno vantaggi solo alle banche ed ai privati; i lavoratori saranno ulteriormente &#8220;tagliati&#8221;, sia nel salario che a livello occupazionale, mentre l&#8217;utenza, in particolare quella domestica, vedrà ulteriormente lievitare le tariiffe, senza alcun miglioramento reale del servizio ricevuto. mentre i &#8221;contratti di solidarietà&#8221;, appena rifiutati dai lavoratori, sono solo il primo di una lunga serie di tentativi di penalizzazione del personale.</p>
<p><strong>Gabriele Bollini</strong></p>
<p><strong>co-presidente dei Verdi per la Costituente Ecologista dell&#8217;Emilia-Romagna</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Riaffiora l&#8217;inganno dei Cip6</title>
		<link>http://www.verdiemiliaromagna.org/2008/02/08/riaffiora-linganno-dei-cip6/</link>
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		<pubDate>Fri, 08 Feb 2008 14:39:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Ronchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rifiuti]]></category>

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		<description><![CDATA[Riaffiora l’inganno dei CIP6, in una situazione difficile come quella campana. Grazie agli emendamenti dei verdi, ed al lavoro in particolare di Loredana De Petris, Angelo Bonelli, Grazia Francescato ci...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riaffiora l’inganno dei CIP6, in una situazione difficile come quella campana. Grazie agli emendamenti dei verdi, ed al lavoro in particolare di Loredana De Petris, Angelo Bonelli, Grazia Francescato ci si era finalmente incamminati verso la giusta direzione. Si stava ponendo rimedio ad una distorsione che ha fatto sì che i 40 miliardi dei Fondi dei CIP6 finisse, per il 70%, alle fonti definite assimilate. Una delibera del Comitato interministeriale prezzi- era il 1992-  li introdusse stabilendo una maggiorazione del 6% del prezzo dell’elettricità, pagato dai consumatori finali, per promuovere le energie rinnovabili Obiettivo era quello di favorire lo sviluppo delle produzioni energetiche sostenibili, solare e eolico. Invece, grazie ad una interpretazione estensiva  del termine “rinnovabile” i miliardi sono finiti nelle casse delle aziende la cui produzione energetica è tutt’altro che rinnovabile : centrali termoelettriche, raffinerie, inceneritori alimentati da rifiuti. Caduto il governo si è di nuovo invertita la rotta grazie ad un’azione esclusiva del Ministero delle Attività produttive che ha restituito i CIP6 agli inceneritori campani in fieri. </p>
<p>Sono 60 euro in più in bolletta non per favorire l’energia dal sole o dal vento, ma per favorire un ulteriore guadagno dai rifiuti per il cui smaltimento già i cittadini pagano bollette pesanti, per non parlare del prezzo ambientale e sanitario di un ciclo di gestione dei rifiuti che, anziché affrontare a monte il problema, pensa di risolverlo partendo dalla fine del ciclo, ovvero dalla fase finale di smaltimento. I rifiuti potrebbero davvero diventare l’oro di Napoli, ma, in primo luogo, sarebbe bene chiamarli non più rifiuti, bensì “ materiali post-consumo”. Infatti, anche dopo essere stati consumati ed usati continuano ad essere materia : plastica, vetro, carta, organico, legno, alluminio, metalli vari, frazione secca non riciclabile. Il ciclo dei rifiuti non si risolve se non in una prospettiva di sostenibilità e nel rispetto della gerarchia indicata dalla legge : ridurre, differenziare, riciclare. Per noi verdi tutto questo è molto chiaro. Dove in  verdi in Italia gestiscono la delega all’ambiente sono evidenti i risultati in termini di raccolta differenziata. E grazie al Ministro dell’ambiente ed al suo collaboratore scientifico Luca Dall’orto è decollato il primo gruppo italiano di Agenda 21 che si occupa di rifiuti ed ha tra gli obiettivi la realizzazione di un eco-sportello rifiuti , su internet, per le pubbliche amministrazioni, nonché la redazione di un manuale per attivare la raccolta differenziata. In Europa da ACRplus  ( Association of cities and regions for recycling) è stata lanciata una campagna importantissima per la riduzione della produzione di 100kg di rifiuti/abitante/anno. Nell’ autunno 2008, durante la presidenza francese UE, è in  programma la prima edizione  della Settimana europea per la riduzione dei rifiuti. Ogni governo locale dovrà declinare il proprio impegno specifico: come fare? Se si introduce il compostaggio domestico si riduce la produzione di rifiuto indifferenziato di circa 40 kg/ab/anno, poi l’uso degli eco-pannolini, dell’acqua del rubinetto, l’utilizzo di sacchetti multiuso e di tela, gli imballaggi a rendere, i detersivi alla spina, il riutilizzo di materiale vario sono azioni che comportano un risparmio sino a 100kg che, moltiplicati per il numero degli abitanti di una città, consente di risparmiare territorio per smaltire i rifiuti ( è noto dal rapporto Stern che oggi la media planetaria di spazio disponibile per assorbire sostenibilmente i rifiuti e gli scarti della produzione e dei consumi , lo spazio bioproduttivo è di 1,8 ettari pro-capite. Gli americani ne’assorbono 9,6, gli europei 4,5. Se il resto del mondo volesse raggiungere questi livelli, tre altri pianeti non basterebbero). Il risparmio poi è anche economico  e per una città di 150.000 abitanti ridurre di 100kg la produzione pro-capite di rifiuti significherebbe risparmiare 1 milione di euro in smaltimento ( dato che ormai il costo di smaltimento varia dai 70 a 240 euro circa a tonnellata).Poi il ciclo dei rifiuti si può chiudere in modo sostenibile se i materiali post-consumo tornano ad avere vita :  plastica delle bottiglie  per produrre tubi in agricoltura, interni di automobili, oggetti vari,  vetro per l’industria ceramica,  metalli per fare riciclette e caffettiere, organico come compost contro la desertificazione,  carta che ridiventa il giornale quotidiano, libri e acquisti verdi nella pubblica amministrazione ( per altro obbligatori per legge – almeno per il 30%). Infine la chiusura definitiva del ciclo dovrebbe avvenire  con sistemi a freddo, non con gli inceneritori attraverso i quali semplicemente  si trasforma l’inquinamento solido in inquinamento aeriforme, senza contare che il 30 % di quello che si brucia diventa cenere ( ceneri leggere e ceneri pesanti, comunque tossiche e che devono essere smaltite in discariche speciali o spedite in Germania come sembra fare l’inceneritore di Brescia).  In alternativa all’inceneritore, il ciclo dei rifiuti si può chiudere con il trattamento meccanico-biologico. Se virtuosamente si raggiunge il 70% di raccolta differenziata- si può come dimostrano molte città anche grandi- il 30% del rifiuto indifferenziato che resta può essere ulteriormente separato, ricavandone di nuovo materia, magari compost di minore qualità, ancora metalli, ecc.  Alla fine resta un 6% che, stabilizzato, può essere riutilizzato come base per sottofondi stradali, come materiale per interventi di bonifica ecc… Dunque non è impossibile, ma assolutamente praticabile raggiungere l’obiettivo rifiuti 0.  L’Europa ci sta chiedendo di andare in questa direzione : ma occorre investire in buone pratiche amministratiive, sorrette da scelte politiche chiare e da tecnici esperti in gestione di sistemi complessi. In Italia vi è una riserva di giovani competenze straordinarie sparsa sul territorio che aspetta solo di essere attivata, frutto di anni di studio, esperienza e lavoro nelle università e nelle istituzioni. Senza dimenticare che oggi in Italia, come in Germania il business del riciclo eco-efficiente presenta un fatturato di 38 miliardi di euro ed è in crescita dell’8%. Perché continuiamo  insensatamente a buttare queste risorse? </p>
<p>Pinuccia Montanari – Referente Nazionale Rifiuti- VERDI</p>
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		<title>La mia vita ad emissioni zero</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jan 2008 08:35:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Ronchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Rifiuti]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;INCHIESTA / Verdure di stagione, docce brevi, luci a bassa intensità, poco riscaldamento Per sette giorni abbiamo provato a vivere consumando il minor quantitativo di CO2 (Paolo Rumiz) C&#8217;è un...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;INCHIESTA / Verdure di stagione, docce brevi, luci a bassa intensità, poco riscaldamento<br />
Per sette giorni abbiamo provato a vivere consumando il minor quantitativo di CO2<br />
(Paolo Rumiz)<br />
C&#8217;è un uomo che vive al freddo, senza automobile e con la dispensa semivuota. Mangia poca carne, riutilizza la carta usata e va in bici al mercato per comprare rape sporche di terra dai contadini. E&#8217; un cuorcontento, accetta ogni restrizione e anche nei giorni di festa vive lietamente con i motori al minimo. Chi può essere? Un originale, direte. Un poveraccio con la pensione da fame.<br />
Sbagliato. Quel tale è un paladino solitario di &#8220;Emissione-zero&#8221;, uno che tenta di vivere producendo il minimo di Co2, il gas che la civiltà dello spreco spara nell&#8217;atmosfera surriscaldando la Terra e chiudendoci tutti in una cappa mortale. Uno che cerca di vivere mirando a quello zero impossibile, testardamente, per salvare il mondo che verrà.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.ecologistispa.it/?p=169#more-169">Ecologisti SPA</a></p>
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