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	<title>Verdi per la Costituente Ecologista &#187; Treni</title>
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	<description>Federazione Regionale dei Verdi dell&#039;Emilia Romagna</description>
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		<title>Il piano dei trasporti dell&#8217;Emilia-Romagna sbaglia strada</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Dec 2010 22:08:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dal quotidiano ecologista TERRA del 25/11/2010</strong></p>
<p>In questi giorni è in discussione il nuovo Piano regionale integrato dei trasporti della Regione Emilia-Romagna (Prit 2010-2020). Purtroppo le previsioni di questo documento strategico non sono sostenibili: nonostante i buoni propositi teorizzati in premessa il Prit è al servizio delle auto e conferma le vecchie strategie sullo sviluppo di nuove strade. Ad esempio nel Prit si prevede di costruire la bretella autostradale Modena-Sassuolo, parallela al fiume Secchia, o di realizzare la nuova strada Cispadana, parallela al Po, attraverso diversi comuni della bassa pianura padana. In figura sono indicate le nuove strade del Prit. In sostanza le strategie di questo piano regionale si adagiano a soddisfare solo la domanda di mobilità <span style="color: #000000">automobilistica, non ponendosi alcun limite nel </span>consumo <span style="color: #000000">del</span>le limitate risorse disponibili per aumentare l&#8217;offerta di strade.<span style="color: #000000"> E tutto questo in un periodo topico della nostra esistenza e della storia del nostro pianeta: </span><span style="color: #000000">da un lato l&#8217;evidenza della continua crescita dei nostri consumi di risorse che sempre prima nel corso dell&#8217;anno e degli anni superano la loro disponibilità e la capacità della natura di rigenerarsi nel corso dello stesso arco temporale (quest&#8217;anno l&#8217;overshoot day è caduto il 21 agosto e ogni anno si avvicina all&#8217;inizio dell&#8217;anno)</span><span style="color: #000000">; e dall&#8217;altro, il fatto dell&#8217;incertezza energetica (picco del petrolio) e dell&#8217;incertezza climatica (riscaldamento globale) con la quale dobbiamo necessariamente fare i conti in tutte le nostre attività ed azioni, a partire dal governo del territorio e dalla pianificazione territoriale, della mobilità e dell&#8217;uso (sostenibile) delle risorse naturali (acqua, energia, materie prime). Non è un aspetto di poco conto il superamento del picco del petrolio o il cambiamento climatico in atto, soprattutto per un “piano integrato dei trasporti regionale”. Ci si aspetterebbe quindi che un piano elaborato nel 2010, da una Regione che si vanta del suo impegno per lo “sviluppo sostenibile” non si tenga assolutamente conto di quelle che dovranno essere nel prossimo futuro “post carbon cities”.</span></p>
<p>L&#8217;impatto dei trasporti stradali in Emilia-Romagna è un dato di fatto, dai tempi dell&#8217;Impero Romano. Oggi il traffico stradale ha un prezzo troppo alto non più sostenibile. Le percorrenze stradali medie procapite in Emilia-Romagna sono maggiori che nel resto dell&#8217;Italia: superano i 40 km al giorno e richiedono più di un&#8217;ora per abitante. L&#8217;Emilia-Romagna è considerato il crocevia d&#8217;Italia e soffre di un intenso e congenito attraversamento nord-sud.</p>
<p><span style="color: #000000"><span style="font-family: Liberation Serif,Times New Roman,serif">Se diamo un&#8217;occhiata ai dati sulla ripartizione degli spostamenti per la lunghezza del percorso (Rapporto dell&#8217;Istituto Superiore Formazione e Ricerca per i Trasporti) si può vedere che nel 2008 la quota dei viaggi di prossimità (entro i 2 km) ammonta al 31,4%, seguita da quella di media distanza (tra 11 e 50km) al 23,7%, di corto raggio (tra 3 e 5km) 21,7%, locali (tra 6 e 10km) 20,2% e lunga distanza (oltre i 50 km) al 3,2%. In sostanza il 73,3% degli spostamenti riguarda una distanza inferiore ai 10 km. Questi numeri inducono due riflessioni immediate sul rapporto mobilità-spostamenti vs pianificazion-investimenti: il 73,3% dei cittadini che si spostano non fa più di 10 km ma la spesa per gli investimenti per soddisfare questa domanda di mobilità urbana non supera il 6% degli investimenti, perché vengono privilegiate nuove strade e autostrade che incrementano il traffico motorizzato (e nuove tratte ad alta velocità ferroviaria che collegano comuni capoluogo di regione). Scelte ponderate di pianificazione in risposta alla domanda effettiva degli spostamenti dovrebbe invece privilegiare investimenti sui nodi per ferrovie urbane, metropolitane e tramvie, il cui funzionamento interessa più dei due terzi delle persone che si muovono.</span></span></p>
<p>Individuare soluzioni ai problemi di mobilità regionale non sarebbe complicato. Lo sviluppo del sistema dei trasporti regionali richiederebbe più interventi sul lato della domanda di trasporto, rimettendo in discussione tempi e luoghi della mobilità. Elemento da considerare sarebbe anche la pianificazione degli insediamenti e l’articolazione delle città. La strategia migliore sarebbe pianificare un giusto mix d&#8217;incentivi-disincentivi. Servirebbe sia l&#8217;impulso dei trasporti pubblici sia la limitazione delle auto nelle zone congestionate. Bisognerebbe sviluppare il servizio ferroviario regionale, riducendo disagi e strozzature, per trasferire su rotaia molti dei trasporti stradali attuali. Servirebbero facilitazioni ai mezzi pubblici locali ed al treno per i viaggi sotto i 1000 km; per contro andrebbero controllati gli accessi delle automobili nelle zone congestionate. Il traffico merci dovrebbe essere dirottato dalla strada, non solo verso la ferrovia, ma anche sull&#8217;acqua: con il trasporto marittimo; a lungo termine si dovrebbero sviluppare anche i canali navigabili della Pianura Padana.</p>
<p>I tagli recenti delle finanziarie nazionale e regionale contro i trasporti pubblici sono il grande rischio che si innesta sulle debolezze del Prit, con conseguenze drammatiche per la viabilità e la vivibilità. Nel prossimo decennio si dovranno raccattare le risorse residue per sostenere i trasporti pubblici, che altrimenti si ridurranno inesorabilmente, e bisognerà ridiscutere i servizi con le aziende di trasporto. Il Prit potrebbe essere uno strumento per eliminare gli sprechi e portare a risparmi effettivi. Sarebbe l&#8217;occasione per trasformare la mobilità in Emilia-Romagna da fattore di rischio a grande opportunità per l&#8217;economia verde della regione. Invece di sprecare risorse per fare nuove strade, la Regione Emilia-Romagna dovrebbe sviluppare tutte le forme di un&#8217;economia a basso contenuto di carbonio. Invece di percorrere le vecchie strade il Prit dovrebbe indicare la retta via della mobilità sostenibile.</p>
<p>Infine alcune primissime osservazioni al Prit. Relativamente agli scenari considerati nel piano si evidenzia criticamente come lo scenario “<em>business as usual</em>” (BAU) contiene tutte le previsioni (non ancora realizzate) del vigente Prit -salvandole tutte e non mettendone in discussione nessuna. Questo significa che valutando lo scenario di piano rispetto allo stato attuale, la valutazione degli effetti e impatti riguarda solo le opere aggiuntive e non l&#8217;insieme di quelle previste, e non ancora realizzate, e delle nuove previste, falsando di fatto la valutazione e limitando di molto quindi gli effetti.</p>
<p>Altro elemento di critica riguarda il processo di valutazione del piano previsto dalla legge regionale (LR 20/2000 così come modificata dalla LR 6/2009) che colloca il momento della valutazione nella conferenza di pianificazione sul documento preliminare, una volta conclusa la quale, non è prevista una ulteriore fase valutativa sul piano elaborato alla luce anche delle risultanze della conferenza stessa ovvero della partecipazione di soggetti istituzionali e associativi alla stessa.</p>
<p><em>Questo articolo è il primo di un &#8220;osservatorio periodico&#8221;, pensato per segnalare ai lettori dell&#8217;Emilia-Romagna progetti o piani con problemi ambientali, su cui ciascuno può fare sentire la propria voce. Per presentare osservazioni sul Prit ci sono due settimane di tempo ed il riferimento principale è presso la Regione Emilia-Romagna, Servizio Valutazione Impatto e Promozione della Sostenibilità ambientale, Via dei Mille n. 21, 40121 Bologna (</em><span style="color: #000080"><span style="text-decoration: underline"><a href="http://www.regione.emilia-romagna/wcm/Ermes"><em>www.regione.emilia-romagna/wcm/Ermes</em></a></span></span><em>). I materiali del Prit li potete scaricare a questo indirizzo </em><span style="color: #000080"><span style="text-decoration: underline"><a href="http://www.mobiliter.eu/wcm/mobiliter/pagine/prit.htm"><em>http://www.mobiliter.eu/wcm/mobiliter/pagine/prit.htm</em></a></span></span><em>. </em></p>
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		<title>Una manovra che taglia e inquina</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Nov 2010 11:08:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Aria]]></category>
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		<description><![CDATA[La legge di stabilità in via d&#8217;approvazione premia l&#8217;autotrasporto e stanga i pendolari. Che avranno rincari fino a più 78 per cento La manovra finanziaria appena licenziata dalla camera trova...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="font-weight: normal; font-size: 13px;">La legge di stabilità in via d&#8217;approvazione  premia l&#8217;autotrasporto e stanga i pendolari. Che avranno rincari fino a  più 78 per cento</span></h1>
<p>La manovra finanziaria appena licenziata dalla camera  trova 400 milioni di euro per l’autotrasporto, anche 471 milioni di  euro per i cacciabombardieri F-35 e ben 245 milioni per le scuole  private, ma conferma i tagli per il trasporto ferroviario regionale a  cui manca più di un miliardo.</p>
<p>La manovra “sembra” trovare 425  milioni per coprire il buco ma in realtà li prende dalle risorse  previste per l’acquisto di materiale rotabile per il trasporto  regionale. Infatti nel DL 185/2008 erano previsti 960 milioni per le  ferrovie, di cui 460 sono andati alla rete, 75 per il potenziamento  ferroviario legato all’Expo, ed adesso con la manovra si prendono gli  ultimi 425 milioni che erano destinati ai treni per i pendolari per  tagliare un po’ di meno il servizio. Una vera beffa per quei 2,5 milioni  di pendolari che ogni giorno usano il treno per muoversi, e che avevano  osato sperare che con l’arrivo del nuovo materiale rotabile a partire  dal 2012 sarebbe migliorata la qualità del servizio.</p>
<p>Non solo  anche queste risorse saranno assegnate alle regioni ad alcune  condizioni: che le regioni mettano risorse proprie per investimenti e  servizi, che vengano aumentate le tariffe e razionalizzati i servizi.</p>
<p>Se  da un lato è opportuno ed auspicabile un processo di efficientamento  della spesa per il trasporto pubblico locale ed una miglior integrazione  gomma-ferro, non è giusto che a pagare sia gli utenti a cui vengono  tagliati qualità e quantità dei servizi mentre si aumentano le tariffe,  così come è impossibile che le regioni siano in grado con i pesanti  tagli che stanno subendo per i prossimi anni che possano far fronte con  risorse proprie, a meno di aumentare le imposte. Mettere insomma le mani  delle tasche degli italiani, quello che il governo Berlusconi dice di  non voler fare.</p>
<p>Dal prossimo anno, a meno di novità positive dal  passaggio al senato del ddl stabilità, si annunciano tagli in tutte le  regioni del trasporto per i pendolari, tra 10 ed il 20% del servizio e/o  robusti aumenti delle tariffe. Addio quindi alla difficile strada verso  la mobilità sostenibile e lo sviluppo del trasporto collettivo,  tagliando servizi già scarsi e di bassa qualità, se confrontati con il  resto delle città europee.</p>
<p>Le regioni hanno protestato  duramente, già a partire dalla manovra estiva di Tremonti, che oltre a  tagliare 9 miliardi in due anni alle regioni, aveva soppresso il comma  302, articolo 1 della Legge Finanziaria 2008, che consentiva alle  regioni a partire dal 2011 di trattenere una quota dell’accisa sul  gasolio per il servizio ferroviario regionale. Una misura che valeva  1,181 miliardi e che adesso mette a rischio tutto il trasporto  ferroviario regionale, in particolare di Trenitalia secondo quanto  concordato nei nuovi contratti di servizio con le regioni.</p>
<p>Buco  a cui non hanno rimediato governo e camera, se non con quel vergognoso  storno di fondi dai treni verso il servizio di cui si è detto, mentre i  tagli generali alle regioni e comuni costringeranno anche ai tagli nel  trasporto pubblico su gomma, da cui sembrano salvarsi al momento solo  372 milioni complessivi per il trasporto ferroviario regionale.</p>
<p>Le  regioni continuano a protestare contro i tagli, hanno chiesto e non  ancora ottenuto un incontro con il governo, sono costrette a programmare  comunque i tagli a partire dal nuovo orario ferroviario del 12  dicembre, e spesso organizzano anche iniziative pubbliche con i  pendolari. In Toscana, Asstra, Legambiente ed Anav hanno messo in piedi  una campagna con un sito <a href="http://www.notaglialtrasporto.it/" target="_self">www.notaglialtrasporto.it</a> per far sentire la voce dei pendolari.</p>
<p>In  effetti di fronte all’enormità del taglio non sembra esserci una  adeguata reazione, a partire da Trenitalia, molti sono convinti che alla  fine il taglio rientrerà e forse per la difficoltà di organizzare una  azione specifica dei pendolari, gli stessi che subiscono tagli alla  scuola, all’occupazione, alla cultura&#8230;&#8230;.</p>
<p>E’ probabile  che esploda la protesta una volta che sarà evidente il taglio dei  servizi di trasporto. Asstra ha già elaborato alcuni scenari, sostenendo  che solo un taglio dell’ordine del 3/5% può essere assorbito con  l’efficientamento. Ma se il taglio è del 10% delle risorse per mantenere  tutti i servizi le tariffe dovranno aumentare del 36%, se il taglio è  del 20% l’aumento delle tariffe sarà del 78%. Se invece si tagliano i  servizi, con il 20% in meno di risorse vanno tagliati ogni anno 392  milioni-km di autobus, tram e metropolitane e questo comporta 540  milioni di passeggeri/anno di meno. A questi vanno sommati il taglio di  7,8 di treni-km di ferrovie regionali (esclusa Trenitalia), che comporta  1,5 milioni di passeggeri in meno.</p>
<p>Secondo Asstra, in  Italia solo l’ 11,6% degli spostamenti avviene oggi sul trasporto  pubblico: con i tagli annunciati stimano che tornerà a scendere la quota  modale al 10% in due anni, buttando a mare anni di sforzi per aumentare  passeggeri e migliorare il servizio. Questo avrà anche pesanti effetti  ambientali nelle città e la congestione, mentre è anche sottovalutato  l’effetto sull’occupazione nelle aziende del trasporto pubblico locale.  Con taglio del 20% dei servizi vi saranno &#8211; secondo Asstra &#8211; 19.720  addetti in esubero e da tagliare, per i quali non è prevista alcuna  forma di ammortizzatore sociale specifica. Nuovi disoccupati che  graveranno su di una crisi economica già pesante per le famiglie  italiane.</p>
<p>Senza dimenticare che tagli in questo settore  significa anche fermare l’industria e di suoi occupati di chi produce  autobus, treni, tram con tutto l’indotto collegato e che in Italia ha  una presenza significativa, apprezzata anche nel resto del mondo.  Un’industria già in difficoltà per la frenata degli ordini dovuta alla  crisi economica.</p>
<p>E pensare che qualche buona notizia era  arrivata per migliorare il servizio nelle città. Un recente convegno del  Ministero dei Trasporti ha fatto il punto sullo stato dei progetti di  tram e tram-treno in Italia. Diverse città hanno ormai inaugurato nuove  reti come Padova, Messina, Bergamo, Firenze, Cagliari, Sassari, oltre  alle reti già in uso di Roma, Milano, Napoli e Torino, che hanno un  notevole successo di pubblico. Altre linee sono in cantiere a Venezia,  Palermo, Firenze, Milano. Ma se si tagliano le risorse per l’esercizio  come faranno a trasformarsi in servizio ai cittadini? E come sarà  possibile aumentare il trasporto regionale come promesso, sulle linee FS  liberate dai treni di lunga percorrenza che ora viaggiano sulle nuove  linee veloci?</p>
<p>Il rischio concreto è che dopo aver speso  tante risorse pubbliche in infrastrutture su ferro, adesso i pendolari  ed il trasporto locale non traggano alcun beneficio per i loro  spostamenti, nonostante che siano la stragrande maggioranza dei viaggi  quotidiani.</p>
<p><em>(versione aggiornata il 25 novembre 2010) di Anna Donati (da sbilanciamoci.info 21/11/2010)</em></p>
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		<title>Treni: campagna per un servizio ferroviario più umano</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Nov 2007 10:10:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Ronchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mobilità]]></category>
		<category><![CDATA[Treni]]></category>

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		<description><![CDATA[Secondo le rilevazioni fatte da Trenitalia il 93,5% dei treni regionali è in orario. PER NOI NON E&#8217; VERO. Per l&#8217;assessore regionale ai trasporti Alfredo Peri &#8220;non siamo ancora alla...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo le rilevazioni fatte da Trenitalia il 93,5% dei treni regionali è in orario.<br />
PER NOI NON E&#8217; VERO.</p>
<p>Per l&#8217;assessore regionale ai trasporti Alfredo Peri &#8220;non siamo ancora alla perfezione&#8221; e ci sono &#8220;ancora taluni problemi da vagliare&#8221; ma per i Verdi i problemi sono più che &#8220;alcuni&#8221; e la &#8220;perfezione&#8221; non ha niente a che fare con l&#8217;attuale servizio ferroviario.</p>
<p>SEGNALA I TUOI RECLAMI, inviandoci problemi, disagi, ritardi, indicando la data dei tuoi viaggi all&#8217;email<br />
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