INTERVENTO DI SILVIA ZAMBONI

Pubblicato da Luca Saraz Budini il

27 MARZO 2020

SEDUTA TELEMATICA DEL CONSIGLIO REGIONALE DELL’EMILIA-ROMAGNA

INTERVENTO DI SILVIA ZAMBONI – CONSIGLIERA DI EUROPA VERDE

Vorrei partire anch’io da un ringraziamento sentito ai medici, agli infermieri, al personale della protezione civile, ai farmacisti, a chi sta mandando avanti servizi essenziali come la raccolta rifiuti, il trasporto pubblico, la consegna della posta; agli addetti alla vendita e alle cassiere e ai cassieri dei supermercati, ai negozianti, a chi ogni giorno continua ad andare in ufficio o in fabbrica o al suo luogo di lavoro; ai volontari che si occupano delle persone più svantaggiate, al personale dedicato all’assistenza domiciliare e nelle case di riposo; alle forze dell’ordine addette ai controlli di sicurezza sulle strade, ai militari che trasportano bare, ai sacerdoti – lo dico da non praticante – che portano un ultimo saluto alle vittime dell’epidemia, alle stesse pompe funebri. So di aver dimenticato qualcuno, ma è un grazie generale che comprende anche chi involontariamente io abbia dimenticato. Ringrazio anche i dipendenti della Regione che negli uffici, o da casa, in smart working ci permettono di continuare a lavorare.

Grazie anche alla Giunta di aver attivato un canale permanente di comunicazione con Ufficio di Presidenza e Capigruppo che ci ha permesso in queste settimane dopo il primo in contro del 28 febbraio di seguire passo dopo passo l’andamento del contrasto sanitario dell’epidemia, consentendoci di segnalare emergenze indicate dai territori, portare istanze e proposte, avere informazioni in diretta sullo stato dell’arte. Come è stato ricordato, noi ci sentiamo due volte a settimana. Ho così potuto segnalare criticità legate alla disponibilità di Dispositivi di protezione individuale (mascherine, tute, ecc.) e chiedere una stretta sui controlli/tamponi per asintomatici ma potenzialmente infetti e quindi portatori di contagio. Ho richiamato l’attenzione sui soggetti più fragili, dai ragazzi che soffrono di autismo, ai malati di Alzheimer nelle case di riposo, ai disabili che non possono più frequentare i centri diurni che sono una valvola di sfogo non solo di recupero dei disabili ma anche per le famiglie.

Un altro punto critico che sollevo oggi è il sostegno economico ai soggetti più deboli, come lavoratori autonomi, artigiani o le partire Iva non dei grandi studi professionali, quelli per i quali “Cura Italia” prevede un una tantum di 600 euro che non sono sufficienti e che sono preclusi ad alcune categorie.

E veniamo all’epidemia, all’impatto che sta avendo sulla società Emiliano-Romagnola e all’informativa del Presidente Bonaccini.

Desidero anche io dare atto al Presidente Bonaccini che in effetti, dopo la prima settimana di chiusura delle scuole, c’era già chi sosteneva la necessità di allentare la presa, perché, si diceva, la vita deve continuare. Molto più sensatamente, la giunta – grazie al cielo – ha dato la parola ai sanitari e le misure di isolamento sociale sono state intensificate anziché essere allentate. È chiaro che sono misure di isolamento che non portano gioia. Non a caso si chiama isolamento. Siamo esseri sociali e l’isolamento non ci fa certo bene, anzi le persone già più sofferenti in partenza da questo isolamento traggono problemi ulteriori. Ma evidentemente non c’era altra strada. Anche altri paesi europei che all’inizio hanno sottovalutato il peso dell’epidemia adesso, con ritardo, ricorrono alle nostre stesse misure.

Ma veniamo ad un altro tema: cosa ci sta comunicando la lotta contro l’epidemia?

Dopo anni e anni di tagli orizzontali, l’emergenza corona virus e la battaglia per contrastarla hanno rivalutato il ruolo e la centralità della sanità pubblica come servizio universalistico di qualità. Oggi sono in tanti a puntare il dito contro la politica dei tagli, e tra questi ci sono anche alcuni di coloro che negli anni passati i tagli li hanno attuati senza batter ciglio.

Tanto per fare un esempio, l’ospedale di Lugo, che oggi è un ospedale corona virus, quindi un presidio essenziale in questa battaglia, ha rischiato in passato di essere privato del reparto di terapia intensiva proprio a proposito di questi tagli lineari. Per difendere tale reparto, all’epoca scesero in campo i verdi locali che hanno raccolto migliaia di firme contro la chiusura, trovando l’appoggio del sindaco anch’egli contrario a quella misura. Il reparto di terapia intensiva che oggi fa parte della rete corona virus è stato salvato. Questo a dimostrazione che quella battaglia non era ispirata da un approccio localistico ma dal desiderio lungimirante di difendere una struttura ospedaliera che serve un’area di 100.000 abitanti.

È da questa presa d’atto della strategicità della sanità pubblica come servizio universalistico ai cittadini – e non come attività profittevole – che bisogna ripartire per invertire la rotta dei tagli. Diamo quindi atto all’attuale governo, dopo anni di spending review, di aver aumentato di 4 miliardi le risorse destinate alla sanità, dopo anni di tagli. Sia chiaro: spendere in maniera corretta il denaro pubblico è un’esigenza eticamente, prima ancora che politicamente, imprescindibile, quindi una spending review che moralizzi la spesa pubblica ci sta. Ma nella pianificazione dei servizi sanitari occorre partire dalla valutazione del fabbisogno reale, se non si vuole poi dover rincorrere l’emergenza. Non posso quindi che concordare con quanto ha sottolineato  il Presidente Bonaccini nell’informativa: il sistema sanitario pubblico universalistico è un’esigenza suprema che, come stiamo osservando in queste settimane, tutela anche l’economia e la democrazia, che vanno in crisi se va in crisi la salute nel paese.

Questa del corona virus è con tutta evidenza una sfida globale di inaudita portata, impensabile. Se penso io stessa quando vedevo le immagini dei cinesi di Wuhan come sembravano lontani, e adesso noi giriamo con le mascherine quelle poche volte che siamo autorizzati ad uscire e siamo isolati a casa. Purtroppo, come avvertono i virologi, dobbiamo mettere in conto che potrebbe non essere l’ultima questa epidemia. Del resto è stata preceduta da altre epidemie. La globalizzazione degli stili di vita ci espone e ci esporrà a queste epidemie da contagio interpersonale. Ma non è solo la globalizzazione ad esserne responsabile. L’azione aggressiva dell’uomo sull’ambiente naturale ha un ruolo nella diffusione di malattie, come ci ricorda tra gli altri la virologa Ilaria Capua che in un’intervista all’Inkiesta ha dichiarato: “Se intervieni su un ecosistema e, nel caso, lo danneggi, questo troverà un nuovo equilibrio che spesso può avere conseguenze patologiche sugli esseri umani. Lo si vede con le conseguenze, non volute, dell’impiego su larga scala dei pesticidi, che sono andati a danneggiare la popolazione di api e farfalle. Queste ricadute sull’ambiente raggiungono alla fine la nostra salute. Perché noi viviamo in un ambiente chiuso, come se fossimo in un acquario. La nostra salute dipende per il 20% dalla predisposizione genetica e all’80% dai fattori ambientali. La cura deve studiare, oltre all’organismo in questione, anche il contesto” ha dichiarato Ilaria Capua.

Anche un recente rapporto del WWF traccia il legame tra le malattie emergenti (tra cui Ebola, Sars, Aids, influenza aviaria e il nuovo corona virus) e l’impatto dell’uomo sugli ecosistemi. Marta Antonelli, ricercatrice e giornalista scientifica, su Huffington Post  del 25 marzo, scriveva che “La relazione tra le manipolazioni e la distruzione degli ecosistemi e la diffusione di malattie infettive era già stata tracciata 15 anni fa dal Millennium Ecosystem Assessment”, un progetto di ricerca che ha coinvolto 1360 esperti di tutto il mondo, iniziato ufficialmente nel 2001 e conclusosi nel 2005.

In questi giorni ha avuto risalto sulla stampa, anche regionale, la pubblicazione di un position paper a cura della Società di Medicina Ambientale, scritto in collaborazione con ricercatori dell’Università di Bologna e Bari, che ipotizza che ci sia una correlazione tra l’alto tasso di polveri sottili e la maggiore diffusione del virus Covid-19. Un’ipotesi che meriterebbe di essere approfondita anziché essere accantonata prima ancora di essere stata sottoposta ad ulteriori e necessarie analisi. Ma fondata o meno che sia questa ipotesi, resta il fatto che già oggi lo smog è responsabile ogni anno di decine e decine di migliaia di decessi prematuri – dai 60mila agli 80 mila – nel nostro paese, che con il bacino padano ospita una delle aree con il più altro tasso di inquinamento atmosferico d’Europa. Come non chiedersi se avere i polmoni già messi a dura prova dallo smog non possa che renderli più vulnerabili al contagio? Quindi l’emergenza smog c’è comunque, ed ha a che fare – oltre che con le caratteristiche orografiche naturali del bacino padano e con fenomeni meteo regolari come l’inversione termica d’inverno – col modo con cui ci muoviamo, trasportiamo le merci, riscaldiamo le nostre case, produciamo e consumiamo energia da fonti fossili.

Per salvaguardare la salute, insieme ad un efficiente sistema sanitario, occorre quindi mettere anche in campo coerenti politiche di prevenzione primaria:  vanno bene le campagne di diagnosi precoce che già oggi caratterizzano la sanità regionale. Ma occorre impegnarsi anche sul fronte della prevenzione primaria, che passa di necessità per politiche di tutela dell’ambiente in cui si vive, quello che i verdi tedeschi con un termine molto efficace chiamano i “Lebensgrundlage”, ossia i fondamenti della nostra esistenza. Occorre anche superare la dimensione degli allevamenti intensivi, in troppi casi  luoghi di tortura degli animali, dove si fa un uso massiccio di antibiotici, un uso che insieme all’impiego scorretto che ne possiamo fare a casa senza controllo medico ha portato ad un’altra emergenza, quella della resistenza agli antibiotici, che Ilaria Capua richiamava di recente come un serio problema all’origine delle infezioni ospedaliere: “I superbatteri, o meglio i batteri killer,  sono forme che, senza volerlo, abbiamo selezionato nel tempo abusando di antibiotici negli allevamenti intensivi. Hanno sviluppato forme di resistenza, si sono propagati nell’ambiente e sono all’origine di infezioni che non si riesce a debellare, come le “infezioni ospedaliere” che possono avvenire dopo le operazioni chirurgiche, o a volte possono riscontrarsi negli impianti di protesi. Sono un problema reale e sono conseguenza indiretta del nostro abuso di antibiotici”, ha concluso Ilaria Capua

Inoltre, sulle nostre tavole deve arrivare cibo più sano. A questo proposito, ho rinnovato la richiesta all’Unità di crisi regionale di consentire la riapertura dei mercati dei contadini che offrono produzioni biologiche o locali, che diversamente rischiano di finire tra i rifiuti alimentari, poiché si tratta di piccole realtà produttive non sempre in grado di esaurire l’offerta  nei canali della vendita online. In mancanza della riapertura dei mercati dei contadini, per evitare di mandare al macero questa produzione, si potrebbe studiare come indirizzarla ad altri canali con la mediazione della Giunta.

Le drastiche misure economiche per contrastare l’epidemia Covid 19 prese a livello nazionale e locale, che ci hanno cambiato la vita e hanno messo a dura prova la tenuta del sistemaeconomico così come lo abbiamo conosciuto fino a ieri,  hanno diffuso una consapevolezza nuova nel Paese che ha invertito l’abituale ordine dei fattori: oggi nei decreti viene prima la salute, poi l’economia. È un salto culturale rispetto al passato che non deve restare limitato alla fase di emergenza. L’ha evidenziato il Presidente Bonaccini nel suo intervento: davanti alla pandemia, la tutela della salute deve stare davanti a tutto. Quando avremo superato l’epidemia – e la supereremo – e suonerà l’ora, indubbiamente non meno difficile, non meno drammatica, della ricostruzione, dovremo continuare ad avere come stella polare quest’ordine dei fattori: per prima deve venire la difesa della salute insieme a quella degli ecosistemi e della qualità ambientale degli elementi naturali alla base della nostra esistenza.

La fase della ricostruzione sarà – va da sé – un passaggio molto complesso. Per imprimerle una direzione di senso di lunga visione, lungimirante, e quindi per fare di un’emergenza un’opportunità di cambiamento strutturale positivo,  bisognerà imboccare con decisione la strada della svolta verde, assegnando la priorità agli investimenti per l’economia verde, l’economia circolare e il turismo sostenibile. Nei trasporti va data la precedenza ai trasporti su ferro, alla mobilità elettrica e sostenibile; nell’edilizia, contro il consumo di nuovo suolo vergine, la priorità va assegnata alla riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente che, risalendo in maggior parte agli anni ’60, rappresenta un autentico colabrodo energetico che ci fa impiegare più combustibili per il riscaldamento, aggravando sia il bilancio delle nostre bollette domestiche, oltre a quelle del settore produttivo, sia quello delle emissioni di smog e delle emissioni climalteranti, che sono alla base dei cambiamenti climatici. Le tecnologie per farlo sono già disponibili. Anche a questo proposito ho sentito un passaggio nell’intervento del Presidente Bonaccini che condivido: per il rilancio dell’economia sarà centrale la leva degli investimenti pubblici, per i quali il Presidente ha indicato tre priorità: sanità, mobilità sostenibile, digitalizzazione.

E si tratterà anche di contribuire alla diffusione di stili di vita più sani, per noi e per l’ambiente.

Perché c’è un altro conto salatissimo che ci ha presentato il pianeta da anni: quello del cambiamento climatico, una sfida epocale che al momento è sparita o quasi dall’ordine del giorno e dai titoli dei giornali sotto la comprensibile pressione anche angosciosa dell’emergenza epidemia. Dobbiamo però essere consapevoli – nel pianificare il dopo emergenza per non farci cogliere di nuovo impreparati – che l’emergenza climatica non è un problema risolto.

In queste ore l’Europa non ha ancora trovato un accordo sull’emissione di eurobound per consentire,  soprattutto ai paesi più colpiti dal virus come il nostro, di ripartire. E ciò non depone a favore del ruolo che dovrebbe svolgere l’Unione europea, azzoppata anche in questa  circostanza dall’antieuropeismo egoista di alcuni suoi Stati membri. Lo dico con  doppia amarezza visto che la forza politica che rappresento ha il nome Europa nel proprio simbolo. E con la speranza che si esca dall’impasse.

Prima dell’avvio dell’emergenza corona virus, la Presidente della Commissione aveva però deciso di mettere sul piatto mille miliardi per il Green Deal. L’Emilia-Romagna è una Regione notoriamente molto efficiente nell’aggiudicarsi i fondi europei e nel riuscire anche a spenderli.

Se lo faremo, anche questa durissima prova dell’emergenza corona virus non sarà passata invano e ci avrà insegnato a migliorarci.

27 marzo 2020

Silvia Zamboni, consigliera Gruppo Europa Verde


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