LA PERCEZIONE CHE SI HA DEI VERDI

VERDI:

LA PERCEZIONE SBAGLIATA

DELLA NOSTRA AZIONE POLITICA

VA RIBALTATA E CORRETTA

All’inizio di quest’anno in una intervista a Carlino, Nazione e Giorno la star del momento Pizzarotti, allora molto gettonato dai media, affermava che i Verdi avrebbero fallito in Italia, riprendendo così la critica interessata e malevola di tanti a sinistra, che seppure carichi di ferite e quasi agonizzanti per le mille Caporetto subite, se la prendono con il partito ecologista per nascondere i propri fallimenti. Ciò ovviamente non è piaciuto affatto a molti Verdi.

Ho inteso precisare ai tanti amici che sui social e nelle chat si sono lamentati di tutto ciò, che occorreva capire quanto fosse il frutto delle idee maturate fra coloro che si sentono nostri competitor, quanto sia al solito frutto della libera interpretazione di giornali e TV e anche quanto sia frutto della nostra incapacità di far conoscere quanto in realtà è stato fatto.

Al di là di questi aspetti, pure importanti, ritengo necessario chiarire una cosa a quanti possano avere una idea sbagliata come quella espressa: non c’è stato nessun fallimento dei Verdi negli anni 80 e 90, anzi una piccola pattuglia di Verdi competenti, autorevoli e appassionati ha ottenuto straordinari e fondamentali risultati.

È fondamentale e necessario chiarire questi aspetti in vista di un progetto che vuole mettere insieme le forze ecologiste e civiche del nostro Paese, accomunate da una visione di società e di economia fondate sul rispetto della natura, sulla consapevolezza che non vi può essere sviluppo senza limiti, che occorre contrastare i cambiamenti climatici, combattere la povertà, garantire salute, diritti, lavoro e istruzione a tutti.

Molto spesso i più giovani e anche quelli arrivati successivamente alla politica non conoscono quanto è accaduto prima, ignorano le condizioni in cui si svolgevano gli eventi in precedenza, le forze in campo, la situazione di arretratezza del nostro Paese in campo ambientale e le convergenti e durissime resistenze che accumunavano destra e sinistra, fortissime allora e concordi nel considerare sviluppo e crescita senza limiti gli unici fattori di progresso economico e sociale.

E, come accade sempre in tutti i movimenti nuovi, si è facilmente portati a pensare che prima non si sia fatto nulla o al massimo si siano fatti errori su errori.

È una fake news, spesso avallata anche da coloro che avevamo individuato come nostri alleati politici, ma ripetuta fino allo sfinimento da cementificatori e inquinatori, dai nuclearisti e petrolieri, dalle lobby delle armi e dei cacciatori, degli Ogm e dei pesticidi, del farmaco, dei rifiuti, di discariche e inceneritori, dell’usa e getta e del consumismo, delle grandi opere inutili come la TAV, il ponte di Messina, pedemontane e inutili autostrade e valichi e così via, a cui hanno dato costantemente manforte giornalisti e pennivendoli, insieme con tutti coloro che avevano interesse che le cose non cambiassero.

Circa tre anni fa, nel novembre 2016, i Verdi prepararono un piccolo dossier per i 30 anni della esistenza della Federazione: pur essendo corposo mi sono accorto di come sia sorprendentemente carente e non racconti numerose vittorie storiche a cominciare dal simbolo delle battaglie contro la distruzione dell’Italia, l’abbattimento del Fuenti.

Intendo integrare dunque quanto fatto 3 anni fa, sottolineando che tutto è stato conquistato da un manipolo di pochissimi parlamentari, però agguerriti, competenti e determinati.

Per il momento mi limito a ricordare alcune delle più significative conquiste dei Verdi, dopo il loro ingresso in Parlamento nel 1987, sull’onda della vittoria al referendum contro il nucleare, dopo una battaglia che li ha visti protagonisti attivi e competenti.

È bene rammentare che i Verdi italiani sono stati, nel 1996, il primo partito ecologista di un paese del G7 ad entrare in un Governo nazionale.

Quando spiegai le ragioni di questa nostra scelta al Congresso dei Partiti Verdi Europei a Vienna nel ‘96, la nostra decisione venne accolta con grande interesse da Joschka Fischer e dai leader di altri importanti paesi come la Francia e la Svezia che di lì a poco fecero scelte analoghe.

Non è stato però necessario arrivare al Governo per ottenere risultati positivi e senza dubbio all’avanguardia: le leggi n.9 e n. 10 del 1991, volute dai Verdi e riguardanti la prima le Norme per l’attuazione del nuovo Piano energetico nazionale: aspetti istituzionali, centrali idroelettriche ed elettrodotti, idrocarburi e geotermia, autoproduzione e disposizioni fiscali e le Norme per l’attuazione del Piano energetico nazionale in materia di uso razionale dell’energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia la seconda, hanno dato il via al conto energia e al sostegno delle rinnovabili tanto che in breve l’Italia è diventata leader in Europa per produzione da energie rinnovabili.

Nel 1990 i Verdi hanno promosso il referendum contro la caccia e l’uso dei pesticidi in agricoltura che, nonostante gli oltre 19 milioni di voti a favore, non ha raggiunto il quorum a causa della campagna per l’astensione attuata dalla lobby dei cacciatori e degli armieri. Sulla spinta di quel risultato elettorale però ha preso ancora più forza la richiesta di cibi sani, sicuri e senza veleni, con la conseguente crescita costante della agricoltura biologica, oggi una consolidata, estesa e crescente realtà nazionale.

Leggi fondamentali come quella sui Parchi, la 394/91, che ha consentito in un decennio di mettere sotto protezione il 10% del territorio nazionale, che porta i nomi di un Verde e di un grande ambientalista, Gigi Ceruti e Antonio Cederna, quella sulla difesa del suolo, la 183/1989, quella sulla caccia, il cui merito va ascritto ad un’altra Verde, A.M. Procacci e ad un illuminato leader dei cacciatori, il democristiano Rosini, la legge contro il randagismo, la 281/91, diedero un prima importantissima risposta ai problemi ambientali del Paese.

Grazie alla pressione dei Verdi venne emanato il primo provvedimento per introdurre in Italia la valutazione di impatto ambientale (VIA), con il recepimento della direttiva 337 del 1985, attraverso il DPCM 377 del 1988, in attuazione di quanto previsto dalla legge 349 del 1986 istitutiva del Ministero dell’ambiente, di poco preceduto dal DPR 175 del 1988 riguardante i rischi industriali (caso Seveso), in attuazione della direttiva CEE n. 82/501 contenente provvedimenti relativi ai rischi di incidenti rilevanti connessi con attività industriali ad alto rischio.

L’attualissimo e drammatico problema dell’inquinamento dell’aria fu affrontato con i primi provvedimenti antismog, contenuti nella legge 305 del 1989 attraverso la quale si è iniziato a tutelare la qualità dell’aria in città insieme con la incentivazione e finanziamento del trasporto collettivo urbano, contenuto nella legge 211 del 1992 per lo sviluppo di sistemi di trasporto rapido di massa nelle aree urbane a contenuto tecnologico innovativo, atti a migliorare in tali aree la mobilità e le condizioni ambientali.

Negli anni successivi, mentre tutto crollava sotto i colpi di mani pulite, i Verdi seppero dapprima combattere efficacemente il buco dell’ozono con la legge 28 dicembre 1993, n. 549 Misure a tutela dell’ozono stratosferico e dell’ambiente, portando a conclusione dal punto di vista legislativo la campagna di Greenpeace, quindi furono protagonisti della riscrittura della legge sugli appalti, la 109/94, che, nonostante la crisi che aveva investito l’intero Parlamento, riuscì a stringere attorno al Ministro Merloni un drappello di parlamentari impegnati a portare a termine la missione di scrivere un testo capace di contrastare la corruzione nel mondo dei lavori pubblici.

Questo arido elenco di provvedimenti, ciascuno dei quali, occorre sottolinearlo, deriva da una grande attività non solo parlamentare ma anche a fianco di tanti gruppi e soggetti associativi presenti nel territorio, non comprende la straordinaria azione compiuta da Alex Langer, la cui azione esemplare è stata costantemente rivolta a combattere ogni discriminazione, protagonista di campagne come la nord/sud, di quella per la remissione del debito dei paesi sottosviluppati e colonizzati. Di lui vogliamo ricordare la costante azione, anche in rappresentanza del Parlamento Europeo, per la riproposizione continua di ponti fra etnie e culture diverse nell’impegno strenuo di contrastare la guerra e gli orrori dei Balcani, che ebbero ragione della sua stessa vita.

Altri interventi legislativi fondamentali voluti dai Verdi sono stati la L. 447/95 Legge quadro sull’inquinamento acustico, nonché la legge 13 ottobre 1994, n. 589, abolizione della pena di morte nel codice penale militare di guerra, altro fondamentale passo avanti dell’Italia sul terreno dei diritti umani, passo in avanti che ebbe un seguito alcuni anni dopo, quando la iniziativa di Marco Boato portò alla revisione dell’art. 27 della Costituzione, togliendo nell’ultimo comma ogni riferimento alla pena di morte.

La attività legislativa non esauriva l’attività dei parlamentari Verdi, protagonisti in quegli anni di importanti iniziative a proposito di eventi che hanno avuto enorme importanza planetaria come l’Earth Summit di Rio nel ‘92, a cui parteciparono con una propria delegazione, o come le manifestazioni antinucleari contro gli esperimenti francesi a Mururoa o contro il nucleare civile nel decennale di Chernobyl.

Nel 1996 poi, i Verdi furono una delle tre sole formazioni politiche che costituirono l’Ulivo di Prodi e, come si è detto, parteciparono al primo governo del nuovo centrosinistra con una delegazione culturalmente e tecnicamente assai qualificata anche se assai ristretta, in ragione del risultato elettorale, ancora fermo al 2,5% dei consensi.

Fra i tanti provvedimenti che videro la luce in quel quinquennio ce ne sono 2 che esplicano, pur con modifiche, ancora oggi una importantissima funzione nei confronti della gestione dei rifiuti e delle ristrutturazioni del patrimonio edilizio.

Infatti finalmente, dopo anni di ritardi il ministro Ronchi varò, non senza ostacoli provenienti dalla sua stessa maggioranza, il decreto legislativo 22 del 1997 con cui si attuarono importanti direttive europee sui rifiuti, sui rifiuti pericolosi e sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio.

Nello stesso anno, grazie all’intuito dei Verdi, sostenuti dal loro sottosegretario ai LLPP G. Mattioli fu varata la L.449/97 (Legge istitutiva della detrazione degli interventi di recupero del patrimonio edilizio) che da più di 20 anni ha permesso il recupero del patrimonio edilizio e ha dato una importante boccata di ossigeno all’edilizia, eliminando anche tanto lavoro nero.

Non riuscimmo allora, nonostante la profusione di un grande impegno, a introdurre la norma che privilegiava la messa in sicurezza antisismica degli edifici, nostra grande priorità, misura poi entrata a far parte dell’ordinamento purtroppo solo in tempi assai recenti.

Ciò ci consente comunque di ricordare la importante somma messa a disposizione della Protezione Civile, su proposta dei Verdi, perché si facesse, con l’impiego di decine di giovani tecnici, una indagine a larga scala della vulnerabilità di tutti gli edifici in 4 regioni, quelle sottoposte ai maggiori rischi.

Insieme con queste disposizioni, che denotavano la visione strategica della pattuglia dei Parlamentari Verdi, vennero varati altri importanti provvedimenti, sempre su impulso, proposta e iniziativa dei Verdi .

Per risparmiare tempo riproduco qui di seguito e sommariamente il contenuto del piccolo dossier fatto nel 2016, anche se, come detto sopra, è incompleto e parziale. I provvedimenti hanno riguardato:

– La tutela dall’ozono. Con la legge 179 del 1997 si è modificata la 549/’93 prevedendo ulteriori misure a tutela dell’ozono stratosferico.

– La criminalità nella gestione dei rifiuti. Con la legge 97 del 1997 è stata istituita la Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e le attività illecite a esso connesse, promossa da Massimo Scalia che ne diventerà il primo presidente.

– I medicinali omeopatici. Con la legge 347 del 1997 finalmente si sono adottate prime disposizioni in materia di commercializzazione dei medicinali omeopatici.

– Inquinamento atmosferico da benzene. Con la legge 413 del 1997, recante misure urgenti per la prevenzione dell’inquinamento atmosferico da benzene.

– Bonifica dei siti inquinati. Con la legge 426 del 1998 sono stati previsti nuovi interventi in campo ambientale, in particolare quelli relativi alla bonifica e al ripristino ambientale dei siti inquinati e quelli per la conservazione della natura.

– Trasporto pubblico locale. Con la legge 194 del 1998, sono stati previsti nuovi interventi, con particolare riferimento al settore del trasporto pubblico locale e a quello del trasporto rapido di massa e ferroviario.

– Mobilità ciclistica. Con la legge 366 del 1998, sono state adottate norme per il finanziamento della mobilità ciclistica, legge che dobbiamo all’impegno di Paolo Galletti, e per favorirne la promozione come pratica alternativa e ecologica.

– Animali di affezione e randagismo. Con la legge 434 del 1998 sono stati previsti nuovi finanziamenti degli interventi previsti dalla legge 281/91 (una delle prime ottenute dai Verdi).

– Rischi industriali da incendio. Con il decreto legislativo 334 del 1999, si è attuata la direttiva 96/82/CE (cd. Seveso II) relativa al controllo dei pericoli di incendi rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose.

– Agricoltura, alimentazione e foreste. Con il Decreto Legislativo 18 maggio 2001, n. 228, viene varata la riforma dell’agricoltura italiana. Inoltre viene adottato il principio di precauzione in tema di sicurezza alimentare e il nostro Paese si dichiara OGM Free.

– Grazie alla attività del Presidente Verde della Commissione Agricoltura vengono varati diversi provvedimenti per l’Agricoltura Biologica, la filiera corta e la difesa delle tipicità italiane.

– Grazie all’impegno del Presidente Verde della commissione Ambiente – LLPP vengono varate leggi in materia di inquinamento elettromagnetico superando le resistenze durissime del centrodestra (legge-quadro 36 del 2001, per la prevenzione dalle esposizioni ai campi elettrici, magnetici e elettromagnetici) e quella sugli Incendi boschivi (legge 11 novembre 2000, n. 353, norme-quadro in materia di incendi boschivi).

Vengono introdotte nell’ordinamento le STU, Società per la Trasformazione Urbana, per promuovere il recupero di parti degradate e complesse di città attraverso società di capitali non speculative (norma salutata dall’INU e da altri importanti organismi, come il primo passo della nuova riforma urbanistica).

Viene messa in sicurezza, grazie ai risultati di una indagine conoscitiva sui rischi dei siti contenenti rifiuti nucleari, l’area di Saluggia e Trino, minacciata dalle esondazioni della Dora.

Vengono varati i DPR 380/2001, Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia e il DPR 327/2001, Testo unico in materia di espropri.

Occorre ricordare che il Ministro Verde dell’Ambiente fu protagonista a Kyoto nel 1997, insieme con i colleghi tedesco Trittin e francese Dominique Voynet, della decisione dell’Europa di sostenere il Protocollo di Kyoto, primo passo per il contrasto dei Cambiamenti Climatici, all’epoca ancora negati da ampi settori politici e produttivi.

Ciò determinò la predisposizione di un primo programma nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici che diventerà poi solo recentemente uno strumento del Governo (e purtroppo solo di facciata).

Nel periodo di massima espansione del centrodestra berlusconiano, ai Verdi toccò il durissimo compito di contrastarne l’azione contro l’ambiente.

Furono stoppate la vendita delle spiagge ai privati, fermato un nuovo condono sulla battigia, impedito lo smantellamento degli usi civici, l’azzeramento dell’urbanistica tramite la famigerata legge Lupi (malauguratamente ripresa nel suo impianto dalla recente nuova legge urbanistica della regione ER), venne ingaggiato un conflitto senza esclusione di colpi contro la c.d. legge di delega ambientale che costrinse il Ministro Matteoli a chiedere ben 3 fiducie su un testo che dovette comunque emendare.

Due risultati importanti furono però conseguiti: il divieto di estrazione di idrocarburi nell’Adriatico a nord della foce del Po (risultato che dovemmo condividere, grazie a un imbroglio messo in atto in commissione, con l’attuale Presidente del Senato Casellati), contrastata ovviamente dal PD che si oppose all’emendamento successivo che voleva estendere il divieto alle coste romagnole dalla foce a Cattolica, e la costituzione del Santuario dei Cetacei nel Mar Ligure, benevolmente contrastato all’inizio da 2 senatori a vita, Andreotti e Scalfaro che ritenevano improprio l’utilizzo della parola “Santuario”.

La battaglia contro quello che sarebbe diventato negli ultimi giorni della XIV legislatura il DLGS 152/2006 fu tanto significativa che indusse il presidente Prodi ad assumere la decisione di mettervi mano con l’obiettivo di riscriverlo interamente.

Un nuovo testo, che conteneva nuove norme per Via, Vas, bacini fluviali e rifiuti vide la luce con il DLGS n.4 del 2008. La caduta del 2° governo Prodi impedì che si completasse l’approvazione delle norme riguardanti il danno ambientale, le bonifiche, i servizi pubblici ambientali, già scritte e trasmesse al C. d M.

Occorre ricordare che mentre il Consiglio di Stato nel proprio parere dichiarava di rango costituzionale i principi posti all’inizio del novo codice dell’ambiente scritto dai Verdi, all’interno della maggioranza si misuravano scontri durissimi con 2 ministri: quello dello sviluppo economico Bersani che pretendeva, riuscendoci, di mantenere i cip 6 per gli inceneritori e di avere procedure semplificate e a favore degli interessi di chi aveva provocato l’inquinamento nei siti da bonificare, e con quello ai LLPP Di Pietro che pretendeva di conservare la Via sui progetti preliminari (ideata dal ministro berlusconiano Lunardi) che aveva prodotto l’ovvia procedura di infrazione da parte dell’UE e che salvava la società del Ponte sullo stretto di Messina di cui i Verdi erano riusciti a ottenere la cancellazione.

Anche durante il secondo Governo Prodi furono numerosi ed importanti i provvedimenti approvati grazie al contributo determinante dei Verdi.

Non sto ora ad elencarli, non aggiungerei nulla al ragionamento fin qui fatto.

Una sorta di maledizione però sembrò accanirsi su di noi: mentre evidenti e palesi sono stati gli atti e i provvedimenti che a livello nazionale sono stati emanati con il determinante contributo dei Verdi, spessissimo grazie alla loro iniziativa, nel Paese e in larghi strati della popolazione si è diffusa la convinzione che i Verdi fossero quelli del NO su tutto.

E ciò è accaduto nonostante il fatto che un Verde, Francesco Rutelli, abbia ben governato la capitale d’Italia, portando a termine il Giubileo e realizzando, senza che vi fosse un solo rilievo o indagine, l’enorme quantità di opere ad esso dedicate, nonostante si sia potuto concludere un epocale raduno di 2 milioni di giovani senza che vi sia stato un solo incidente grazie ad una organizzazione efficientissima.

Questo, prendendo in considerazione altri aspetti della attività parlamentare, è anche accaduto ad esempio nonostante non vi siano state né ruberie né particolari sperperi per i giochi olimpici invernali del 2006 di Torino, la cui legge istitutiva e soprattutto le opere connesse furono sottoposte a un rigoroso esame e valutazione dal relatore Verde, così come una identica attenzione nei confronti delle norme riguardanti il terremoto Umbria Marche consentì sia di smontare l’attacco Berlusconiano per i presunti ritardi e di consentire la conclusione della ricostruzione in tempi ragionevoli, che ancora oggi rappresentano un esempio, attraverso l’impiego dei consorzi costituiti per gruppi di edifici strutturalmente collegati, introdotti per la prima volta nella legge di conversione del secondo decreto.

Paradossalmente ciò è avvenuto contemporaneamente ad un altro fatto, di segno opposto: a livello locale e regionale i Verdi, che avevano partecipato a Giunte e Amministrazioni in coalizione col PD e il Centrosinistra, venivano attaccati con durezza al proprio interno in quanto ritenuti corresponsabili di ogni guaio e considerati succubi delle politiche degli alleati.

Per una valutazione serena e consapevole di come ciò sia potuto accadere, non possiamo celare il fatto che, sia a livello locale sia a livello nazionale, le rimostranze di coloro che pretendevano tutto, subito e anche prima, gridando la propria insoddisfazione nei confronti di ogni atto o iniziativa, di chi in nome di una presunta purezza metteva ogni giorno sotto accusa i propri amministratori o parlamentari, hanno contribuito a fare identificare la nostra formazione politica con i fautori del No a tutto.

Questo è stato accreditato dai nostri alleati, che non si sono mai comportati come tali, anzi hanno avuto come costante obiettivo la nostra scomparsa e la assunzione, secondo la loro pretesa egemonica, delle nostre idee, annacquate alla bisogna, a cui si sono affiancati a sostegno i principali giornali, a cominciare da Repubblica, ora house organ del PD, per non parlare delle TV, la cui informazione da sempre è stata condizionata dai partiti.

Ciò è stato certificato in una purtroppo indimenticabile serata di Porta a Porta nella quale un faziosissimo Vespa, in precedenza sempre tanto corrivo con Berlusconi & co, mise alle strette il Ministro Pecoraro, impedendogli di esprimere un proprio punto di vista e addossandogli ogni responsabilità per ogni no pronunciato in Italia.

Come tutti i fossi hanno 2 rive anche la negativa percezione della nostra azione politica non può essere ascritta né al destino cinico e baro né alla cattiveria dei nostri alleati ed avversari.

Ci abbiamo messo anche del nostro e in abbondanza.

La riflessione che abbiamo compiuto a proposito delle alleanze con la così detta sinistra radicale ci ha consentito di fare un passo in avanti nella individuazione sia della nostra collocazione politica, che non può che essere autonoma e collocata nell’alveo degli altri partiti verdi europei, sia del modo con cui interpretarla e metterla in atto, salda nei principi, duttile nella loro applicazione.

E dunque dobbiamo fare i conti con tutto questo, in modo sereno ma approfondito, con l’obiettivo di capire e ribaltare la opinione che molti hanno purtroppo di noi.

Quello che non possiamo accettare però è il giudizio di quanti stanno affogando nel loro fallimento, determinato sia da lotte intestine sia da inadeguatezze rispetto alle quali noi, comunque, possiamo senz’altro essere una formazione politica attraente, con un progetto politico e una prospettiva, per loro definitivamente scomparse.

E ciò è fondamentale oggi con l’emergere della più grave questione che sta interessando l’intero Pianeta: il riscaldamento globale per affrontare il quale occorre anche qui, nel nostro Paese, una forza Verde autorevole, competente, autonoma, capace di dare il suo fondamentale contributo per il cambio di rotta, divenuto urgentissimo e ineludibile.

Bertinoro, agosto 2019

Sauro Turroni

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