Sfida possibile

Pubblicato da Alessandro Ronchi il

Il 4 maggio a Bangkok in Tahilandia saranno presentati i dati dell’Ipcc (Intergovernamental Panel on Climate Change), il panel Onu che studia i cambiamenti climatici, relativi alle misure economiche da adottare nei vari settori per cercare di arginare i mutamenti del clima che potrebbero produrre danni ben più costosi, in termini umani e sociali oltre che monetari, degli interventi per mitigarli.

Un’anticipazione degli studi Ipcc è già stata fornita. Un intervento rapido contro le modifiche climatiche da ora al 2030 su scala mondiale costerebbe l’1% della capacità economica mondiale. Se non si farà nulla, anticipava un esponente governativo tedesco, esecutivo che guida la presidenza di turno della Ue, le conseguenze economiche del peggioramento delle condizioni di vita dell’umanità nello stesso periodo comporteranno la perdita di circa quattro o cinque punti di benessere rispetto alle condizioni attuali.

Il rapporto dell’Ipcc indica le misure da adottare per trasporti, agricoltura, approvvigionamento di energia, edilizia, industria e rifiuti. Secondo l’Onu, il modo migliore per limitare le future emissioni di gas serra è quello di concentrarsi sullo sviluppo sostenibile dei Paesi in via di sviluppo. L’obiettivo, si rileva nel rapporto, è appunto quello di dimezzare le emissioni di gas serra entro il 2050.

L’Ipcc sottolinea come l’uomo disponga già delle conoscenze e degli strumenti utili per ridurre le emissioni di gas serra di circa 26 miliardi di tonnellate entro il 2030, molto oltre il livello sufficiente per limitare il previsto aumento delle temperature di 2-3 gradi sul pianeta entro la fine del secolo.

“E’ tecnicamente ed economicamente fattibile stabilizzare le concentrazioni di gas serra nell’atmosfera – si legge nel sommario – a condizione che sia incentivato l’ulteriore sviluppo e messa in pratica di una serie di tecnologie”. Lo studio evidenzia quindi la necessità di far diminuire le emissioni “entro i prossimi 20 anni”, ricordando che il problema è oggi più grave e richiede misure più urgenti di quanto denunciato nel 2001.

Queste le premesse ma il 4 maggio non sarà facile portare a casa un documento che i politici dovranno firmare dopo aver preso atto delle conclusioni degli esperti Onu. Le contrapposizioni sono le solite. Da un lato i paesi scettici, Usa e Cina in testa legati a filo doppio dall’arrembante sviluppo economico asiatico, dall’altro il gruppo guidato dalla Ue che preme per riduzioni drastiche dei gas serra entro il 2030.

Saranno molti quindi i paesi i Paesi interessati ad edulcorare la ricetta per la riduzione delle emissioni di gas serra. E’ molto probabile che almeno un terzo, se non di più, della bozza di sintesi diretta ai governi verrà modificata, spiega Sergio Castellari, focal point dell’Ipcc per l’Italia “e la nostra paura come tecnici della Ue e che si perda parte del contenuto”. Ma i governi, puntualizza e rassicura Castellari, potranno ammorbidire le conclusioni politiche non la sostanza del rapporto.

“L’obiettivo di dimezzare le emissioni di Co2 entro il 2050 non solo è possibile ma necessario”, ammonisce il ministro italiano dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio alla vigilia dell’incontro in Tahilandia. “Per salvare il Pianeta – aggiunge Pecoraro – c’è bisogno di una riconversione ecologica dell’economia mondiale. Sono necessari degli accordi internazionali vincolanti per una strategia comune, serve un vero e proprio “piano Marshall’ mondiale contro i cambiamenti climatici e che incentivi le fonti rinnovabili, l’efficienza energetica e la mobilità sostenibile”.

“Tutti gli stati del Pianeta ” ha aggiunto il ministro ” devono comprendere che la lotta ai cambiamenti climatici è una emergenza non più differibile e che necessita della buona volontà e dell’impegno di tutti”. E’ necessario che “anche gli Stati che non hanno sottoscritto il Protocollo di Kyoto, come gli Usa, e quelli di nuova industrializzazione, come la Cina, contribuiscano in maniera attiva agli interventi necessari per salvare la Terra. Ormai non è il tempo delle mezze misure, bisogna intervenire”.

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