Il PD non ci interessa, lavoriamo ad un cantiere progressista

Pubblicato da Alessandro Ronchi il

Riportiamo l’intervista al Presidente Nazionale dei Verdi Pecoraro Scanio pubblicata da Il Manifesto il 24 Aprile:

Pecoraro Scanio: «Il Pd non ci interessa Lavoriamo a un cantiere progressista»
Costruiamo insieme una rete comune e aperta per una politica laica, ambientalista e di sinistra. Un’alleanza che sfidi il Pd anche sul piano del consenso
(Matteo Bartocci)

Sì al «cantiere progressista» di una rete della sinistra plurale, laica e ambientalista che in prospettiva competa con il Pd sul piano dei consensi e dei contenuti. Non un «partito unico» ma un’alleanza che guardi soprattutto al di fuori dei partiti. E’ questo il primo «mattone» che portano i Verdi alla discussione a sinistra dopo la nascita del Partito democratico. Senza la volontà di accelerare innescando inutili «giochi del cerino» ma con la consapevolezza di una opportunità storica per la sinistra italiana. Ne parliamo con Pecoraro Scanio, presidente del Sole che ride.

Qual è il tuo giudizio sui congressi di Ds e Margherita?
Francamente mi hanno deluso. Sono stati cancellati dall’agenda temi fondamentali come l’ambiente, nuovi diritti, laicità, pace, la politica internazionale. Mi aspettavo un po’ di innovazione in più, da Roma e Firenze non sono certo venute idee che parlano al cuore. E in più è emersa alla luce del sole una deriva moderata molto preoccupante. Soprattutto nell’intervento di Franco Marini il Pd è sembrato diventare una sorta di «nuova dc», con il ritorno alla vecchia «politica dei due forni»: da un lato il centro, dall’altro i progressisti. Mi sembra un progetto opposto a quello di Prodi e Parisi e quanto di più lontano esista dall’Unione, che ha cercato un programma comune prima del voto e ha scelto il bipolarismo.

Ti preoccupa l’impatto della nascita del Pd sul governo?
Veramente fino ad oggi il Pd è già stato destabilizzante. Il crollo del centrosinistra nei sondaggi è dovuto soprattutto al tracollo di credibilità dell’Ulivo, che via via si è proposto non come una scelta
unitaria che rafforzava il governo ma come una sommatoria di classi dirigenti e di «fasi» successive.
Eppure sui giornali si susseguono i retroscena sui Verdi che prima o poi aderiranno al Pd.
Non so da dove nascano. Al congresso di novembre c’è stata una mozione in parte ispirata verso il Pd e non ha superato il 4% dei voti. Del resto gli ambientalisti che giudicavano il progetto
democratico interessante hanno già scelto negli anni scorsi o i Ds o la Margherita. Purtroppo però l’esperienza di Legambiente e della Sinistra ecologista dimostra che quelle scelte, pur rispettabili e
con cui collaboreremo, non hanno inciso e sono fallite. Nel Pd potranno certo esserci foglie di fico ecologiste ma l’ambientalismo non è la cifra del partito che verrà. Basti pensare che pur rivendicando un rapporto con i democratici americani i congressi non hanno fatto nessun riferimento a una personalità come Al Gore.

Dunque parteciperete al «cantiere» della sinistra?
Da tempo la sinistra italiana ha motivi di lavoro in comune molto solidi. Noi saremo dentro un «cantiere progressista». L’unica pregiudiziale è che non possiamo aderire alla ricostruzione del Pci
né rinchiuderci nel recinto della cosiddetta sinistra radicale. Primo perché è un termine che non ci appartiene come sinistra ambientalista. Secondo perché suggerisce una marginalità tutta da
respingere.

E dunque come andare avanti «fuori» dal Pd?
Lavoreremo su due versanti: da un lato un grande patto per il clima che allarghi il raggio d’azione del soggetto ecologista. Noi non siamo un’identità fittizia o messa in crisi dal XXI secolo, siamo
parte di un dibattito mondiale. Dall’altro siamo favorevoli a costruire da subito una «rete comune» sui contenuti e a lavorare in prospettiva a un’alleanza progressista, laica e ambientalista. Non
impicchiamoci alle esperienze territoriali ed elettorali: vedremo più avanti dove c’è la necessità. Lavoriamo insieme a quella che oggi deve essere un’alleanza e non certo un partito unico.

Ma come costruire questa rete?
Allarghiamo la discussione. Non possiamo parlare solo tra me, Giordano, Diliberto e Mussi. Evitiamo di ripetere ciò che è avvenuto nel Pd. Oltre ai partiti, i Verdi discuteranno con le associazioni, le nuove professioni, la nuova imprenditorialità e chi si occupa di nuovi diritti come l’Arcigay. Parliamo più alla società che ai ceti politici.

Quali «mattoni» nel cantiere?
Per noi è centrale il tema del cambiamento climatico e della svolta ecologica nell’economia e nella società. Nella conferenza nazionale di Genova il 4 e 5 maggio discuteremo sotto il titolo «Ecologia è economia». Ci saranno personalità diverse come Gianfranco Amendola, Carlo Rubbia, Stefano Rodotà, Fabio Mussi e Asor Rosa, che interverrà con un messaggio.

Tappe intermedie?
Dobbiamo partire dall’Europa. I Verdi europei, la Sinistra europea e il Pse sono tre aree progressiste che devono lavorare insieme. Non è vero che per conquistare il centro devi spostarti sempre più a destra. A giugno faremo in Italia un’iniziativa comune. Nel momento in cui il Pd si muove al centro c’è un’area progressista che è più o meno il 20% del paese. E’ un’area che deve provare a essere maggioritaria nel centrosinistra. A differenza del Pd possiamo pensare a una «normale» alleanza progressista di tipo europeo, come si fece nel ’94, senza il bisogno di improbabili modelli americani. Sfidiamo il Pd sui contenuti e sui consensi. E perché no, proviamo a
superarlo.

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