Scuola e formazione: dall’emergenza al coraggio di cambiare

Pubblicato da Duilio Cangiari il

Con sforzi notevoli per far fronte all’emergenza, le scuole, come era dato auspicare, hanno riaperto le porte ad alunni, studenti e famiglie. La comunità scolastica, che non possiamo negare abbia dimostrato di saper affrontare, con l’utilizzo della didattica a distanza, in modo anche superiore alle aspettative la pausa forzata del lockdown, ritorna ora ad una dimensione di pseudonormalità, con le precauzioni del caso per non dover rinunciare ad una necessaria attività di formazione in presenza.

Nulla sarà più come prima, se sapremo uscirne con un reale miglioramento del sistema scolastico sul quale però è necessario investire risorse mirate ad un progetto serio di qualificazione del servizio.

Già durante il periodo del lockdown, con un nostro intervento (“Scuola e formazione ai tempi del Covid 19”) avevamo sollecitato tutti i protagonisti dell’organizzazione scolastica, istituzioni centrali e periferiche ed enti locali, ad una rinnovata riflessione sulla scuola, in grado di coniugare le sollecitazioni e gli accorgimenti dettati dall’emergenza, con un pensiero più ampio e progettuale, per migliorare le criticità già presenti nel nostro sistema e rese più evidenti dalla nuova situazione emergenziale.

È auspicabile, infatti che le risorse investite e da investire possano produrre un bene duraturo, in grado di favorire l’accesso immediato, ma anche una qualità del sistema che va assolutamente ripensata e rilanciata

Le note esigenze di contenimento della spesa pubblica hanno colpito, negli ultimi quindici anni, in modo pesante la scuola, ridotto l’orario scolastico, la precarizzazione del corpo docente e l’aumento del numero massimo di alunni negli istituti, generando le cosiddette “classi pollaio”.

Le ricadute sono evidenti sia sotto il profilo didattico, ostacolando di fatto una didattica laboratoriale e inclusiva, in grado di favorire relazioni e apprendimenti in situazioni complesse come quelle che caratterizzano oggi il nostro vivere sociale, sia relativamente alla salubrità e alla vivibilità sociale degli ambienti, decisamente troppo affollati, fino a manifestare tutta la sua criticità in epoca di distanziamento sociale.

Il micidiale salasso ha tramortito l’Istituzione scolastica, condizionandone negativamente la missione sociale e culturale e sotto questi colpi esiziali è ripresa l’emarginazione dei più deboli con il preoccupante aumento della “dispersione scolastica”, caratterizzato dall’abbandono della scuola di tanti ragazzi bisognosi di aiuto educativo e sociale.

Anche la riduzione dei plessi scolastici con chiusura delle piccole sedi e accorpamenti in edifici più grandi, a volte sicuramente necessaria per la forte riduzione della popolazione scolastica, merita comunque oggi una riflessione sulle varie specificità, valutando costi /benefici in termini di trasporti e qualità del servizio erogato, alla luce sì dell’attuale emergenza, ma anche in prospettiva di un miglioramento globale della qualità della vita e dei servizi.

Adottate tutte le soluzioni necessarie per far fronte alle urgenze del nuovo Anno scolastico, e invertire la nefasta tendenza al declino della più grande istituzione culturale del paese occorre ora rivedere i parametri di rapporto alunni/ classi e investire nell’edilizia scolastica in termini di qualità della didattica e vivibilità degli spazi, con soluzioni “ecologiche” per la mente e per l’ambiente: tutto questo per preservare i valori che sono a fondamento della nostra democrazia.

Il rilancio della Scuola passa necessariamente e in primo luogo da un massiccio piano di investimenti per la realizzazione di nuovi e moderni edifici scolastici, puntando dall’altro alla rigenerazione del  patrimonio edilizio esistente, rendendo gli attuali edifici scolastici sicuri, antisismici ed energeticamente neutri ma anche valorizzando le straordinarie potenzialità educative che potrebbero scaturire dal maggior utilizzo di parchi e aree cortilive adeguatamente riqualificate e manutenute, tanto da essere considerate aule decentrate, funzionali ad una nuova didattica che ne valorizzi le caratteristiche nel tempo del distanziamento fisico, ma non di quello “ambientale”.

È giunto il momento di investire davvero su una mobilità scolastica sostenibile, o meglio, non è mai troppo tardi…: le sperimentazioni sull’utilizzo di mezzi alternativi al trasporto privato, quali la bicicletta (vedi Bicibus), sperimentazioni sostenute anche da sani principi pedagogici e ambientali, vanno adeguatamente rilanciate per non disperdere l’impegno economico e sociale che le aveva accompagnate.

Le nuove esigenze formative, tra le quali si inserisce a pieno titolo anche la situazione attuale di didattica a distanza, che confidiamo debba essere utilizzata per il tempo ritenuto strettamente necessario, devono tenere conto del fatto che i giovani nel futuro andranno incontro all’obsolescenza delle conoscenze e dovranno essere in grado

I riflettori mediatici e la polemica politica si sono finalmente accesi sulla scuola suscitando un dibattito quasi esclusivamente incentrato sugli aspetti organizzativi (carenza di insegnanti) o tecnici (sì o no ai banchi a rotelle, sì o no alle mascherine, sanificazioni e termoscanner ecc..), ma poco o nulla si è detto di come dovrà essere la scuola del dopo COVID. Questa situazione richiama la necessità, già sentita nel mondo scolastico, di una revisione dei programmi nazionali (I programmi della scuola primaria risalgono al 1985 e già al tempo della loro entrata in vigore furono ritenuti ridondanti in termini di contenuti).

L’investimento sul futuro dei nostri giovani non può, infine, prescindere da un investimento serio sulle risorse umane della scuola. La nota e storica carenza di personale docente, ma soprattutto di personale stabile e formato, è un problema che la scuola affronta da anni e che sicuramente manifesta tutte le criticità nella situazione emergenziale. Le nomine dei supplenti (tanti vista la mancata effettuazione di concorsi ordinari) ritardano, come è normale che accada con un sistema di reclutamento fortemente burocratizzato

È il momento di rivedere le modalità di reclutamento, puntando seriamente sulla qualità, attraverso concorsi regolari in grado di selezionare personale preparato allo scopo e una formazione permanente necessaria per tutto il personale della scuola.

VERDI – EUROPA VERDE REGGIO EMILIA


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