Stadio Ennio Tardini di Parma – “Se la palla l’abbiamo noi, gli altri non possono segnare”

Pubblicato da Ximena Malaga Palacio il

Io credo ancora che ogni parola abbia il suo preciso significato, non sopporto la faziosità e la semplificazione comunicativa.
A Parma abbiamo uno stadio in centro città, una struttura inaugurata nel 1924 dove la città ancora non c’era, e così come accaduto in tanti altri luoghi, nel tempo cambiata e abbracciata dall’espansione urbana. Un abbraccio non sempre affettuoso quello tra gli abitanti dei quartieri limitrofi e lo stadio, tant’è vero che ogni volta che se ne parla si accende, giustamente, il dibattito.


Oggi perché si discute? Perché a ottobre 2020 la nuova proprietà del Parma Calcio nella persona del presidente della società Kyle Krause ha proposto al Comune di Parma un intervento di riqualificazione dello stadio Tardini, a sue spese. La prima bozza di questo progetto, è stata però ritirata dalla Società poco tempo dopo il suo deposito. La sottoscritta, nel breve periodo trascorso tra il deposito e il ritiro, aveva già consegnato (anche) ai quotidiani locali l’invito all’Amministrazione a rendere subito pubblico il progetto, prevedendo quindi un’ampia partecipazione cittadina. Nello stesso periodo, infatti, l’esperienza del dibattito sul restyling del Parco #Cittadella (tema portato all’attenzione della città proprio da Europa Verde) stava infatti evidenziando come i cittadini sentissero la necessità di “dire la loro” e avessero buone ragioni per farlo.


Con il ritiro del progetto, nel dicembre del 2020, la riqualificazione dello stadio è rimasta di fatto un’ipotesi, e si è aperta la strada a preoccupazioni fondate e meno fondate (data l’assenza di un documento da dibattere) sul futuro dello stadio e del quartiere.
Oggi, come sempre, si discute con forza in merito all’ubicazione dello stadio. Ci si chiede se la scelta dell’Amministrazione di escludere un suo spostamento fuori dalla città sia vantaggiosa o meno per i cittadini.
C’è chi sostiene che la soluzione ai disagi causati dallo stadio nei giorni interessati dalle partite (circa 20 l’anno) ai cittadini del quartiere sia costruirne uno nuovo fuori dalla città, realizzando l’ennesima cattedrale nel deserto, secondo il modello di urbanizzazione selvaggia della campagna, tanto in voga prima che anche gli amministratori scoprissero che il #suolo è risorsa.


Credo quindi che questa sia l’occasione di ribadire ai miei concittadini che il suolo è un SERVIZIO ecosistemico, che è il miglior alleato dello stoccaggio naturale della CO2 da parte del verde, che è una difesa necessaria dalle conseguenze (fin troppo conosciute a Parma) delle piogge intense inasprite dal #cambiamentoclimatico, che in ambito urbano un suolo permeabile e a verde è una delle armi migliori a nostra disposizione per mitigare le temperature che, soprattutto in estate, sono di diversi gradi più alte nei centri urbani a causa dell’effetto “isola di calore”, effetto che causa disagio termico e impatta terribilmente su anziani e bambini.
Queste premesse ci devono far comprendere che SALVAGUARDARE il suolo è il minimo da fare per mitigare gli effetti climatici sulla nostra città. Non possiamo poi dimenticare l’importanza della mai citata #biodiversità. I terreni non sigillati, anche se in ambito urbano o periurbano, sono l’universo di vita microscopica e macroscopica, il numero e la varietà degli organismi presenti nel suolo contribuiscono alla qualità della rete trofica del suolo e di conseguenza al mantenimento della fertilità del suolo stesso. Inoltre i terreni agricoli in pianura sono tra i più preziosi.


E allora, c’è chi dice: “spostiamo lo stadio in una zona dismessa già cementificata!”.
Ma come deve essere questa zona dismessa in città per accogliere uno stadio NUOVO per più di 20000 persone?
Senza grandi pretese, ipotizzando di lasciare le valutazioni sui costi al portafoglio del signor Krause, e volendo fingere, non senza un certo disagio, che il Tardini non sia un vero e proprio simbolo della nostra città e il suo più importante spazio sociale, si può partire dalle dimensioni, che, considerando gli standard odierni per i nuovi stadi, dovrebbero includere varianti alla viabilità, parcheggi, negozi (anche GDO), strutture di supporto, fast food, etc etc, e potrebbero essere stimate spannometricamente in qualcosa come 5 ettari di terreno necessario, ipotizzando di sommare ai circa circa 37000 metri quadri attuali dello stadio, almeno un ettaro per infrastrutture di supporto e accessorie.
Vien da chiedersi se a Parma abbiamo un’area dismessa e di proprietà del comune di 5 ettari, magari un’area non in attesa di qualche sentenza, e magari non in fase di alienazione. La risposta molto probabilmente è no, ma se ce l’abbiamo, in che zona della città si trova?


Questo è un punto che mi preoccupa molto perché da cittadina comprendo la volontà di risolvere tutto ciò che è potenzialmente fastidioso per il mio quartiere, ma da #ecologista e da politica vorrei che queste soluzioni non si trovassero mai a discapito dei cittadini di altri quartieri. Per questo è importante chiedersi, nell’ipotesi di esistenza di questo fantomatico terreno dismesso, già sigillato, e delle dimensioni giuste, dove si troverebbe, e che zone limitrofe interesserebbe una potenziale variante pro stadio, i cantieri molto importanti e i NUOVI, ulteriori flussi di traffico che si genererebbero in quella zona.


Un vero studio sulle aree abbandonate e dismesse della nostra città in effetti oggi manca. Il mio invito all’Amministrazione è quello di destinare, previa analisi di fattibilità, alcune tra quelle aree al “#desealing”. Rimuovere lo strato impermeabilizzante, rigenerare il suolo, sembrerebbero apparentemente solo costi, ma nel medio e lungo termine, e nonostante l’irreversibilità di alcuni effetti del consumo sul suolo, rappresentano un enorme vantaggio per la comunità in termini di comfort, benessere, salute e, anche, valore immobiliare.
Altro tema è la mobilità. Sappiamo che per il progetto di riqualificazione dello stadio, esiste un incarico ad una azienda europea che si occupa di urbanistica, di produrre studi approfonditi sulla complessa mobilità della zona Tardini, e sviluppare soluzioni migliorative della qualità di vita del quartiere. Migliorare la mobilità, spostando sempre più persone dal mezzo a motore privato verso il trasporto dolce e pubblico, dovrebbe essere una priorità di chiunque desideri un futuro SOSTENIBILE per la sua città. Anche i quartieri limitrofi allo stadio dovranno andare in questa direzione, una direzione non potrà prescindere dall’implementazione di proposte efficaci di diminuzione del traffico e dei disagi da parte del Comune e della proprietà, in parallelo al progetto di riqualificazione stesso.


La transizione verso la famosa “città dei 15 minuti”, un modello urbanistico ormai sostenuto da tante associazioni e forze politiche a Parma, consiste nel mantenere e pianificare le strutture e i servizi (dallo svago alla burocrazia passando per il lavoro) all’interno di un certo raggio di distanza dal cittadino, percorribile a piedi o in bicicletta in massimo 15 minuti, in modo che questo sia incoraggiato per convenienza a raggiungere i suoi luoghi di interesse senza il mezzo privato a motore. Siamo sicuri che spostare lo stadio verso zone periferiche possa essere coerente con questa visione?
E se è vero che la Presidenza del Parma Calcio intende, come ha dichiarato, progettare uno stadio che sia funzionale e vivo 365 giorni all’anno, attraverso botteghe e servizi per il cittadino, l’allontanamento dello stadio non sarebbe più compatibile con questo modello virtuoso che oggi tutti dicono di voler realizzare.
Come dimenticare poi quella voce secondo la quale, nel caso di spostamento dello stadio, il terreno su cui oggi sorge potrebbe diventare persino una nuova zona edificabile in pieno centro città.


Nella confusione generata dall’assenza di un nuovo progetto accanto al fantasma di quello vecchio mai pubblicato e delle sue criticità, si è fatto avanti in mezzo ai cittadini, non senza qualche spinta politica, il timore che la #scuola adiacente, la Puccini-Pezzani, venga abbattuta PER fare spazio ad un ipotetico allargamento dello stadio.
Le motivazioni di chi si oppone a questa eventualità, pur in assenza di un progetto, sono certamente comprensibili: c’è un legame emotivo che si crea tra i cittadini e le strutture di quartiere, quella storia e quel valore affettivo che certo non possono essere quantificati.
Possono invece essere quantificati i flussi di studenti dai quartieri limitrofi verso la scuola, si può “calcolare” se la sua posizione attuale è baricentrica alla crescita demografica della zona, si può calcolare quanto verrebbe impattata la centralità della scuola con uno spostamento graduale degli studenti a circa di 700 metri di distanza (nuova scuola nel parco-ex castelletto), possono essere quantificati i costi a carico della collettività di un intervento massiccio di riqualificazione della scuola rispetto a quelli per il completamento del secondo polo nella Scuola nel Parco, possono essere quantificati i costi e i danni ambientali legati allo spreco energetico dovuto a strutture pubbliche energivore, ma questi sono solo pochi spunti, sulle tante domande che, non solo i cittadini, ma per prima l’Amministrazione, dovrebbero porsi sul futuro della Puccini-Pezzani, degli alunni e delle famiglie, a prescindere dallo Stadio, che secondo dichiarazioni recenti dell’Amministrazione, non “crescerà” in pianta e di conseguenza non avrebbe “ambizione” di occupare la superficie occupata oggi dalla scuola.


È necessario che l’Amministrazione sgomberi quindi al più presto il campo dagli equivoci se si vuole aprire un #dibattito trasparente sullo Stadio ma SOPRATTUTTO sul futuro degli edifici scolastici a Parma.
È innegabile che molti di essi siano sottodimensionati, e necessitino di lavori di ampliamento ed efficientamento che in alcuni casi non sono neanche realizzabili, come ha dichiarato il preside della Pezzani in merito alla “sua” scuola, ma tutte queste considerazioni di pubblico interesse dovranno essere attuate con estrema chiarezza in un ambito di partecipazione cittadina.


Mi fa piacere infine leggere da un post di oggi del Comitato Tardini Sostenibile (scritto in risposta a “insinuazioni di cittadini e rappresentanti politici” ma che curiosamente mi sembrano piuttosto i timori leciti di ogni cittadino che guarda al futuro della città) che il loro gruppo “non ha mai affermato, né contemplato” la possibilità di costruire lo stadio fuori città occupando quindi ulteriore suolo agricolo o permeabile (cosa che evidentemente preoccupava gli autori delle insinuazioni), e che “secondo la miglior disciplina urbanistica” e “una visione della città inclusiva” il Comitato esclude la possibilità di spostare lo stadio e gli innegabili disagi da risolvere ad esso connessi in un altro quartiere (rassicurando quindi gli insinuatori preoccupati da un eventuale approccio “NIMBY-Not In My Backyard”) al problema.
“Niente va mai via”

Fonte immagine: ParmaPress24

Ximena Malaga Palacio,

Co-Portavoce Europa Verde Parma


3 commenti

Comitato Tardini Sostenibile · 25 Febbraio 2021 alle 9:33 am

La signora Ximena esprime con dilungato fervore la sua posizione riguardo al progetto di ampliamento del Tardini, utilizzando in pratica molti degli slogan abusati in questi ultimi mesi dal vicesindaco Marco Bosi e da altri membri dei vertici della Giunta per tentare di difendere un intervento volto con tutta evidenza a manomettere l’assetto urbanistico, ambientale e sociale di un intero quadrante della città, che poco o nulla ha a che fare con il bene pubblico, la tutela dell’ambiente e del paesaggio e la qualità della vita dei cittadini, avallando addirittura l’osceno disegno di demolire una scuola pienamente efficiente e centrale per il suo quartiere al solo scopo di fare spazio a uno stadio di calcio. Ci chiediamo se la sua è espressione di un parere personale o rappresenta la posizione ufficiale di Europa Verde Parma. Giusto per capire, visto che le elezioni comunali sono alle porte.

pierfrancesco vacca · 26 Febbraio 2021 alle 4:50 pm

Buongiorno, ho abitato per anni in via Viotti, dove tuttora abita mia madre. Io abito in via Sidoli, di fronte all’area ex Castelletto, che ora ospita diversi animali selvatici ( fagiani, lepri, scoiattoli ), è un polmone verde che cattura CO2 e, d’estate, genera un ribasso della temperatura chiaramente percepibile. Mi aspetterei che questa area fosse difesa e non cementificata all’estremo, magari aggiungendovi la scuola Pezzani-Puccini. Perchè non trasferire lo stadio nella zona Nord, magari a Moletolo o in aree dismesse e trasformare il Tardini non in un parcheggio o shopping area aperto 365 gg all’anno ma in uno spazio verde, dedicato allo sport ed alla salute dei cittadini? Grazie.

Franca laviosa · 7 Aprile 2021 alle 1:46 pm

Perfetto signor Vacca.

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