Il piano per l’Italia venga prima della discussione sui nomi

Pubblicato da Alessandro Ronchi il

L’esito del referendum ha dato un enorme risultato politico, che ha determinato l’immediata rimozione dei protetti dal Governo: un segno che andava dato prima e che non è certamente sufficiente a rettificarne l’operato, ma che non può che essere festeggiato.

Però sbaglia chi pensa che il voto del NO, a difesa della Costituzione, possa automaticamente essere incassato come un assegno in bianco dall’opposizione.

E’ un errore anche parlare di candidature e di primarie, prima di aver definito gli obiettivi che la coalizione di centrosinistra dovrà realizzare una volta al Governo.

E’ necessario, ma non sufficiente, sostituire gli amici di Trump, di Putin, di Orban e i fan di Netanyahu, che hanno portato il Mondo alla situazione disastrosa nella quale si trova.

Occorre fare in modo che la Pace torni a essere un argomento obbligatorio e imprescindibile per ogni discorso sul futuro sviluppo del Pianeta, che le popolazioni tornino a dialogare sulla base del diritto internazionale e non con la legge del più armato e del più aggressivo.

E’ assolutamente fuori tempo l’ennesima proposta di modifica della legge elettorale, che viene pensata ogni volta dalla maggioranza per la sua stessa conservazione al potere. E’ inaccettabile che lunedì il Parlamento si ritrovi a discutere di questo, e non di come affrontare l’ennesima crisi umanitaria, sociale ed economica innescata dai leader guerrafondai.

Ma non basta puntare il dito sulle evidenti bugie, sulle contraddizioni e i passi falsi del Governo della Meloni, occorre mettere sul tavolo un Piano per l’Italia alternativo, credibile e di ampio respiro.

Affrontare come centrosinistra una discussione interna a sé stesso, a partire dai nomi in campo, sarebbe enormemente controproducente. I personalismi andrebbero accantonati in nome del bene comune, perché il nostro elettorato, eterogeneo e in parte da motivare, non sarebbe attratto dalle divisioni e dai rapporti di forza interni. La legge elettorale permette a ogni forza politica di fare la sua corsa all’interno di una coalizione, e una proposta plurale darebbe un risultato collettivo migliore. Del resto abbiamo visto più volte i tentativi falliti di far diventare l’Italia una repubblica bipartitica, il risultato sarebbe identico.

Per questo riteniamo fondamentale che il Piano per l’Italia venga prima e prenda tutto lo spazio pubblico di dibattito possibile.

Occorre spiegare come si possono ridurre le bollette energetiche rendendole sempre più indipendenti dai combustibili fossili, come creare sostenibilità economica di fronte a tecnologie che stanno cambiando per sempre il mondo del lavoro, come mantenere e far crescere una sanità pubblica che funzioni universalmente per tutelare i più fragili.

La lotta per il clima è una visione alternativa alla guerra per le ultime risorse: agli scenari post apocalittici dei conflitti possiamo contrapporre idee di conservazione e innovazione, che ci permettano di uscire da questa crisi tutti insieme.

All’ottantenne Trump evidentemente non interessa cosa ci sarà tra dieci o vent’anni, ma ai nostri studenti, ai nostri figli abbiamo il dovere di consegnare un Paese e un Pianeta vivibile, bello come quello che abbiamo ricevuto in eredità e se possibile ancora migliore.

Il lavoro da fare è enorme, per i Verdi alcuni punti di programma sono fondamentali per il futuro dell’Italia e del Pianeta, e occorre lavorare per fare in modo che sempre più persone comprendano che la Costituzione ci dà delle direttive incredibilmente attuali, che occorre perseguire ogni giorno.

Il lavoro, i diritti inviolabili dell’uomo, la solidarietà e i doveri dei cittadini. Gli elettori l’hanno difesa contro gli attacchi del Governo, spetterà al nuovo esecutivo difenderne e applicarne i principi di fronte al Mondo che sta tornando indietro di cent’anni, evitando che il nuovo ventennio porti gli stessi risultati di quelli del secolo scorso.

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