La centrale non rispetta i patti

Pubblicato da Paolo Galletti il

Il progetto per la costruzione della centrale termoelettrica a biomasse a Russi viene avviato in conseguenza della chiusura dello zuccherificio determinata dalla riforma comunitaria dell’OCM dello zucchero nel novembre 2005.

Alla base del progetto dell’impianto esiste un Accordo di riconversione stipulato nel 08/11/2007 tra Regione, Provincia, Comune, Organizzazioni sindacali e PowerCrop, (società proponente). L’accordo definisce gli obiettivi che il progetto deve soddisfare e che risultano condizionanti per la sua approvazione: soccorso alle aziende agricole colpite dalla riduzione della superficie bieticola, da realizzare mediante lo strumento della “filiera corta” per l’approvvigionamento della biomasse; costruzione dell’impianto con le migliori tecnologie disponibili tali da garantire un impatto ambientale inferiore a quello dello stabilimento saccarifero e compatibilità con il piano dell’aria provinciale.

Questi obiettivi sono però completamente disattesi nel progetto presentato da PoweCrop.

Il punto più controverso risulta proprio quello dell’approvvigionamento della biomassa.

La centrale richiede una quantità di combustibile pari a 288.000 t/anno di biomasse da bruciare per produrre 100 MW termici necessari a ottenere una potenza elettrica pari a 30 MW.

Una tale quantità di biomassa non esiste in provincia di Ravenna. Da studi fatti eseguire dalla Provincia nel 2008 risulta che se tutto il terreno potenzialmente disponibile per le colture energetiche fosse convertito a pioppo, abbandonando quindi le attuali colture, la quantità disponibile non arriverebbe nemmeno a 100.000 t/anno. Manca inoltre la volontà degli agricoltori di abbandonare le proprie colture di prodotti per l’alimentazione, che nella zona della bassa sono senz’altro più redditizie. Fino ad oggi la PowerCrop non è riuscita a presentare la prova di avere i contratti necessari per poter alimentare l’impianto né, tanto meno, che la biomassa abbia le caratteristiche di provenienza e qualità poste alla base dell’Accordo di riconversione.

Neppure l’obbligo di utilizzare le migliori tecnologie per abbattere le emissioni gassose è stato ottemperato da Powercrop, che dichiara valori delle emissione gassose molto superiori rispetto a quelli di impianti già realizzati, con il risultato, fra l’altro, di ottenere un carico di inquinanti, in particolare di NOx, superiore a quello del precedente impianto saccarifero.

Il progetto è quindi in assoluto contrasto con il Piano Provinciale di Tutela e risanamento della qualità dell’aria che prevede per la Bassa Romagna interventi per la riduzione dell’inquinamento, già oggi a valori inaccettabili.

Risulterebbe quindi quasi scontato che il progetto, alla conclusione della Procedura di VIA prevista entro la fine dell’anno, venga rigettato. Esiste però il forte rischio che un progetto, osteggiato dalla popolazione, dalle associazioni ambientaliste e dalle stesse associazioni locali degli agricoltori veda la luce per soddisfare unicamente le esigenze di un gruppo industriale privato che ne trarrà enormi vantaggi economici a scapito e contro il parere di tutti gli altri soggetti interessati.

Davide Giovannini

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