Verdi francesi: una vittoria che viene da lontano.

Pubblicato da Duilio Cangiar il

di Paolo Galletti

Alle elezioni presidenziali del 1974 in Francia si presentò il candidato ecologista René Dumont un agronomo che aveva lavorato anche in Africa.
André Gorz ( Michel Bosquet) scriveva ” ecologia della vita quotidiana” negli anni 70, in pieno revival vetero marxista, unendo la questione ecologica a quella sociale.
Altri importanti pensatori come Edgar Morin e Michel Serres ( per citare due intellettuali noti anche in Italia) hanno da tempo affrontato con profondità il tema ecologico.
I Verdi francesi dagli anni ottanta sono presenti con alterne fortune e complicate vicende sulla scena politica.
Non a caso Julien Bayou il segretario nazionale ,nel suo discorso dopo la vittoria ringrazia i militanti che da quarant’anni si impegnano per l’ecologia.
Un forte radicamento ai livelli locali e la capacità di formare quadri nelle battaglie e nella presenza delle istituzioni territoriali , una presenza intergenerazionale, unendo sempre la questione ecologica e quella
sociale. Ecco la forza dei Verdi Francesi che ha permesso loro di superare crisi importanti.
Alle ultime presidenziali hanno ottenuto il due per cento.
Le primarie interne hanno sbagliato candidato scegliendo una ex magistrata Eva Joly e bocciando Nicolas Hulot ,famoso divulgatore televisivo.
I Verdi francesi sono fuori dal Parlamento nazionale : alle ultime politiche si sono alleati con i socialisti : un disastro.
Esponenti Verdi importanti con Daniel Cohn Bendit hanno lasciato il partito per seguire Macron.
Il fallimento di Macron sui temi ecologisti è stato sancito dalle dimissioni di Nicolas Hulot da Ministro e dall’uscita di una decina di deputati dal suo partito per costituire un gruppo ecologista. Tra liberismo e verdi
c’è un abisso.
Invece alle ultime europee sono risultati la terza forza politica 
con più del 13 per cento , dietro Macron e Le Pen.
Avevano però mantenuto una presenza nelle regioni e nelle città e dal 2014 il Sindaco di Grenoble Eric Piolle
In Francia il tema riscaldamento globale, cambiamento climatico, ecologia, è centrale nel dibattito culturale e politico. Non siamo in Italia ed abbiamo un diverso sistema dei media.
I Sindaci Verdi eletti con coalizioni di quel che resta delle varie sinistre o contro candidati socialisti ( A Parigi Hidalgo vince grazie all’accordo con i Verdi) non sono funghi spuntati dopo la pioggia , come immaginano
alcuni frettolosi e disinformati commentatori.
Il Sindaco di Bordeaux, Pierre Hurmic, , in politica dal ’92, per 25 anni consigliere comunale , ha strappato la città alla Destra dopo 73 anni. Impegnato anche contro le antenne 5G.
La Sindaca di Poitier Léonore Moncond’hui , ha battuto i socialisti impegnandosi a non finanziare più l’allargamento dell’aeroporto e a bandire nuovi centri commerciali Il Sindaco di Lione Grégory Doucet è stato chiamato dagli avversari “khmer verde” e ” ayatollah dell’ecologia”.
Lo stesso segretario Bayou si dice orgoglioso di essere attaccato perché difende gli alberi ed i piccoli uccelli.
Questo il pragmatismo dei verdi francesi.
Per nulla compatibile con finte e frettolose riverniciature di certa sinistra italiana : verde a parole e grigia nelle azioni di governo.
Per non parlare di quel che resta dei grillini: un uso strumentale della questione ecologica.
Altro che giochi di prestigio della comunicazione.
Altro che bolle mediatiche che si sgonfiano rapidamente.
Altro che personaggi che seguono le effimere mode del momento.
Occorre radicare una cultura verde olistica nelle città e nei territori.
Di qui possono ripartire i Verdi anche in Italia.
Le liste verdi nascevano proprio di lì nei primi anni ottanta.
Il viaggio nella politica nazionale ha portato risultati significativi ma anche battute d’arresto.
Ripartiamo dalle città e dai territori.
Chi la dura la vince.

Categorie: Politica

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