DOPO IL VOTO – 1

Pubblicato da Luca Saraz Budini il

DOPO IL VOTO

avviamo un dibattito

Dopo il disastroso risultato elettorale, apriamo un confronto

per analizzare in profondità la situazione e per cercare di capire cosa fare.

Questi, i primi interventi:

di Sauro Turroni, Alessandro Ronchi, Francesco Picca, Paolo Fontana.

 

È andata male, inutile girarci intorno.

I motivi sono molti e occorrerà riflettere in modo approfondito e senza indulgenze sulle ragioni di una sconfitta così netta e dura.

I cittadini italiani hanno scelto liberamente con il voto, premiando proposte magari semplificate ma che sono sembrate preferibili alla continuazione della politica in atto, indipendentemente dai risultati.

Ci siamo presentati alle elezioni invocando e proponendo l’unità delle forze democratiche e progressiste, ma non era ciò che i cittadini volevano sentirsi dire, non li riguardava. Né li riguardava il programma articolato e ben fatto, con al centro i temi ambientali che abbiamo predisposto.

Il “prima gli italiani” da una parte e “siamo il rinnovamento e non siamo compromessi col passato fallimentare” sono stati messaggi magari più rozzi e semplificati ma erano ciò che tantissimi volevano sentirsi dire.

In ciò si misura anche il fallimento della politica che non può limitarsi ad inseguire, come ha fatto, la “pancia” della cittadinanza ma deve avere anche funzione educatrice, deve sapere elevare il livello del dibattito, fissare obiettivi alti ed essere capace di farli condividere.

Alcuni anni fa Felipe Gonzales, un grande leader socialista spagnolo, scrisse un articolo dal titolo “Muore un vecchio, brucia una biblioteca”. Da anni invece incendiari dalle varie connotazioni politiche si sono esercitati a fare i piromani, pensando che palingenetiche rottamazioni o un continuo fuoco su ogni quartier generale, la perpetuazione di lanci di monetine e la delegittimazione di ogni istituzione fossero in grado di determinare di per sé un cambiamento positivo. E dire che l’esempio del ‘94, dopo tangentopoli, sarebbe lì a ricordarcelo

Il PD ha partecipato a questo gioco e paga, insieme con gli errori di Renzi, anche la propria volontà di autosufficienza, cambiata tardivamente e in modo poco convincentemente all’ultimo momento come se l’unità delle forze democratiche e progressiste fosse una formuletta da utilizzare alla bisogna e non un progetto di lungo respiro a cui lavorare costantemente.

Abbiamo ritenuto che l’unica possibilità per contrastare la destra regressiva e il populismo potesse essere l’unione di tutte le forze democratiche e progressiste, che sapesse indicare valori e obiettivi comuni ai cittadini, ridando dignità alla politica e per questo abbiamo tentato di costituire una proposta che andasse in questa direzione mettendo appunto insieme le formazioni politiche che condividevano questa proposta.

Il momento storico chiedeva altro, che ci si occupasse del degrado delle tante periferie d’Italia, del conflitto esistente fra le crescenti povertà di tanti connazionali e quelle dei migranti, della situazione delle migliaia di giovani, in particolare del mezzogiorno d’Italia, esclusi da ogni opportunità, sapendo far comprendere il ruolo centrale che per affrontare questi problemi possono esercitare politiche positive nei confronti delle grandi crisi ambientali che incombono sulle nostre teste e sulle nostre economie, a cominciare dai cambiamenti climatici, scomparsi da ogni agenda politica.

Così come non c’era domanda di unità non c’era domanda di più sinistra, lo dimostra il deludente risultato della ennesima scissione che ha certificato il ripetersi di un fallimento più volte ripetutosi anche nella recente storia. Vorremmo loro dire che la politica è costruzione, è ricerca del bene comune, non è regolamento di conti.

Non ci appassiona ora la vicenda riguardante le forze che andranno a costituire il nuovo governo e guardiamo con distacco la resa dei conti che pare profilarsi all’interno del PD, siamo piuttosto impegnati a dare corpo a un nuovo programma comune che sia appetibile e desiderabile per gli italiani, che interpreti il momento attuale e nello stesso tempo sia capace di guardare al futuro, che riteniamo non possa che avere, in sintonia col movimento Verde globale di cui facciamo parte, come base fondante la sostenibilità ambientale e sociale.

Oggi forse siamo al palo. Ma c’è bisogno dei Verdi in Italia, così come in Europa, e siamo pronti a ripartire su basi nuove maturando e sviluppando idee nuove, in grado di essere percepite come fondamentali, doverose, utili e necessarie da parte di tutti i cittadini.

Sauro Turroni

 

Il risultato elettorale è stato disastroso.

Lo 0,5% del Senato e lo 0,6% della Camera sono inferiori al risultato di Casa Pound e Forza Nuova, e probabilmente è lo stesso risultato che avrebbe ricevuto un simbolo qualsiasi all’interno della coalizione. Se avessimo avuto un cattivo risultato, migliore comunque del disastro, potremmo discutere oggi di quello che avrebbe portato una strategia diversa.

La verità è che nessuna scelta, di nessun tipo, ci avrebbe portato ad un risultato dignitoso.

Proviamo ad immaginare uno scenario diverso, con una candidatura fuori dalla coalizione: avere da soli lo 0,8%, oppure anche 1,1%, oltre allo sforzo impossibile di raccogliere le firme, avrebbe giovato al nostro futuro? Io penso di no, perché saremmo stati complici di un risultato che premia i due partiti peggiori del panorama politico che sono entrati in parlamento.

Come possiamo criticare chi si è impegnato? Dobbiamo solo ringraziare chiunque abbia speso il suo tempo per la causa, anche solo per dieci minuti. Oggi è facile parlare, ma chi critica la scelta di far parte del centro-sinistra ipotizzando risultati diversi dimostra a mio parere una certa cecità. La verità a mio parere è riassunta bene in due articoli di Luca Sofri ed Enrico Sola:

https://www.wittgenstein.it/2018/03/05/quanto-vi-crediate-assolti/
https://www.ilpost.it/enricosola/2018/03/05/la-sinistra-inutile/
Le due questioni da considerare oggi sono a mio parere queste:

– ormai passano solo i messaggi super semplificati, aggressivi, facili.

– non è mancata l’offerta politica, anche ambientalista, è mancata la domanda.

Anche i 5 Stelle hanno completamente abbandonato l’ecologia dai loro dibattiti, e l’attenzione si è spostata su altro.

A mio parere questo ultimo governo ha pagato più di quanto doveva. Renzi è lo stesso di 4 anni fa, quando tutti lo adoravano. Forse oggi è pure meglio, meno arrogante del pre-referendum costituzionale.  Guardando le sciocchezze che sono passate su Facebook e su Whatsapp in questi mesi, mi rendo conto che tutti i messaggini stupidi ed “ironici” hanno scolpito, una goccia per volta, la nostra visione. Renzi è diventato progressivamente sempre più antipatico, è passato “di moda”, è diventato in pochi mesi “la vecchia politica”. Il tifo da stadio che l’ha sostenuto nel 2014, immotivato, gli si è rapidamente voltato contro: dichiarare di votarlo non era più “cool”. Le ironie semplicistiche e becere, le bufale, non sono state superficiali ed inutili, non ci hanno fatto solo sorridere, hanno creato un immaginario collettivo.

Non sono stati i programmi a convincere gli elettori, ma questo sentimento.

La Lega Nord era nel Governo Berlusconi del 2011, che ci ha consegnato ai sacrifici di Monti, ed ha visto condannata la famiglia del presidente per truffa ai danni dello Stato!

Di fronte al sentimento ogni ragionamento diventa inutile: impresentabili, responsabilità, inadeguatezza, la Costituzione.

Ci sono temi che dovremo affrontare, come ad esempio l’automazione e l’evoluzione del lavoro nei prossimi 20 anni, oppure una analisi su chi pagherà in futuro i servizi pubblici. Credo che una riflessione sul mondo che verrà vada fatta, non basta riproporre le pur giuste riflessioni che i veri ecologisti ripetono da trent’anni. Non basta dire che dobbiamo inquinare meno, dobbiamo pensare e mostrare una visione di futuro completa, diversa. A fronte di una riduzione del lavoro, è necessario ridurre i consumi? È sempre corretto associare la spesa in denaro dei consumi alla negatività dell’impatto ambientale? Un aumento del PIL non significa un aumento del benessere, ma nemmeno una sua diminuzione rappresenta un beneficio per le persone e per l’ambiente.

Per fare un esempio è meglio un pane industriale, dal costo sotto l’Euro al Kg, oppure un pane artigianale a km 0, integrale, che può costarne 5 volte tanto?

Probabilmente in futuro servirà sempre più adottare il principio di far pagare chi inquina, chi consuma risorse, specialmente quelle non rinnovabili.

Sarà sempre più difficile far pagare il lavoro, perché l’automazione ne ridurrà la disponibilità, ma allo stesso tempo le cose da fare non mancherebbero: la manutenzione, il bello, l’assistenza, la salute ed il benessere, la mobilità, il recupero. Se la produzione richiederà sempre meno ore uomo, ci sarà sempre più bisogno di sostenere dei costi collettivi per migliorare quello che ci circonda.

È giusto che se ne occupino direttamente le aziende (come ad esempio la Google City di San Jose), oppure è necessario un rinnovato impegno pubblico che impedisca agli interessi delle multinazionali di monopolizzare anche la politica?

Possiamo demandare il bene comune alle imprese, sperando che il loro interesse coincida con quello dei consumatori?

Ovviamente sono tutte domande retoriche, ma oggi mancano risposte politiche.

Questi temi non si possono banalizzare, né ignorare, ma allo stesso tempo dovremo cercare di tradurli in slogan semplici, per fare passare le nostre idee complesse a tutti. La politica oggi si fa con i 156 caratteri di un Tweet, non con lunghi comunicati stampa, purtroppo. Ci siamo lamentati dell’assenza dai media, ed è vero. Ma è pure vero che la nostra assenza è stata dettata da una generale mancanza di interesse rispetto a quello che dicevamo, e forse anche i nostri toni. Avessimo insultato un candidato avversario con imprecazioni stupide, avremmo avuto più successo.

Ma occorre anche un bagno nella realtà.

Ricordo che in Lombardia ha stravinto uno che ha parlato in campagna elettorale di razza bianca a rischio. A Macerata la Lega ha aumentato i propri voti una settimana dopo che un suo attivista ha sparato a degli immigrati a caso per strada.

Purtroppo, questa volta, non si poteva fare nulla.

Alessandro Ronchi

 

Rivolgo il mio ringraziamento ai candidati

per l’impegno profuso, la pazienza, il senso di responsabilità.

Appartengo al 25% dei votanti contrari alla coalizione. Non ho digerito bene e tanto meno velocemente l’esito del referendum interno, ma dopo un paio di settimane di riflessione, decisamente non facile, ho abbracciato i convincimenti di qualche “verde” forgiato da trent’anni di militanza e mi sono fidato della sua esperienza. L’esito elettorale non ha generato in me alcuna forma di pentimento rispetto alla scelta fatta. Questa legge elettorale non ci consentiva di fare altro.

Ho potuto offrire, purtroppo, un contributo modestissimo e limitato, ma l’ho fatto con reale convinzione.

Le critiche ingenerose e il livore personale, orfano di qualsiasi analisi politica seria, da parte di chi non ha mosso un dito (se non sulla tastiera) ammorbando il clima interno per due mesi e togliendo energie preziose a noi tutti, sono nulla rispetto a lavoro e all’impegno di chi porta avanti le istanze ecologiste per strada e tra la gente.

Nessuno tratta le tematiche ambientali come noi, con la nostra stessa preparazione e con la nostra esperienza, maturata nelle sedi istituzionali, nelle procure e nei tribunali. È questa la nostra forza, il nostro patrimonio, il nostro plusvalore.

Chi scimmiotta i temi ambientali da pochi mesi senza conoscere realmente le problematiche dei territori e delle comunità, sarà presto smascherato dal tecnicismo della materia e dalla complessità delle misure da intraprendere e da adottare.

Per strada e sui social non ho incrociato un solo simpatizzante concorrente politico che fosse padrone almeno della tabellina del due in materia ambientale. Non possono essere loro i nostri interlocutori, tanto meno il nostro termine di paragone.

In queste settimane ho intravisto, anche tra i Verdi, un certo numero di persone affascinate dal fenomeno grillino. Al netto delle spinte edonistiche e adulatorie, frivole e fatue come la neve in agosto, vorrei ricordare a voi tutti come i cinquestelle abbiano vandalizzato e bruciato in un sol colpo anni di evoluzione dottrinale in materia di reati ambientali, sovvertendo l’intero impianto legislativo con quel barbaro decreto sul reato di “inquinamento abusivo”. A Taranto, dove nel maggio 2015 eravamo in piena campagna elettorale per le regionali, siamo stati letteralmente “minacciati” dai grillini al fine di dissuaderci dal tenere una conferenza stampa di critica al decreto. Un loro capobastone, oggi purtroppo neo eletto al parlamento, sventolò la lista (di proscrizione) dei parlamentari che votarono giustamente contro quel provvedimento incivile. Appena due giorni dopo, in sede di udienza preliminare del processo “Ambiente Svenduto”, al termine dell’appello da parte del giudice, tutti gli avvocati difensori assaltarono la corte per avanzare istanza di revisione dei capi d’imputazione.

Ora, sia chiaro, di passare per un incompetente al cospetto di questa marmaglia di barbari, io non ci sto. No grazie. Non mi sposto di un millimetro. Rifiuto categoricamente e con tutte le mie forze ogni deriva populista che giochi al ribasso rispetto alla cultura, alla conoscenza, alla competenza, ad una corretta e completa informazione. Lo trovo antistorico, anti sociale e involutivo. Io desidero l’evoluzione del sapere e delle condizioni generali di vita, perché solo così si realizzano le migliori possibilità per ciascun individuo di muoversi agevolmente e autonomamente senza affidarsi al pensiero omogeneizzato da qualcun altro. Mi rifiuto di massificarmi, di fare sconti al mio sapere, di considerare la politica e la cultura come “cose brutte”.

Purtroppo il sentire comune e diffuso, oggi, è questo. Il pensiero unico caciarone e pecoreccio degli “honesti” va per la maggiora e risuona per strada. E lo ritroviamo amplificato, ormai, anche su testate giornalistiche e organi di informazione insospettabili. Il nostro lavoro sarà, pertanto, ancora più duro. Scegliete pure da che parte stare.

Piccola parentesi per un veloce lavaggio di panni sporchi, ovviamente con sapone ecologico: spero che “sia in ascolto” qualcuno di quei tesserati di Rimini che, per due mesi, hanno inscenato quella forma di protesta (se così si può chiamare) puerile, modaiola e pacchiana del “simbolo rovesciato”, risolvendo così, alla buona, il loro dissenso. Dal mio punto di vista, per due mesi, oltre che danneggiare la campagna, avete vandalizzato un simbolo che rappresenta un insieme di valori, avete banalizzato anni di impegno e di lotta e avete ridicolizzato i vostri compagni.

Agli aspiranti maghi che sostengono con certezza profetica che avremmo avuto un risultato “migliore” in caso di corsa in solitaria, faccio notare che vi manca la controprova e che, menar la bacchetta il giorno dopo, è una pratica spocchiosa e improduttiva.

I Verdi ci sono e ci saranno ancora. Ce lo chiede una fetta di società civile che, per quanto esigua, merita attenzione e merita una rappresentanza.

Ritengo di vitale importanza avviare due tavoli di lavoro:

1) rendere centrale e più facilmente comprensibile il tema dei vantaggi economici derivanti dagli investimenti nell’economia green. Siamo percepiti, purtroppo, come una forza politica scollata dai grandi temi sociali dell’occupazione e del reddito. È un fattore limitante che dobbiamo rimuovere subito.

2) avviare un’opera seria e metodica di avvicinamento ai giovani. In tal senso, questa campagna, ha già dato delle indicazioni precise e preziose. Nella città di Cesena ho collaborato con un gruppo di giovani Socialisti, età media vent’anni, ragazzi preparati, ragionevoli, reattivi, propositivi, fattivi. Intendo non perderli di vista. Mi assumo l’impegno di scovare e reclutare qualche giovane che voglia impegnarsi insieme a noi per garantirsi un futuro migliore. È questo, mi permetto di ricordarvelo, il nostro dovere “primario” nei confronti della nuova generazione, rispetto al quale non ci è consentito sottrarci.

Ripartiamo!

Francesco Picca

 

Vorrei ringraziare anch’io Sauro

e tutte le persone che hanno lavorato generosamente per questa avventura elettorale finita purtroppo con un pessimo risultato per la nostra lista e per tutto il centrosinistra.

Purtroppo la preoccupazione maggiore in questo momento non è tanto per noi ma per il nostro Paese che rischia concretamente di finire in mano a forze politicamente molto lontane dai nostri valori con conseguenze difficili oggi da valutare ma che sicuramente non lasciano per nulla tranquilli.

Non credo che i Verdi avessero molte alternative, l’unica scelta alternativa, a quella fatta, era rimanere fuori dalla competizione elettorale; poteva essere una scelta di dignità per lavorare ad un progetto per il futuro; la scelta fatta è stata quella di assumersi le proprie responsabilità e di fare una scelta di campo chiara.

Ho condiviso questa scelta e lo ribadisco oggi nonostante il risultato.

Non avevo molte speranze perché di esperienze di liste simili già ne avevamo fatte in questi anni e i risultati erano sempre stati disastrosi, ma questa volta la speranza era che l’ispirazione ulivista e l’appoggio esplicito di Prodi potesse dare una spinta per un risultato almeno dignitoso.

Così non è stato.

Adesso per i Verdi si apre una nuova fase di riflessione che deve partire dalla domanda di fondo se abbia ancora senso in questo Paese la presenza di una forza politica ambientalista autonoma.

Ho sperato a lungo in questi anni che si potesse aprire una fase nuova che potesse vedere l’aggregarsi attorno ad un progetto ecologista del vasto mondo che nella società si muove e lavora sui temi dello sviluppo sostenibile, del lavoro verde, della green economy, della cooperazione internazionale, della solidarietà sociale, dell’agricoltura verde, ecc.

In questo progetto i Verdi potevano mettere generosamente a disposizione il proprio patrimonio e la loro storia che ha avuto anche momenti belli e importanti.

Così non è stato e adesso temo che il tempo sia scaduto.

Credo che anche a livello personale, almeno per me così sarà, si aprirà una riflessione sul proprio impegno perché è difficile pensare che la semplice (per quanto ammirevole e dignitosa) testimonianza sia oggi ancora giustificabile di fronte ai grandi temi drammatici che abbiamo davanti e che richiedono risposte qui ed ora, a partire dai cambiamenti climatici e dalle migrazioni.

Un caro saluto a tutti!

Paolo Fontana

 


13 commenti

Nicola Fantoni · 10 Marzo 2018 alle 7:09 pm

I Verdi storicamente, almeno in Italia, appartengono a una tradizione di sinistra, in quanto la sensibilità ambientalista non suscita particolari attenzioni nella nostra destra nazionale. Anzi, diciamolo chiaramente: la destra se ne frega. La sinistra in Italia non vince perché l’Italia non è mai stata di sinistra, e probabilmente mai lo sarà, perché troppo legata al cordone ombelicale del Vaticano per potersi definivamente considerarsi laica e libera dai limiti morali e intellettuali del cattolicesimo.Però la sinistra può essere una parte rappresentativa del paese, qualora si decidesse di dire definitivamente addio ai neodemocristiani (PD) e rinunciare alle troppe divisioni in una dozzina di partiti figli delle aree progressiste socialiste comuniste per creare un’unica grande federazione. E i Verdi lì dovrebbero stare, solo lì. Penso che avrei votato molto volentieri una Federazione della Sinistra Italiana con Rifondazione Comunista, Possibile, Articolo 18 MDP, Sinistra Ecologia e Libertà, Partito Comuinista, Partito Cominista dei Lavoratori, Partito dei Comunisti Italiani, ecc. Invece abbiamo visto nascere Liberi e Uguali, Potere al Popolo, Sinistra Rivoluzionaria, La Mossa del Cavallo, Insieme per l’Europa… Dunque la sconfitta dei Verdi non è solo dei Verdi, ma fa parte di un fallimento più esteso che riguarda tutta la sinistra, politica e culturale. Il PD non rientra in questa analisi, dato che di sinistra non ha ormai nulla da tempo, e l’unico che si ostina ancora a chiamarli “comunisti” è Berlusconi. E’ stata una grande delusione vedere l’unico partito ecologista italiano allearsi con chi era a favore delle Trivelle e all’acquisto degli F-35. Credo che i dirigenti debbano assumersi la responsabilità e andarsene. Brava gente intendiamoci, Bonelli e tutti gli altri, ma adesso devono provare a lasciare il passo ad altri, perché anche con tutte le buone intenzioni, l’errore commesso è stato sì strategico (una percentuale ridicola) ma soprattutto ideologico: si è ambientalisti e pacifisti, o si sta col PD.

Gian Luca Baldrati · 10 Marzo 2018 alle 8:35 pm

Anch’io ovviamente ringrazio chi si è impegnato, ci ha messo la faccia, energie e anche soldi.
Però, sinceramente, mi chiedo che senso abbia tutto questo.
Va bene la scelta di allearsi col PD. Io non l’ho condivisa, ma è venuta da una legittima consultazione.
Ma veramente si pensava di ottenere qualche risultato con questo triciclo presentato poco prima delle elezioni? Il passato non ha insegnato nulla?
Ricordiamoci che non abbiamo preso lo 0,6%. Abbiamo preso lo 0,2%, perché quei voti vanno divisi per tre. In pratica hanno votato per i Verdi i candidati, gli amici, i famigliari e i tesserati e forse nemmeno tutti.
Partiti assurdi e praticamente inesistenti hanno preso più voti di noi.
Io francamente non capisco la frase “ci si poteva candidare solo in questo modo, perché non c’erano i soldi”.
Forse, se non siamo in grado di gestire l’impegno elettorale, non è meglio non presentarsi?
Prima di pensare a candidarsi a tutti i costi, non è meglio reimparare a comunicare con la gente?

Lamberto · 10 Marzo 2018 alle 11:52 pm

Qualche anno fa con la proposta di una Costituente nutrivo speranze per un partito ecologista e civico autonomo e trasversale, come indicava Langer nel suo inimitabile percorso politico. Penso che tale proposta di federazione dell’arcipelago ambientalista con la società civile sia ancora possibile. Tra la frammentazione della sinistra, e la sinistra contradditoria e ambigua del Pd, occorre a mio avviso andare oltre per riempire questo vuoto, un vuoto riempito solo in parte dal M5S. Ripensando una rete territoriale fatta di esperienze umane, idee e programmi che solo un polo ecologista potrebbe farsi portavoce per dare una svolta alle crisi del centrosinistra. Certamente la responsabilità della televisione nel non proporre le tematiche ambientaliste, di strettissima attualità nel panorama globale, è molto seria. E Bonelli lo aveva giustamente denunciato. Qualche errore politico magari sarà stato commesso è evidente, ma c’è soprattutto da chiedersi perché il messaggio non è stato percepito non è passato. Ma penso anche che i tempi e i passaggi in televisione facciano comunque la differenza per alimentare la macchina del consenso. Ecco forse magari un’idea potrebbe essere quella di ripartire dalla conoscenza del problema ambientale, dalle scuole o università verdi, dalle prime liste verdi.

Matteo Badiali · 11 Marzo 2018 alle 9:33 am

a mio parere, farei le seguenti cose.
1) avvicinare tutti gli ecologisti, ambientalisti, verdi ecc con l’intento di creare un unico soggetto politico aggregatore ed autonomo
2) definire i contenuti e la carta d’identità di questo soggetto affrontando tutti i temi possibili, dal sociale all’economia, dalla sanità alla cultura, ecc
3) comunicare la presenza e l’esistenza del nuovo soggetto
4) creare una dirigenza del soggetto, in maniera democratica e senza spinte di correnti
5) puntare all’obiettivo del 5-10% di consensi in un arco temporale di 5 anni (il bacino elettorale ci sarebbe)
6) presentarsi alle elezioni politiche da soli (tranne nei comuni dove la situazione locale può avere varianti)

duilio cangiari · 11 Marzo 2018 alle 10:34 am

Mi sono riavvicinato ai Verdi dopo l’esperienza fallimentare nel pd. L’ho fatto convinto della necessità di tenere vivo un progetto ecologista autonomo in italia. Autonomia non significa testimonianza fine a se stessa, significa stare nel dibattito politico con proposte serie e capacità di mediazione.Ora la scelta della lista insieme l’ho condivisa con questo spirito. Ha ragione chi dice che qualsiasi scelta avrebbe avuto lo stesso esito ma questo prescinde da una valutazione politica ex ante. La scelta politica è appunto stata quella di provare ad uscire dalla logica della sinistra tradizionale che per inciso non ha voluto prenderci in considerazione. Una logica superata dai fatti oltre che dal mancato consenso elettorale. E’ francamente ingeneroso attribuire tutte le responsabilità a chi ha lavorato alla proposta di insieme. Come si è visto lo spostamento di voti dal pd c’è stato, solo che è andato da un’altra parte. Quindi l’offerta non è stata all’altezza della domanda. Abbiamo pagato, come dicevo prima, l’ incapacità di aprire un dialogo reale a sx e la fretta in cui si è costruita una alleanza che ci ha voluto escludere. Abbiamo pagato l’abbandono di Pisapia e la non disponibilità della Bonino.Con i 5s era impossibile qualsiasi ragionamento. Con la lega……….anche no.Andare soli….? Questo ed altro a fondamento della sconfitta elettorale. Ora che ci sia la necessità di aprire una discussione interna e ovvio a tutti, ma che sia una discussione seria e approfondita che non si limiti a mettere in discussione il gruppo dirigente, che provi ad alzare lo sguardo per capire quale futuro possibile ci sia per i verdi e in quale orizzonte politico ci possiamo inserire. Nel frattempo che aspettiamo che passi la pioggia magari diventiamo i promotori di una apertura di confronto esterno largo almeno in Emilia Romagna. Non buttiamo via la pur striminzita esperienza di insieme. Credo che le condizioni ci siano tutte.

mao valpiana · 11 Marzo 2018 alle 6:35 pm

E’ bene non lasciarsi andare al pessimismo. Non servono facili consolazini, però guardiamo fuori dal nostro ombelico. Basta andare subito al di là del confine ..

Partito socialista ed ecologista in Svizzera.
C’è una sinistra in salute (a 50 chilometri da Milano)

Da Avvenire del 10 marzo 2018
di Marco Morosini

«La sinistra è morta», «i partiti stanno scomparendo in tutto l’occidente» si ripete in Italia, specialmente in questi giorni confusi. Queste affermazioni dovrebbero essere considerate con un certo scetticismo da chi fosse capace di guardare almeno qualche chilometro al di là del proprio campanile.

Per esempio, in Svizzera, a 50 chilometri da Milano, dove sinistra e partiti sono all’oscuro del nuovo ‘mega-trend’ e si ostinano a non scomparire. Alle elezioni di domenica 4 marzo a Zurigo il Partito socialista e il Partito ecologista hanno ulteriormente aumentato la loro base elettorale, conquistando la maggioranza assoluta nella più importante città svizzera, che governano da un ventennio.

Se a Zurigo la sinistra e i partiti fossero moribondi, forse la città non sarebbe ai primi posti nei rating mondiali della qualità della vita. E forse Google non avrebbe scelto Zurigo per metterci i 5mila dipendenti della sua sede europea. Zurigo però non è un’eccezione. Otto delle dieci maggiori città svizzere sono governate dalla sinistra, ossia da una maggioranza ‘rosso-verde’ di quei due partiti duri a morire, il Partito socialista e il Partito ecologista.

Secondo l’ideologia della ‘scomparsa delle ideologie’ che trionfa in questi giorni in Italia, avere una lunga tradizione e essere fedeli ai propri princìpi condannerebbe ogni partito alle pattumiere della storia. Per vivacchiare all’italiana occorrerebbe essere invece «nella tradizione di Dc, Almirante e Berlinguer», come dice Di Maio. «Un po’ Dc, un po’ di destra, un po’ di sinistra», gli fa eco Grillo.

La storia e la cronaca della Svizzera dimostrano il contrario. Il Partito socialista svizzero (socialista, non ‘socialdemocratico’) si prefigge «il superamento del capitalismo» nel suo nuovo statuto e gode di buona salute da 150 anni. Come secondo maggiore partito elvetico, da decenni ha diritto a due dei sette ministri del governo a Berna.

Alcuni suoi ministri e ministre sono stati artefici delle maggiori riforme sociali e politiche che hanno contribuito a fare della Svizzera ciò che è oggi, secondo gli indicatori internazionali uno dei Paesi più ricchi e felici del mondo. La ‘crisi della sinistra’ in alcuni Paesi non è un fenomeno universale come le maree e le stagioni. È invece il risultato, temporaneo e locale, delle scelte di alcuni attori politici in alcuni Paesi. Se vogliamo capire i fenomeni politici del mondo – e anche dell’Italia – dobbiamo evitare la tentazione di scambiare per trend mondiale ciò che semplicemente avviene nel nostro cortile.

Renzo Venturoli · 12 Marzo 2018 alle 10:54 am

Analizzare il passato serve indubbiamente a riprogettare il futuro ma troppe riflessioni rischiano di rimanere esercizi di filosofia. Personalmente vorrei vedere (e partecipare) a quello che mi è mancato finora: un partito ecologista che progetta una società possibile e persegue con ostinazione tale obiettivo anche attraverso progetti concreti nell’immediato.
Un partito che propone e organizza coinvolgendo chiunque interessato a prescindere dalla tessera di iscrizione, che prevede luoghi e momenti di dibattito e confronto veri, con pari dignità di chi partecipa, per far evolvere una coscienza collettiva e condivisibile.
Che si presenta alle elezioni non per inseguire un risultato elettorale ma per dimostrare che un altra società è possibile, al quale credere e sentirsene parte.
Quando vedrò convocata un’assemblea aperta a TUTTI gli ambientalisti per ragionare e discutere su un tema specifico, con l’intenzione quindi di elaborarlo e arrivare a delle conclusioni concrete e condivise, ritornerò a partecipare, uscendo dallo splendido isolamento nel quale mi trovo con il gruppo di ambientalisti del mio comune.
Renzo Venturoli – Budrio (BO)

Roberto Manfredini · 12 Marzo 2018 alle 1:35 pm

Sono da ringraziare tutti coloro che hanno lavorato per la campagna elettorale, sotto la pioggia e la neve ad attaccare manifesti e volantini per la lista Insieme nata sicuramente tardi e in modo troppo verticistico (ci sono due eletti cosa faranno?); ma la situazione in quei mesi si era aggrovigliata dopo il ritiro di Pisapia. A Modena l’1% è stato raggiunto (percentuale simile al Pap nonostante una presenza più alta dei Verdi) e la visibilità della lista c’è stata.
Direi che si debba comunque partire dalle necessità delle associazioni ambientaliste e dei diversi comitati sul territorio su tematiche ambientaliste e territoriali per definire un programma politico della Federazione da presentare alle prossime scadenze.

Saluti, Roberto Manfredini Modena.

Davide Cericola · 13 Marzo 2018 alle 8:29 am

Il risultato è stato disastroso? In termini assoluti naturalmente sì, ma pensiamoci meglio…
In Italia l’ambientalismo è una filosofia di massa? No.
In Italia il popolo ambientalista è coerente al 100%? No. Moltissime persone che conosco e che si auto definiscono ambientaliste si comportano poi come tutti gli altri utilizzando la macchina come peggio credono, ecc…
Gli italiani sono un popolo razionale e maturo? No. Continuano ad fare tifoseria calcistica seguendo le mode del momento, e l’ambientalismo non è mai moda del momento.
Gli ambientalisti sono tutti quanti vicini ai verdi? No. Molti ambientalisti sono anche moderati (e quindi votano PD), molti sono anche conservatori (Lega), molti sono anche sfegatati comunisti (potere al popolo o altri), molti sono anche anti sistema (5*), ecc…
E chi si mette a votare Verde? A quale tradizione filosofica si riconduce il partito dei verdi?

Questa cosa io la suggerisco a Bologna almeno da 2 o 3 anni, da quando mi sono avvicinato al partito la prima volta: il partito non ha una linea comunicativa chiara e precisa, e infatti riesce ad avvicinare solo coloro che già conoscono il partito e già ne sono convinti.
Poi i risultati elettorali fanno schifo. Grazie al c****.
Cosa dovrebbe fare il partito? Avvicinare un esperto di comunicazione e pagarlo tanti soldi per farsi analizzare, diagnosticare e quindi consigliare.
Il partito ha l’apertura mentale per accettare un consiglio simile? Voglio far notare che tutti i partiti seri (serio = grande, dal grande seguito elettorale) hanno monumentali reparti stampa che gestiscono la comunicazione.

Il partito non ha così tanti soldi? E allora rassegnatevi. Perché fare volantinaggio e robette simili NON porta i risultati che sperate. E’ come affrontare la seconda guerra mondiale sperando che gli archi e le frecce possano servire.
Delle due bisognerebbe cercare sponsor e alleati nella fiorente industria green e blue.
Però per fare questo bisogna avere la mentalità aperta all’industria green e blue.

Massimo Brundisini · 15 Marzo 2018 alle 7:47 pm

Mi sembra che le ultime due frasi di Davide Cericola siano assolutamente da prendere in considerazione e porre in discussione nell’incontro di Venerdì…..

Alessandro Marchi · 26 Marzo 2018 alle 9:56 am

CONTIAMO(CI)!

Il 24 maggio, a Bologna, Marco Affronte ha organizzato un momento di incontro per capire chi abbia voglia di provare ad uscire da questa situazione politica aberrante, dove sembra possibile aspettarci qualunque cosa tranne qualcosa di positivo per l’Italia e per l’ambiente. Negli ultimi mesi, sia prima che dopo il 4 marzo, è facile trovare su internet tante persone che si dicono pronte ad una nuova esperienza, che si dichiarano disponibili ad un rinnovato impegno, che sembrano solo in attesa di un segnale. Lo stesso Affronte ha ricevuto moltissimi messaggi diretti che chiedevano di “fare qualcosa”. 
D’accordo, ha voglia di “fare qualcosa”, e crediamo che sia indispensabile provarci. Non vorremmo mai pentirci di non averlo nemmeno tentato. Ma da solo non può fare proprio nulla. Non è più il tempo della politica delegata, comoda, metto una crocetta su una scheda e via. Meno che mai potrebbe esserlo in una fase di rinascita come questa. Non ci piace neanche la politica del marketing, che assomiglia alla pubblicità di un detersivo. Dobbiamo contarci. Dobbiamo guardarci occhi negli occhi e vedere se, effettivamente, siamo abbastanza motivati per iniziare un percorso, che sarà lungo e difficile. 
Secondo noi oggi si riparte da zero, con persone nuove e con idee diverse da quelle dominanti.
Servono persone che abbiano come priorità la sostenibilità e ben chiari concetti come limiti delle risorse e della crescita, e che sentano necessità di un progetto di equità sociale, economica, ambientale e istituzionale per la costruzione di un nuovo modello. 
Serve la proposta di un sistema alternativo, non basato esclusivamente sul consumo materiale e delle risorse naturali, ma su valori e principi saldi: il rispetto per la vita e per l’ambiente, la felicità e la realizzazione personale come obiettivo, la pace e la dignità dell’uomo come condizioni base.

Chi ha voglia di provarci venga il 24 maggio 2018 a Bologna.
Contiamo(CI) e proviamoci.

PS: Nelle prossime settimane ci saranno maggiori info sulla pagina FB di Marco Affronte e sul sito http://www.marcoaffronte.it Forza!

Paolo Galletti · 2 Aprile 2018 alle 6:18 pm

“Soltanto i barbari – scrive Berlin- non sono curiosi di sapere da dove vengono, in che modo sono arrivati dove ora si trovano, qual’é la loro destinazione apparente, se davvero vogliono andarci e se si, perché si, e se no, perché no”.

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