Diga di Vetto : opera inutile e pericolosa

Pubblicato da Bortolini il

di Massimo Montanari da ‘Terra’ quotidiano ecologista ogni giorno in edicola.

In questi ultimi mesi diversi esponenti del centrodestra emiliano non hanno perso occasione per rilanciare l’ormai decennale dibattito relativo alla diga di Vetto, un megaprogetto di invaso nell’alto Appennino reggiano, per il quale PdL e Lega Nord hanno chiesto di inserire un capitolo nel bilancio della Regione che permetta il “project financing” dell’opera, senza spiegare, in ogni caso, dove si dovrebbe reperire la quota pubblica di finanziamento.

Sembra impossibile, ma è così: dopo 30 anni si parla ancora della diga di Vetto, un “ecomostro” di 100 milioni di metri cubi di acqua, con una superficie di4,35 chilometriquadrati, alto83 metri, impensabile nei costi (150-200 milioni di euro), sproporzionato per i fabbisogni e che, per tutti questi motivi, è già stato bocciato dalla Regione Emilia-Romagna.

I sostenitori della diga parlano di turismo e di energia pulita, ma si “dimenticano” di dire che l’opera verrebbe ad inserirsi in un territorio fragile da un punto di vista idrogeologico e sismico, come venne ben evidenziato in sede di valutazione di impatto ambientale dal Prof. Floriano Villa, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Geologi Italiani.

Del resto, la minimizzazione del problema terremoto è smentita anche dalla classificazione sismica dei Comuni dell’Emilia-Romagna che colloca Vetto e tutti i Comuni dell’alto Appennino reggiano in classe 2, cioè quella a maggiore sismicità.

La cosa che però più stupisce è l’aver “dimenticato” che per S. Polo d’Enza passa una “faglia attiva” molto importante, messa in evidenza dagli studi di sismotettonica realizzati per l’individuazione del sito nucleare di Viadana. La faglia attiva di S. Polo d’Enza interessa l’alveo del torrente Enza e passa per Vetto.

E’ forse opportuno ricordare l’assoluta inedificabilità sulle faglie attive. Ad esempio, le procedure previste negli Stati Uniti per le faglie attive impediscono anche le costruzioni di fognature e di campi sportivi attraverso una faglia attiva per la sua altissima pericolosità.

Sulla questione è intervenuta recentemente la consigliera regionale dei Verdi Gabriella Meo: “I sostenitori della diga vogliono costruire a cavallo di una faglia attiva un rilevato di80 metri, che contiene un lago di circa 100 milioni metri cubi d’acqua, con un bacino interessato da versanti franosi per un minimo di 2 milioni di metri cubi sopra i centri abitati della bassa valle!  Credo inutile ogni altro commento.”

Al deficit idrico delle attività agricole si risponde con il risparmio della risorsa, con la ristrutturazione delle reti per diminuire le enormi perdite di acqua e con la realizzazione di bacini, dove necessari, nelle casse di espansione e nelle cave esaurite. Tutte indicazioni che sono già state date dalla Regione e dalle Province nei Piani di Tutela delle Acque.

Proprio in questi giorni la Giuntaregionale, attraverso il Programma Regionale di Sviluppo Rurale, ha messo a disposizione degli agricoltori 10,2 milioni di euro per la realizzazione e il potenziamento di invasi per la raccolta dell’acqua da destinare all’irrigazione e agli allevamenti. Con questa misura si intende favorire l’acculo di risorse irrigue nelle stagioni a maggiore piovosità da utilizzare per migliorare la gestione di quei terreni che sarebbero costretti a prelevare l’acqua dalla falda.


2 commenti

Lino Franzini · 16 Gennaio 2012 alle 5:42 pm

Sulla Valle dell’Enza si continua a sprecare il bene più importante dell’Umanità (Unesco 2003) e si continua a dare una informazione “disonesta” sulla Diga di Vetto.
Lo Studio di Impatto Ambientale, durato tre anni di lavoro e costato a noi Italiani vari miliardi di vecchie lire ha messo “nero su bianco” che su Vetto non esiste nessuna faglia attiva e che la Diga di Vetto, a pag. 627 del 3° volume, viene dichiarata, sempre nero su bianco, dieci volte più sicura delle altre dighe presenti sul nostro territorio Nazionale.
Ma purtroppo in Italia molti preferiscono produrre l’energia elettrica con il petrolio e non con le acque di montagna e possiamo immaginare il perchè; si preferisce usare le acque del Po per irrigare i prati stabili e i prodotti biologici, usare le acque di falda o di superfice per dare acqua ai rubinetti di paesi e città, si preferisce investire sul progetto “lupo” più che sul ripopolamento dei paesi montani da parte dell’uomo e oltre a questo si mette a rischio la Valle dell’Enza da possibili alluvioni per i cambiamenti climatici; la Diga di Vetto è stata progettata per affrontare e trattenere la cosi detta Piena Millenaria.
Inoltre vogliamo dire che il Comitato per la Diga di Vetto non è ne di destra ne di sinistra, è formato da cittadini di ogni schieramento partitico; dirò di più; al suo interno ci sono consiglieri comunali di centro destra e di centro sinistra.
Ma sulla Valle dell’Enza si preferisce continuare a sprecare l’unica risorsa della montagna, l’acqua.
Lino Franzini Presidente del comitato

maria russo · 18 Gennaio 2012 alle 1:15 pm

Probabilmente ci sono altri interessi. E’ sotto gli occhi di tutti che l’acqua si spreca, che il territorio si spopola, che non ci sono sbocchi lavorativi per i giovani. Non capisco a chi giovi non incentivare turismo, agricoltura ed industria. Verdi, andate a spigolare. Siamo stufi di essere ostaggio di un branco di inetti che tengono in scacco tutta la provincia

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