Epidemia Covid-19: Verdi/Europa Verde chiedono alla Regione di incrementare l’assistenza domiciliare

Pubblicato da Duilio Cangiari il

Silvia Zamboni, Capogruppo regionale di Europa Verde, e Paolo Galletti, co-portavoce regionale: “Contro la diffusione del virus e per alleggerire la pressione sui pronto soccorso e gli ospedali facciamo appello alla Giunta regionale perché incrementi i Covid-hotel e i team medici-infermieristici per l’assistenza domiciliare (USCA)”.

Bologna, 09/11/2020 – Il Gruppo Europa Verde dell’Emilia-Romagna ha presentato un’interrogazione a risposta immediata per chiedere alla Giunta, che risponderà domani nella seduta dell’Assemblea legislativa, quale sia oggi il numero delle U.S.C.A (Unità Speciali di Continuità Assistenziale) già attivate ed operative in Emilia-Romagna, e se, alla luce dell’incremento del contagio, non ritenga utile aumentare il numero delle U.S.C.A al fine di garantire l’assistenza domiciliare dei malati di COVID-19, in un’ottica di rafforzamento della medicina del territorio che ha dimostrato di essere un baluardo strategico per contrastare l’epidemia.

Istituite da un decreto del Governo del 9 marzo 2020, le U.S.C.A risultavano essere 81 in Emilia-Romagna durante la scorsa primavera, ossia nella fase più acuta dell’emergenza COVID-19. Successivamente, nel corso dell’estate, sulla base dell’evolversi della situazione sanitaria che vedeva una progressiva riduzione del numero dei casi di COVID 19 positivi, il numero delle USCA attive risultava diminuito e pari, a inizio agosto, a complessive 57 unità; mentre oggi, da un articolo del Corriere della Sera pubblicato nella rubrica DataRoom a cura di Milena Gabanelli, risulta una copertura del 91% rispetto alla dotazione prescritta dal succitato decreto.

“L’emergenza sanitaria pandemica in corso ha evidenziato la strategicità dell’assistenza sanitaria territoriale e ha imposto come prioritaria la necessità di rafforzare la rete dell’assistenza domiciliare” – affermano Silvia Zamboni, Capogruppo di Europa Verde e Vicepresidente dell’Assemblea legislativa regionale, e Paolo Galletti, Co-portavoce di Europa Verde/Verdi Emilia-Romagna. “In particolare, le USCA si sono rivelate, insieme agli Hotel Covid, uno strumento prezioso e capillare per la cura e l’assistenza dei malati Covid-19 e per contrastare la diffusione del virus, permettendo al contempo di alleggerire la pressione sulle strutture ospedaliere sia nei reparti di pronto soccorso sia nei reparti di degenza, salvaguardando così lo svolgimento delle normali funzioni di diagnosi e di cura non legate al COVID-19. 

Con l’incremento del numero dei nuovi contagi (2360 in data 8 novembre) e l’aggravarsi della situazione negli ospedali della regione – concludono Zamboni e Galletti – facciamo quindi appello alla Giunta e all’Assessorato alla Sanità affinché valutino l’opportunità di aumentare il numero delle USCA e degli Hotel Covid sul territorio regionale con la finalità di assistere e curare con maggior rapidità ed efficacia i pazienti e di ridurre al contempo il ricorso ai pronto soccorso e la pressione sui reparti di degenza ospedalieri destinati alle cure non-Covid”. 

Il testo dell’interrogazione: Bologna, 9/11/2020 Alla Presidente dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna Cons. Emma Petitti

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA

Premesso che

  • l’art. 8 del Decreto-Legge 9 marzo 2020, n. 14, Disposizioni urgenti per il potenziamento del Servizio sanitario nazionale in relazione all’emergenza COVID-19, disponeva l’istituzione di Unità Speciali di Continuità Assistenziale (USCA): “al fine di consentire al medico di medicina generale o al pediatra di libera scelta o al medico di continuità assistenziale di garantire l’attività assistenziale ordinaria, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano istituiscono, entro dieci giorni dall’entrata in vigore – del decreto legge -, presso una sede di continuità assistenziale già esistente una unità speciale ogni 50.000 abitanti per la gestione domiciliare dei pazienti affetti da COVID-19 che non necessitano di ricovero ospedaliero”;
  • durante la scorsa primavera, nel corso della fase più acuta dell’emergenza COVID-19, la Regione Emilia-Romagna risulta aver istituito 81 USCA su tutto il territorio regionale, in ottemperanza all’obiettivo indicato dal decreto del Governo;
  • successivamente, nel corso dell’estate, sulla base dell’evolversi della situazione sanitaria che vedeva una progressiva riduzione del numero dei casi di COVID 19 positivi, il numero delle USCA attive risultava diminuito e pari, a inizio agosto, a complessive 57 unità;
  • in data 21 ottobre 2020 l’Asl di Romagna comunicava che nel territorio della provincia di Rimini “è stato potenziato con una unità in più il personale delle USCA, in modo da continuare a garantire gli interventi a domicilio per i pazienti seguiti in tale regime, entro la giornata di attivazione del servizio stesso o al massimo il mattino successivo”.

Premesso inoltre che

  • l’emergenza sanitaria in corso ha evidenziato la strategicità dell’assistenza sanitaria territoriale e ha imposto come prioritaria la necessità di rafforzare la rete dell’assistenza domiciliare;
  • in particolare, le Unità Speciali di Continuità Assistenziale (USCA) si sono rivelate, insieme agli Hotel Covid, uno strumento prezioso e capillare per la cura tempestiva ed efficace dei malati e per contrastare la diffusione del COVID-19, permettendo al contempo di alleggerire la pressione sulle strutture ospedaliere relativamente sia ai reparti di pronto soccorso sia ai reparti di degenza, salvaguardando così lo svolgimento delle normali funzioni di diagnosi e di cura non legate al COVID 19.

Considerato che

  • nonostante la Regione Emilia-Romagna risulti attualmente all’interno della zona gialla, indicata dal Governo come zona a rischio moderato, l’incremento del numero dei nuovi contagi (2360 in data 8 novembre), il rapporto tra nuovi positivi e casi testati, il numero di pazienti Covid in terapia intensiva in rapporto alla capienza disponibile destano preoccupazione per la tenuta del sistema sanitario;
  • in particolare, la riduzione delle campagne di diagnostica oncologica precoce (per concentrare l’attività ospedaliera prevalentemente su diagnostica e cura Covid-19) fa temere il rischio di un aumento delle patologie oncologiche, come è emerso, ad esempio, nel corso dell’incontro organizzato in data 7 novembre dall’Ordine dei medici di Bologna.

INTERROGA LA GIUNTA REGIONALE PER SAPERE

  • a quanto ammontino attualmente le USCA operative in Emilia-Romagna, e se non ritenga utile aumentare, e in quale misura, il numero delle USCA e degli Hotel Covid sul territorio regionale, in proporzione anche all’incremento del numero di contagi giornalieri nelle diverse province, con la finalità di assistere e curare con maggior rapidità ed efficacia i pazienti e di alleggerire al contempo la pressione sui pronto soccorso e sui reparti di degenza ospedalieri.                                                                   

  La capogruppo Silvia Zamboni


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