Occorre prevedere una copertura legale per gli operatori sanitari in prima linea

Pubblicato da Alessandro Ronchi il

In questi giorni li hanno giustamente definiti eroi: sono i nostri medici e operatori sanitari impegnati in prima linea negli ospedali e sul territorio a combattere il coronavirus che ha contagiato centomila italiani (ma si ipotizzano da più parti un contagio di 8 – 10 volte superiore) e che ormai ha provocato oltre 10 mila morti: decessi che certamente proseguiranno, decretando un triste primato per il nostro paese.

Da più parti e stata denunciata la carenza di materiale protettivo a disposizione degli operatori sanitari che, contagiati nell’esercizio della loro diuturna e generosa attività, hanno lasciato sul campo decine di morti e un gran numero di infettati; situazione tutta italiana che ha fortemente indebolito la capacità di cura del nostro sistema sanitario. Occorrerà capire perché non si è provveduto per tempo a reperire mascherine, tute integrali, e fondamentali strumenti tecnici come i respiratori a fronte dell’evoluzione della pandemia in Estremo oriente, la cui drammatica evoluzione doveva pur insegnare qualcosa ai nostri decisori.

Con il passare dei giorni abbiamo scoperto l’abbandono in cui spesso sono stati lasciati gli operatori delle RSA e delle CRA e i nostri anziani, lì ospitati, in strutture che sono diventati i nuovi tragici focolai dell’infezione. Gravi carenze predittive, quindi, che ancora permangono e caratterizzano le decisioni dell’evoluzione pandemica, come ad esempio la difficoltà nel reperire un numero sufficiente di tamponi, ma ancor di più la congestione dei pochi laboratori abilitati al processamento degli stessi, vero collo di bottiglia di un sistema di monitoraggio che non è riuscito a prevedere il contagio, ma che si è limitato, e con ritardo, a confermarlo.

E ora paradossalmente, in un paese che non smette di stupire noi e il mondo, i medici che ogni giorno rischiano la vita per salvare i nostri cari, a fronte di turni di lavoro massacranti rischiano concretamente di diventare i capri espiatori delle gravi e conclamate inefficienze del sistema, diventando oggetto di denunce e di richieste di risarcimento per ipotetici errori effettuati nelle pratiche di cura dei malati di coronavirus.

Da gennaio il Governo ha dichiarato, e per sei mesi, lo stato di emergenza sanitaria e questo ha permesso e permette di adottare provvedimenti eccezionali per contenere la pandemia: decreti che sono arrivati a limitare la libertà di spostamento di milioni di italiani per intere settimane, che hanno dato poteri di intervento eccezionali ai commissari nazionali e ai governatori locali, ai sindaci, ma che hanno dimenticato di tutelare il nostro personale sanitario, con forme di salvaguardia anche giuridica che ne rendano un poco più serena l’azione quotidiana sul fronte dell’emergenza.

Occorre da subito mettere in atto forme di tutela che garantiscano a tutti gli operatori della sanità condizioni giuridiche che ne salvaguardino l’opera al tempo della emergenza; per questo chiediamo con forza ai Governatori regionali e al Governo di adottare provvedimenti di legge che, domani, non facciano di questi lavoratori, i responsabili e i capri espiatori del dolore e dei lutti che stanno accompagnando questa terribile pandemia.

Categorie: Salute

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