REGISTRO TUMORI: BOLOGNA UNICA PROVINCIA IN EMILIA-ROMAGNA A NON DISPORNE.

Pubblicato da Duilio Cangiari il

MEROLA E BARIGAZZI RESPONSABILI DI QUESTA GRAVISSIMA INADEMPIENZA.

Di Paolo Galletti co-portavoce di Europa Verde Emilia Romagna

Bologna non dispone del Registro dei Tumori, unica provincia dell’Emilia-Romagna, e tra le pochissime in Italia, ad essere al buio su dati così sensibili. La conferma di questo stato di cose è venuta dalla risposta che l’assessore regionale alla Sanità, Raffaele Donini, ha dato ad una interrogazione della consigliera Silvia Zamboni, capogruppo di Europa Verde nell’Assemblea Legislativa Emilia-Romagna.

Inevitabile a questo punto domandare al Sindaco Merola, autorità responsabile per legge della salute dei cittadini della Città Metropolitana di Bologna, cosa abbia fatto negli anni dei due mandati per porre fine a questa imperdonabile e gravissima inadempienza della sanità pubblica. Identica domanda l all’assessore comunale alla sanità Giuliano Barigazzi: non ne era al corrente, oppure lo era ma si è voltato dall’altra parte? Non basta dire che si sta lavorando e che a breve avremo il registro: sono passati troppi anni senza disporne. I cittadini e le cittadine della provincia di Bologna hanno il diritto di sapere di chi è la responsabilità di questa lacuna che li priva di uno strumento fondamentale per tracciare il decorso delle malattie tumorali e definire programmi di prevenzione primaria e di diagnosi precoce .

Se non fossimo già alla fine della consigliatura Merola e Barigazzi dovrebbero dimettersi. Il Registro dei tumori, infatti, non è un banale elenco, ma uno strumento di indagine epidemiologica che sottintende – in base alla normativa che lo istituisce – l’attivazione, all’interno del sistema sanitario pubblico, di un servizio che organizza la raccolta dei dati provenienti sia dalle diagnosi delle tipologie di tumore riscontrate nei pazienti oncologici, sia dagli esami anatomo-patologici che evidenzino decessi riconducibili a patologie tumorali, sia nella sanità pubblica che in quella privata. Non disporre del Registro dei Tumori è quindi gravissimo perché raccolta e analisi dei dati epidemiologici sono fondamentali per predisporre le misure mirate di prevenzione primaria, definire le politiche sanitarie pubbliche e valutarne l’efficacia, individuale e collettiva.

Che la Provincia di Bologna non ne disponga è lacuna tanto più grave perché, grazie all’attività pionieristica di Cesare Maltoni e al Centro studi dell’Istituto Ramazzini da lui fondato, Bologna era la provincia che vantava la più ampia banca-dati sui tumori. Tra il 1959 e il 2004 il Ramazzini ha raccolto infatti i dati di mortalità per tumori nella provincia di Bologna, partendo da quelli femminili alla mammella e alla cervice, e ha pubblicato relazioni annuali sino al 2011, quando l’intera raccolta fu consegnata all’ASL di Bologna. Poi il buio.

Colpa delle “gelosie” e delle “rivalità” tra i nodi apicali del sistema sanitario bolognese, pubblico e universitario? Bisogna fare luce. E con urgenza attivare il Registro dei Tumori anche a Bologna. Non è più tollerabile una simile inadempienza che può pregiudicare l’efficacia delle cure e delle misure di prevenzione da definire ed adottare in base alla prevalenza delle tipologie di tumore registrate.

Aggiungiamo che non meno grave è il ritardo relativo alla pubblicazione dei dati raccolti dal Registro regionale dei tumori, un ritardo che, stando alla risposta che Donini ha dato a Europa Verde, verrà finalmente colmato entro la primavera 2021. Studiare e comunicare tempestivamente e in maniera trasparente i dati epidemiologici è indispensabile per chi amministra la sanità pubblica. 

La pandemia ha dimostrato la necessità di un cambiamento di rotta nelle politiche sanitarie: medicina del territorio,prevenzione primaria, devono essere i nuovi punti di riferimento. In questo nuovo contesto disporre di strumenti epidemiologici come il registro tumori risulta imprescindibile. Non si possono ignorare le sofferenze di molte famiglie colpite da malattie tumorali e le fondate preoccupazioni dei quattro milioni e mezzo di emiliano-romagnoli che vivono in una delle aree più inquinate d’Europa. 

Paolo Galletti, co-portavoce Federazione Verdi Emilia-Romagna


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